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Il CPI USA è forte ma il mercato era più che pronto

Giuseppe Sersale
·8 minuto per la lettura

L'S&P 500 ha interrotto la serie positiva. Ma vale, un -0.02%? Solo a rovinare la statistica, che annovera ora ben 2 cali (rispettivamente -0.1% e -0.02%) su 8 sedute. A tenere alta la bandiera ci pensa l'indice FAANG ovvero un campione ristretto contenente 10 tech stocks del Nasdaq (Tesla, Apple, Amazon, Twitter, Baidù, Facebook, Ali Baba, Google, Netflix e Nvidia), che ha inanellato nientemento che  11 sedute positive di seguito, ed oggi sta mettendo i presupposti per allungare il record a 12, la serie più lunga della storia dell'indice, che però è breve. FAANG è partito a settembre 2014 a 1000, ed ora scambia sopra 7.000. Peraltro, diversamente dagli altri principali indici( escluso il Russell 2000 Small Cap) il FAANG  non ha ancora recuperato i massimi, che restano quelli segnati il 17 febbraio.

Diversamente da ieri, non si può dire che l'incombere del CPI usa di marzo abbia spaventato più di tanto gli indici asiatici. China complex a parte, il resto degli indici hanno mostrato progressi, nel caso di Mumbai e Seul, nemmeno modesti. Per quanto non servano motivi particolari per far sottoperformare l'azionario cinese di recente, oggi ai malumori può aver contribuito la bilancia commerciale di marzo, che ha visto esportazioni molto sotto attese (+30% anno su anno vs +38% stimato) e importazioni molto superiori alle attese ( +38% vs +24%). La forte crescita anno su anno è chiaramente dovuta agli effetti base con l'anno scorso. Mese su mese il calo dell'export supera il 6%, dovuto a rallentamenti in Europa e Asia. Per contro la sorpresa sulle importazioni dipende dall'aumento del valore delle commodities. Insomma un dato non proprio favorevole.

Se non altro, indiscrezioni riportano che la Yellen non farà classificare la Cina come currency manipulator al prossimo report sui cambi del Ministero del Tesoro.

La seduta europea è partita con un tono discreto. L'attesa di un CPI USA robusto ha imposto pressioni rialziste ai rendimenti, cosa che il settore bancario ha apprezzato, fungendo un po' da traino per il resto, insieme con il moderato calo dell'€. Prezzi all'ingrosso di marzo belli robusti in Germania hanno accentuato quest'impostazione.

A metà mattina lo ZEW ha deluso le attese (70.7 da 76.6 e  vs stime per 79) a causa di un marcato calo delle expectations (a 66.3 da 74). Trattandosi di una survey di analisti finanziari, io tendo a considerarla più un indicazione del sentiment tra gli operatori che una survey dalle particolari capacità predittive dell'attività. Non ha caso ha sofferto del prolungamento dei lockdown più dei PMI.

In tarda mattinata, per contro, abbiamo avuto il NFIB small business optimism USA di marzo, che ha mostrato un bel miglioramento (98.2 da 95.8 e vs stime per 98.5) pur mancando di poco le stime.

A pesare sui rendimenti anche le corpose emissioni della mattinata. Il BTP ha sofferto i 7.75 bln emessi su 3 linee (3, 5 e 15 anni) che hanno visto domanda non proprio arrembante. Anche la Spagna ha emesso un 15 anni via sindacato, e l'Olanda pure, mentre l'Austria ha emesso un 4 anni.

Ci stavamo dirigendo verso il CPI con un sentiment tendente al positivo, quando alle 13 è arrivata una doccia fredda. Negli USA la vaccinazione tramite Johnson & Johnson è stata sottoposta ad una pausa, a causa della comparsa di rarissimi casi di trombi, analoghi a quelli rilevati in EU-UK su Astra Zeneca. L'azienda ha rinviato l'inizio delle forniture in Europa.

La CDC dovrebbe riunirsi per analizzare meglio i fatti. Potremmo quindi sapere qualcosa da domani in poi. Ma quanti sono questi casi? Sei, al momento, su 6.8 milioni di vaccini. Di cui 1 morto e 1 molto grave. Su queste basi, sembra scontato che la conclusione sarà che i vantaggi del vaccino J&J superano di gran lunga i rischi. Ma potrebbe venire una decisione articolata, che, come per Astra Zeneca da noi in EU, ne limita l'utilizzo su alcune fasce. Negli USA, il vaccino J&J non è decisivo per l'immunizzazione. Questa può essere ottenuta con le forniture di Pfizer e Moderna. La funzione del J&J era di facilitare la vaccinazione nelle aree rurali, dove somministrare quelli a RNA messaggero era più complesso per le difficoltà di conservazione. Peraltro, qui già la vaccinazione stava rallentando, per motivi pratici (distanze) e ideologici (è dove Trump aveva più fan, e si concentrano di più gli scettici e quelli che vi vedono meno vantaggio). Queste news non faranno altro che danneggiare ulteriormente la considerazione dei vaccini, ovunque, ma soprattutto in queste aree.

