Italia Markets open in 7 hrs 11 mins

Il Covid 19 ci riporterà ad abitare dentro case minimaliste?

Di Carlotta Marelli
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Photo by Leo Manjarrez on Unsplash
Photo credit: Photo by Leo Manjarrez on Unsplash

From ELLE Decor

Il Covid 19 ha ucciso il massimalismo” titola un articolo pubblicato su FastCompany, secondo cui l’era del “more is more” sarebbe già finita, placata da una pandemia che ha bruscamente modificato i canoni estetici dell’interior design.

Non si cerca più l’esagerazione nei colori e nelle forme ma si torna ad un gusto più sobrio, minimalista ma molto attento agli aspetti del comfort. “Mentre il settore del retail è stato colpito dalla pandemia, le vendite di mobili hanno superato il resto dell'economia” scrive Elizabeth Segran, riferendosi al caso americano. “Durante l'estate, le vendite nel settore arredo hanno superato i 10 miliardi di dollari al mese, un valore superiore rispetto allo stesso periodo del 2019. Questo ha senso: tutti stavano cercando di rendere le loro case più confortevoli durante un lungo periodo di vita domestica. Per molti, il comfort significava creare spazi sereni e ordinati che facessero sentire la loro casa come un rifugio dalla dura realtà della vita nel 2020”.

Se gli spazi sono ristretti, come quelli della maggior parte degli appartamenti di città, un arredamento massimalista e un surplus di ornamento possono contribuire a un senso di claustrofobia, mentre mobili semplici, decorazioni ridotte al minimo e spazi suddivisi solo per lo stretto necessario possono aiutare a ricreare quella sensazione di ariosità e di open space che tanto ci è mancata durante il lockdown.

Quello che si va delineando è una sorta di minimalismo caldo, dove per decorazioni si intendono soprattutto cuscini, coperte, tappeti e piccoli complementi che amplificano la sensazione di comfort e di rifugio.

A spingere verso un ritorno del minimalismo è però anche un altro aspetto: così come l’epidemia di influenza spagnola del 1918 aveva contribuito al passaggio dalla ridondante estetica vittoriana a un più igienico modernismo, fatto di grandi vetrate per approfittare del potere disinfettante della luce solare e di ambienti semplici da pulire, allo stesso modo oggi la preferenza per il minimal è in parte guidata da considerazioni sulla pulizia, che ci porta verso interni lineare, facili da igienizzare.

E poi c’è chi torna al minimalismo alla ricerca di spazio. “La pandemia ha cambiato le nostre priorità in modo tale che lo spazio è ora il più grande lusso” racconta alla Segran David Alhadeff, fondatore della galleria di design newyorkese Future Perfect. “Non tutti possono acquistare una spaziosa casa di campagna durante questo periodo. Il minimalismo ti consente di creare l'illusione dello spazio”.

In ultimo, questo “minimalismo ritrovato” è anche un modo di circondarsi di materiali e palette cromatiche il più naturali possibile, da un lato per un rinnovato senso di responsabilità sociale e ambientale, dall’altro per un bisogno di vicinanza alla natura che ci porta a trovare empatia per cesti in rattan, tessili di lino e tavolini di legno. Che allo stesso tempo getta una luce nuova sul lavoro del designer, chiamato a concentrarsi più su elementi funzionali come lo spazio e la pulizia piuttosto che sulla pura ricerca formale.

E chissà che non sia l’inizio di un nuovo scenario, in cui si vive consapevolmente, si acquista con saggezza, ci si preoccupa dell’impatto delle proprie scelte sull’ambiente, anteponendo azioni consapevoli agli acquisti compulsivi. Perché questo, al di là delle preferenze estetiche, è il minimalismo di cui abbiamo davvero bisogno.