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Il destino della sterlina

Francesco Simoncelli
·8 minuto per la lettura

Questo è il terzo di una serie di articoli incentrati sulle prospettive riguardo le principali valute fiat. Il primo ha concluso che il dollaro USA è già sulla strada vero l'iperinflazione monetaria; il secondo ha concluso che il sistema dell'euro è prossimo al collasso come conseguenza di una combinazione di banche commerciali fallite e sistema di settlement TARGET2 che farà crollare la valuta stessa.

Con la sua esposizione sistemica all'Eurozona, la sterlina potrebbe essere una vittima del fallimento del sistema euro e condivide le caratteristiche dell'iperinflazione monetaria del dollaro. La Banca d'Inghilterra sta copiando le politiche monetarie degli Stati Uniti e troverà sempre più difficile impedire alla sterlina di sfuggire alla stessa sorte del dollaro.

Punti principali

  • L'adeguamento del QE a £300 miliardi sin dallo scorso marzo ci dice che l'economia britannica si è contratta del 34% nel primo semestre del 2020, e non del 9,3%. Un ulteriore ciclo di QE e spesa pubblica verrà dispiegato nel tentativo di sostenere l'economia del settore privato, il quale sarà quasi certamente superiore ai £300 miliardi iniziali.

  • La Banca d'Inghilterra ha ora accettato la necessità di una seconda fase di stimoli e sta esplorando la possibilità di introdurre tassi d'interesse negativi. Deve ancora tenere conto del deterioramento delle prospettive per il commercio globale che la costringerà ad ulteriori cicli di QE, indipendentemente dal percorso del virus.

  • Le banche britanniche, altamente indebitate in base alla capitalizzazione di mercato rispetto agli attivi di bilancio, sono pesantemente esposte al sistema bancario della zona Euro, che come mostrato nell'articolo della scorsa settimana naviga in brutte acque. Il salvataggio delle banche britanniche richiederà al governo di sottoscrivere come minimo altri £5.300 miliardi in asset, in un momento in cui stanno salendo i crediti inesigibili nell'economia.

  • Dalla crisi Lehman le banche hanno sostenuto le imprese zombi piuttosto che lasciarle fallire. Questi zombi, incarnati dal desiderio dell'establishment di rimanere nell'unione doganale UE piuttosto che cogliere le opportunità offerte dal libero scambio, sono i principali beneficiari di un sostegno ancora più grande da parte dello stato. Nel momento in cui tale sostegno verrà meno, la distruzione creativa di Schumpeter colpirà senza pietà l'economia britannica.

  • Il fallimento economico sarà senza dubbio attribuito erroneamente alla Brexit. Tuttavia il governo e la BoE si sono impegnati per garantire che l'economia non crolli. Ciò porterà ad un'ulteriore inflazione monetaria, portando la sterlina britannica sulla stessa rotta iperinflazionistica di quella del dollaro.

Introduzione

C'è stato un tempo in cui la sterlina aveva conquistato il mondo. Dietro c'era il gold standard e la sterlina fungeva da sostituto dell'oro tra la fine delle guerre napoleoniche e lo scoppio della prima guerra mondiale. La sua solidità fu estesa a tutto l'impero britannico attraverso il commercio. Certo, il governo finanziò una serie di piccole guerre, ma queste non servirono mai a conquistare il territorio, bensì a soggiogare la ribellione, principalmente quelle forze che volevano sostituire il potere al commercio. Oggi sarebbe chiamato mantenimento della pace in stile americano, ma gli storici moderni la definiscono oppressione coloniale.

Ma il fatto è che la Gran Bretagna portò civiltà e miglioramento degli standard di vita a molte persone la cui tecnologia non era nemmeno arrivata alla ruota. Dopo la prima guerra mondiale, la Gran Bretagna iniziò il suo declino: una successione di deboli governi socialisti che potevano solo aggrapparsi alla coda del cappotto dell'America, fino a gettare il loro destino nelle mani del cosiddetto mercato comune. È stato il declino più lungo e notevole nei tempi moderni, più lungo anche del fallimento del comunismo sovietico. Per la Gran Bretagna i cento anni dalla Grande Guerra ad oggi hanno visto il capovolgimento delle fortune dei cento anni precedenti.

Non è una tendenza alimentata dall'ignoranza: sappiamo dal nostro passato come diventare ricchi ed avere successo. Margaret Thatcher lo sapeva e anche Boris Johnson lo sa, ma entrambi sono stati sopraffatti dal sistema, Boris molto più rapidamente di Margaret. Già mezzi dimenticati, i piani di Boris erano decenti: riduzione della burocrazia statale, creazione di porti franchi e ripristino della Gran Bretagna come impresa (tasse basse, mercati liberi ed opportunità grazie alla Brexit). Sono stati rapidamente sopraffatti dalla paura del Covid-19. Paura che il servizio sanitario statale, pieno di persone meravigliose, non sarebbe stato in grado di farvi fronte.