A fare affidamento su J&J per accelerare era l'Europa. Nel trimestre in corso J&J doveva fornire 50 milioni di dosi sulle 360 attese ( vedi link ). Anche qui, non stiamo parlando di un disastro. Ma in Eurozone ci sono già problemi con Astra Zeneca. Questi nuovi disguidi andranno ulteriormente ad alimentare i dubbi della popolazione, senza contare che al momento la distribuzione è rinviata e le autorità si stanno riunendo per analizzare queste nuove risutanze.

E' un peccato, perchè in EU le cose stavano migliorando. In Italia il governo aveva indicato da fine mese 500.000 vaccinazioni al giorno. In Spagna nell'ultima settimana hanno vaccinato il 4.3% della popolazione (2 mln di dosi iniettate). In Germania Handelsblatt ha riportato che il governo avrebbe  dosi sufficienti per vaccinare nel secondo trimestre 5 mln di persone alla settimana, ovvero il 6% della popolazione. Ora questi numeri sono a rischio, anche se è probabile che la soluzione anche da noi assomiglierà a quella per Astra.

Quindi non un dramma, ma nemmeno uno sviluppo trascurabile.

Li per li, il mercato ha accusato il colpo. L'azionario ha ceduto un po', i bonds hanno recuperato terreno. Il Dollaro ha iniziato a scendere il che è controintuitivo, se vogliamo, visto che è l'Europa la più colpita. Ma è un fatto che il Dollaro reagisce ai movimenti dei tassi USA in questi giorni. Ha smesso si recuperare quando questi hanno smesso di salire e obbedisce alla lettera ai movimenti.

Un altro settore che ha una correlazione quasi istantanea coi tassi è quello delle banche. Quelle europee avevano iniziato la seduta con un progresso superiore all'1%, progresso che hanno ceduto immediatamente quando la direzione dei rendimenti si è invertita.

Alle 14.30 il CPI USA di marzo ha sorpreso il mercato al rialzo.

Il dato core è uscito a 0.3% ma un altro centesimo in più e l'arrotondamento sarebbe stato a 0.4%. Le categorie sensibili alle riaperture hanno pesato, ma non sono l'unico driver. Inoltre, nei prossimi mesi queste categorie vedranno ulteriori aumenti dei prezzi. Il dato anno su anno core è a 1.6% più vicino al target. Quello headline, a 2.6%, ai massimi dal 2018. E i prossimi mesi questi effetti aumenteranno.

Peraltro, il mercato era pronto a sorprese anche peggiori, evidentemente. La concomitanza dei 120 bln di emissioni treasury con il CPI aveva reso difensivi gli operatori, e quasi nessuno aveva qualcosa da vendere, post dato.  Anzi i tassi hanno continuato il movimento post news sui vaccini.

L'apertura di Wall Street ha visto uno scarto iniziale, dopodichè gli indici si sono calmati e la price action ha preso in generale un andamento coerente con la reazione dei tassi:

  • sull'azionario le banche hanno ceduto terreno, e il tech e il Nasdaq hanno accelerato al rialzo. Illuminante l'azione sulle banche europee che hanno perso il 2% (da +1% a -1%) per l'inversione di tendenza sui tassi USA. Il movimento su quelli EU è risultato molto meno pronunciato;

  • il Dollaro ha accumulato un significativo ribasso, cosa che ha dato supporto alle commodities e ai metalli preziosi

La chiusura europea vede i principali indici mettere a segno guadagni modesti, che però, alla luce delle news odierne, non sono da buttar via. Bene Milano, ancora in ripresa vs i competitors. Alla fine i tassi core e perferia chiudono stabili, ma l'Euro, ancora in buon recupero, ha ritracciato quasi la metà del calo da fine febbraio.

Spettacolare performance di Bitcoin, che ha segnato i nuovi massimi storici, supportata dalla quotazione di una delle principali borse per criptovalute, Coinbase. Il quadro tecnico sembra quello di un nuovo breakout, dopo un consolidamento di circa un mese. La resistenza in area 60.000 ora diventa supporto.

Dopo la chiusura europea, l'asta del 30 anni USA ha visto domanda robustissima, a confermare che gli operatori hanno davvero esagerato a posizionarsi scarichi in vista dei dati di oggi, pur forti. Così il movimento di ribasso dei tassi si è accentuato. Per effetto dei dati di oggi, il 30 anni USA rende meno del livello di inflazione (2.3% vs 2.6%) e nemmeno di poco. Una cosa successa solo altre 4 volte, come ha osservato Cameron Crise di Bloomberg.

Personalmente, non so quanto durerà questo episodio. Ma non mi abituerei a tassi che scendono a fronte di dati di inflazione forti. Sul CPI come su altre serie siamo solo all'inizio di una serie di dati robusti. Non mi aspetto altri 80 bps di rialzo del 10 anni nel secondo trimestre. Ma non mi aspetto cali. Direi che un 1.9%-2% entro fine giugno lo possiamo vedere.

Autore: Giuseppe Sersale Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online