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Il divorzio miliardario di Jeff Bezos, cifre folli e un ringraziamento

Jeff Bezos e la ormai ex moglie MacKenzie Tuttle nell’aprile del 2018 (JORG CARSTENSEN/AFP/Getty Images)

Jeff Bezos è l’uomo più ricco del mondo, grazie all’impero commerciale che fa capo all’azienda da lui fondata negli anni ’90, da tutti conosciuta come Amazon. MacKenzie Tuttle è la donna che lo sposò nel 1993, quando lui aveva 29 anni e lei 23. Ora i due hanno firmato per il divorzio, e ci sono in ballo una marea di soldi.

Nei 26 anni di matrimonio Jeff e MacKenzie hanno fatto tre figli (un quarto è stato adottato); lei ha scritto un romanzo intitolato ‘The Testing of Luther Albright’ e ha fondato un’organizzazione anti-bullismo; lui ha accumulato una fortuna inestimabile diventato il più ricco di tutti, anche più dell’ex inarrivabile Bill Gates. Per questo motivo MacKenzie esce dalla vita di Bezos portandosi via 35 miliardi di dollari – al cambio circa 31 miliardi di euro.

MacKenzie Tuttle è stata la prima contabile di Amazon, ha contribuito a firmare i primi fondamentali contratti e con Jeff deteneva azioni dell’azienda. Alla fine lei ha lasciato il 75% delle azioni di coppia all’ex marito e ha rinunciato a tutte le partecipazioni nel Washington Post e in Blue Origin, società di esplorazione spaziale. Il 25% delle azioni a lei rimaste le garantisce una valanga di denaro con il quale presumibilmente attiverà nuovi business.

Probabilmente nell’intimità saranno anche volate parole grosse, ma su Twitter sembra tutto rose e fiori. MacKenzie twitta: “Ringrazio tutte le persone che ci sono state vicine e attendo la prossima fase della nostra vita come co-genitori e amici. Sono grata per tutto ciò che è passato e guardo avanti per il futuro“. Bezos cinguetta: “Sono grato per il supporto di MacKenzie durante il processo di divorzio e attendo molto la nostra nuova relazione come amici e co-genitori“.

Ora Bezos sarà ancora il maggior azionista di Amazon, ma con il 12% delle azioni anziché con il 16%. Il divorzio della coppia è diventato di gran lunga il più dispendioso della storia degli Stati Uniti, superando quello tra il mercante d’arte Alec Wilderstein e sua moglie Jocelyn, il cui accordo divorzile fu pari a ‘solo’ 3,8 miliardi di dollari.

Anche se c’è una piccola discordia sui dati da parte delle maggiori agenzie giornalistiche a tema finanziario, MacKenzie Tuttle diventerà una delle cinque donne più ricche del mondo (per i più ottimisti la terza in assoluto). Allo stato attuale sono più ricche di MacKenzie solo François Bettencourt Meyers, ereditiera dell’impero L’Oreal (54 miliardi di dollari), Alice Walton, ereditera di Wal-Mart (44 miliardi) e la regina dei dolciumi e dei cibi per animali, Jacqueline Badger Mars (37 miliardi).

Non si conoscono le esatte coordinate di questo divorzio, ma si conosce in qualche modo la linea temporale. Nonostante alcune apparizioni pubbliche insieme nel 2018, i due erano già separati nel tentativo di riparare la relazione. La prova non è andata a buon fine, e Jeff e MacKenzie si sono definitivamente allontanati quando Bezos ha cominciato a fequentare la giornalista televisiva Lauren Sanchez.

In mezzo a tutto questo, c’è stato il tentativo di ricatto (secondo Bezos) da parte del National Enquirer: il tabloid avrebbe minacciato di pubblicare fotografie private per per ottenere un trattamento più favorevole da parte del Washington Post sui problemi giudiziari del tabloid e del suo editore, David J. Pecker. Bezos in passato aveva spiegato che essendo editore del Washington Post, molti sbagliavano scambiando l’indipendenza del giornale con sue ipotetiche personali battaglie.

Il National Enquirer aveva dedicato moltissimo spazio al divorzio di Bezos, seguendo e fotografando Bezos e la sua amante oltre a pubblicare il testo di alcuni messaggi descrivendoli come SMS privati. L’editore del National Enquirer, David J. Pecker, aiutò Trump durante la campagna elettorale usando il National Enquirer per comprare i diritti sulla storia di Karen McDougal, modella di Playboy che sosteneva di aver avuto una relazione con Trump. La storia non venne mai pubblicata. Pecker e il National Enquirer sono indagati anche per i loro rapporti di collaborazione e lobbismo per conto del regime dell’Arabia Saudita (nel frattempo oggetto del lavoro di indagine del Washington Post, dopo l’omicidio del suo giornalista Jamal Khashoggi).

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