I burocrati hanno fatto quello che fanno sempre: dare priorità all'organizzazione rispetto allo scopo. Nella piena consapevolezza delle conseguenze economiche dovute ad una cattiva gestione dell'epidemia, non è stato suggerito che lo stato avrebbe dovuto frenare le sue spese. Quando le persone sono costrette ad economizzare, lo stato dovrebbe ridurre il proprio peso sulle persone. E invece no: la spesa per cause apparentemente importanti e con l'intenzione di preservare i posti di lavoro è andata fuori scala.

I funzionari del Tesoro, che è stato posto sotto il controllo diretto del Primo ministro, sognano ancora un bilancio in pareggio, ottenuto non tagliando la spesa pubblica, ma aumentando le tasse. Altri ritengono che aumentare le tasse troppo presto rischi di distruggere ciò che resta della base imponibile. Nel frattempo l'elenco dei supplicanti del welfare state si allunga a vista d'occhio. Il problema del governo è che dopo cento anni di crescente socialismo si ritrova ad accelerare sulla strada verso maggiore socialismo, invece di invertire la rotta verso gli ideali libertari di Boris.

I tentativi di riportare l'economia verso mercati liberi e finanze pubbliche sane sarebbero stati lo stesso difficili. Boris non è De Gaulle, pronto a porre la libertà e la cultura nazionale al di sopra delle relazioni estere. Né è in una posizione abbastanza forte per emulare Ludwig Erhard, che ebbe il coraggio di abbandonare lo status quo grazie alla sua chiara visione del futuro. Non è necessariamente colpa di Boris; è la realtà politica.

Se non altro, il Covid ha rivelato che Boris si affida ai suoi consiglieri invece di arare il proprio solco. Non solo, ma ha anche rivelato la convinzione del popolo britannico secondo cui il denaro cresce sugli alberi e che qualsiasi governo che non ne faccia pieno uso è mostruosamente ingiusto.

La crisi Covid ha messo in luce le inadeguatezze della pianificazione statale, ma il fatto sgradevole è che, visti i pareri scientifici, dal punto di vista politico il governo aveva poche alternative al blocco dell'intera nazione il 23 marzo. Ora che l'Europa e il Regno Unito stanno entrando in una presunta seconda ondata, tutti i pensieri di un rapido ritorno alla normalità stanno cadendo a pezzi. La ripresa a V su cui erano basate le previsioni finanziarie ed economiche è uscita dalla finestra e l'establishment se ne sta accorgendo solo ora.

Brexit e legami con l'Europa

Per l'establishment c'è il dolore aggiuntivo della Brexit, dove la Gran Bretagna non può più aggrapparsi alla sua infermiera europea per paura di qualcosa di peggio. In quanto rapinatore abituale della libertà del proprio elettorato, lo stesso establishment britannico non può facilmente venire a patti con la prospettiva di una sua libertà dall'Europa.

La Brexit è già avvenuta e il periodo di transizione, durante il quale gli accordi commerciali e di altro tipo dovevano essere finalizzati, termina il 31 dicembre, finora senza accordo. Ma alla fine il team negoziale dell'UE si renderà conto che la Gran Bretagna sta alzando un polverone su questioni marginali, principalmente pesca e sovranità. In realtà dovrebbe afferrare l'opzione del libero mercato, rifiutarsi di accettare qualsiasi accordo commerciale e trattenere i fondi concordati come parte dell'accordo sull'uscita. Ma le istituzioni di Westminster e Whitehall, in tasca all'establishment, sono del tutto incapaci di abbracciare la ragionevolezza di tal risultato.

Che si concluda con un accordo commerciale o con i termini dell'OMC, è poco rilevante rispetto al fatto che, ad eccezione di alcuni ministri del governo, le istituzioni di Whitehall (funzionari pubblici) e Westminster (politici) sono "Remainer", terrorizzati dalle conseguenze economiche della Brexit. Sono in compagnia di lobbisti del settore, con i loro legami europei consolidati e la riluttanza ad esplorare nuove opportunità commerciali altrove. Qualsiasi discesa in una crisi economica sarà quasi certamente attribuita alla Brexit, ignorando le inadeguatezze del business britannico e la necessità di una sua riforma; un'esigenza che può essere soddisfatta solo lasciando fallire le imprese zombi, principalmente legate al protezionismo europeo, e quindi liberare il capitale per reindirizzarlo verso un uso redditizio.

Qualunque sia l'esito della Brexit, i legami con l'UE non cesseranno. In caso di crisi finanziaria e sistemica, sorgeranno obblighi finanziari aggiuntivi e vi sono notevoli rischi di controparte tra le banche europee e britanniche. Si veda la mia recente analisi del sistema bancario e monetario dell'Eurozona. La probabilità di un collasso bancario nell'Eurozona è ormai una certezza e potrebbe manifestarsi da un momento all'altro. Il grafico seguente mostra l'entità del crollo dei prezzi delle azioni bancarie. E come misurato dallo STOXX Index Europe 600, il settore bancario è sul punto di arrivare a nuovi minimi.

Lo STOXX Europe 600 include banche dell'Eurozona, britanniche e altre banche europee. In questo anno solare, l'indice è sceso del 43% in un momento in cui le azioni hanno fatto registrare una forte ripresa in seguito all'annuncio del FOMC (23 marzo 2020) di un QE illimitato.

Le gravi debo Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online