Il contratto milionario del nuovo direttore della RAI

L'ex N.1 di Wind, Luigi Gubitosi, incassa la nomina a DG della Rai, ma fa scoppiare una polemica sul suo compenso stellare

Fresco di nomina, accaldato per le roventi polemiche: così Luigi Gubitosi, dopo la nomina a direttore generale della Rai, avvenuta il 17 luglio, quando il cda lo ha investito con otto voti favorevoli e un astenuto, quello del consigliere in quota Pdl Verro. Come da procedura, dopo l'indicazione del nuovo dg, la nomina di Gubitosi è passata nell'assemblea degli azionisti per poi tornare in cda per il via libera definitivo. 

E così, via Lorenza Lei, con annesso ringraziamento per il lavoro svolto, e dentro l’ex manager Wind,  con uno stipendio da 650 mila euro l’anno e contratto a tempo indeterminato. E la grana sull’ingaggio scoppia subito, manco a dirlo, anche se non è in discussione il valore del professionista.

Gubitosi, partenopeo,  classe 1961, già dottore in legge, comincia la carriera nelle aziende del Lingotto, ricoprendo diversi incarichi in un lasso di tempo quasi ventennale, che va dal 1986 al 2005. Membro del Cda di Fiat Auto, Iveco, Itedi, Comau, Magneti Marelli, Cnh, Ferrari, presidente del Cda di Fiat Partecipazioni. Poi, nel 2005 il passaggio a Wind, come direttore finanziario. Dopo le dimissioni dell’amministratore delegato Tommaso Pompei, Gubitosi, dopo il breve interregno di Paolo Dal Pino, diventa il numero uno della società.

Fino all’aprile dello scorso anno, quando passa alla divisione italiana del colosso bancario Usa, Bank of America - Merryll Linch. Già docente di Finanza aziendale internazionale nell’ateneo capitolino Luiss, è stato anche componente del cda di Cometa, il fondo pensione dei metalmeccanici. Un uomo dell’alta finanza, quindi, o un tecnico come si direbbe da un po’ di tempo a questa parte, voluto da Mario Monti, così come il nuovo presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, che ha lasciato una scrivania da vice dg di Bankitalia. Eppure, le polemiche non sono mancate, avendo Tarantola proposto per il dg un contratto a tempo indeterminato con lo stesso stipendio del predecessore Lorenza Lei, che percepiva 650 mila euro l'anno.

Tra le obiezioni sollevate, in primis, l’argomento non era all’ordine del giorno in cda; poi di fronte alla riduzione degli stipendi per i consiglieri, manca un adeguamento al ribasso, come vorrebbe anche il tetto per gli stipendi dei manager pubblici, fissato di poco sotto i 300 mila euro.

Obiezioni che avrebbero toccato anche il rappresentante della Corte dei Conti in Cda, disposto a valutare un approfondimento sull’applicabilità del tetto agli stipendi. Oppure, pensare di negoziare almeno la parte fissa della retribuzione e l’indennità di funzione. In quanto allo stato attuale, la parte fissa continuerebbe a essere percepita anche dopo la cessazione delle funzioni da direttore generale, pur con una cifra che dovrebbe essere inferiore a quella di molti predecessori, in maniera sensibile.

Gubitosi insomma debutta tra le polemiche, tirato per la giacchetta da chi auspica che sia il diretto interessato a rinunciare alla sicurezza del tempo indeterminato, come ha ribadito Carlo Verna, segretario dell’Usigrai, ovvero il sindacato dei giornalisti Rai. Durissima la reazione del Codacons, che parla di contratto incostituzionale, contrario allo statuto aziendale, impugnabile dinanzi alle autorità competenti. Le ragioni del furore insomma spaziano dall’opportunità di un simile compenso nel momento in cui si chiede al Paese sacrificio al fatto che, secondo lo statuto aziendale, il mandato del direttore generale ha la stessa durata di quello del consiglio di amministrazione. Alle elezioni politiche insomma manca poco, e con esse l’ennesimo riassetto aziendale della Rai, cda compreso.