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Il dominio del denaro pianificato a tavolino

·8 minuto per la lettura

Esattamente sessant'anni dopo che Garrett scrisse questo magistrale pezzo, il progetto di Satoshi Nakamoto vedeva la luce. Nessuna proposta di legge, nessun Congresso, nessuna disposizione "ordinata" da parte di una commissione o gruppo di individui, solo il libero mercato che ha iniziato a polarizzare la sua attenzione nei confronti di un mezzo di scambio che non solo incarna tutte le caratteristiche dell'oro ma ne aggiunge altre che lo rendono migliore sia in termini di mezzo di scambio che di resistenza alla censura dello stato. Bitcoin, infatti, è uno degli asset con le migliori prestazioni nella storia umana, anche quando vengono presi in considerazione i suoi forti ribassi. Bitcoin porta la politica monetaria fuori dalla sfera dell'influenza politica e la protegge con regole senza tempo, immutabili e protetta matematicamente. Ho voluto tradurre questo articolo non solo perché contestualizza cristallinamente la necessità di un qualcosa come Bitcoin e si aggiunge al suo Teorema della Regressione, ma, ex post, sappiamo che tutti i tentativi indirizzati a ripristinare il denaro sano ed onesto sono falliti. Perché? Fondamentalmente perché concentravano le loro forze sul far cambiare idea ai governi e all'apparato statale in particolare. Ma, come diceva Bastiat: "Ho un bel guardare, leggere, osservare, interrogare; non vedo un solo abuso, che si eserciti su scala abbastanza ampia, che sia cessato per la volontaria rinuncia di coloro che ne traggono profitto".

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di Garet Garrett

Il denaro pubblico è come l'acqua santa. Ognuno approfitta della sua abbondanza.

Proverbio italiano

Mentre il dollaro affamato divora il proprio potere d'acquisto, potreste pensare che scopriremo cosa è successo al mitologico serpente che ingoia sé stesso. E invece no, perché anche se accadesse non aggiungeremmo niente alla saggezza umana.

C'è una lunga storia di esperienza monetaria e ci dice che lo stato è in fondo un falsario quindi non ci si può fidare che controlli il denaro; questo è vero sia per un governo autocratico che per uno democratico. Il record è cumulativo dall'invenzione del denaro. Tuttavia non si crede.

Possiamo ricordarci le lezioni dal denaro sano ed onesto, ma se vengono ignorate cosa si può concludere se non che le illusioni monetarie sono, per qualche strana follia, ricorrenti ed incurabili?

C'è stato un secolo di denaro sano ed onesto. Durante i cento anni che precedettero la prima guerra mondiale, lo stato toccò il denaro solo per stabilire standard di peso e misura, stabilire le leggi sulla responsabilità ed autorizzare i banchieri.

In quel secolo la ricchezza del mondo aumentò più che in tutti i tempi precedenti della storia umana.

In quel secolo erano gli affari a controllare con leggi proprie il denaro, le banche ed il credito; e per questo semplice fatto lo stato era limitato.

In quel secolo fu confinato lo stato e liberata l'impresa, con il risultato che, al di là del prodigioso aumento della ricchezza, mai prima di quel periodo l'essere umano era stato così libero.

In tutta quell'era di libero scambio, prezzi liberi e denaro sano ed onesto c'erano due cose che gli stati responsabili non facevano.

La prima cosa è che non creavano denaro – o se lo facevano, era chiamato denaro fiat e andava male così velocemente che nessuno stato che aveva riguardo per il suo credito poteva permettersi di farlo di nuovo. Andava male perché, in primo luogo, non rappresentava nulla di valore e perché, in secondo luogo, doveva circolare in concorrenza con il denaro sano ed onesto. Il risultato di quella competizione fu che per ogni cosa c'erano due prezzi: un prezzo monetario fiat ed un prezzo monetario sano. Per esperienza, quindi, in quel secolo lo stato apprese il modo migliore: quando aveva bisogno di denaro oltre le sue entrate doveva prenderlo in prestito dalle banche come i comuni mortali, o prenderlo in prestito direttamente dalla gente al tasso d'interesse prevalente e poi ripagare il tutto.

La seconda cosa era che gli stati di quel secolo non manipolavano denaro e credito. Termini come denaro pianificato o valuta gestita erano sconosciuti. Meglio spiegare un po' meglio questo punto.

Poiché la quantità di denaro necessaria per essere in circolazione ed effettuare lo scambio ritmico delle merci non era una quantità fissa – e ciò per il fatto che ci sono maree nel volume degli affari – ne conseguì che l'offerta di denaro, anche nel gold standard, doveva essere in qualche modo gestita. Qualcuno doveva fare in modo che la quantità in circolazione si allargasse e si contraesse al variare del bisogno. Durante quel secolo di denaro sano ed onesto era il banchiere privato a svolgere tale compito. Potreste pensare a lui seduto che dice di no al mutuatario col pollice verso, riducendo così l'offerta di denaro a credito, o, quando il pollice era all'insù, rilasciava credito aumentando così l'offerta di denaro come stimolo per le imprese. Tale era la condotta in un sistema economico libero coordinato privatamente.

Ma poiché le persone venivano sempre più a fare affari con denaro a credito, cioè assegni, non erano mai contente del modo in cui i banchieri gestivano il denaro.

Dicevano:

Guardate cosa fanno questi banchieri. Con un tratto di penna sui loro libri contabili, quando gli fa comodo, creano denaro. Di nuovo, quando gli fa comodo, con un altro tratto di penna cancellano quel denaro. Così fanno sì che il denaro sia abbondante ed a buon mercato o scarso e caro, con conseguenze che toccano tutti gli affari economici sia nel bene che nel male. Questo è più potere di quanto si possa ragionevolmente affidare ai privati. Il controllo del denaro è propriamente una funzione dello stato, da esercitare per il benessere del popolo. Inoltre questi banchieri privati, come dimostra la cronaca, fanno del male. Ci portano da un boom all'altro e non è loro il denaro che mettono a rischio.

C'era molta plausibilità in questi pensieri. Era vero che spesso i banchieri facevano le cose male. Boom e bust erano fenomeni alternati, ma mentre i banchieri raramente, se non mai, venivano incolpati per l'estasi del boom, venivano invece amaramente redarguiti per le miserie del bust. Ciò di cui le persone si lamentavano davvero la potremmo chiamare la "funzione punitiva" del denaro. Se tale funzione viene sospesa, o se non c'è un'autorità disposta e in grado di esercitarla, allora un'economia monetaria è destinata ad esplodere. Perché? Perché l'immaginazione insita nella ricerca del guadagno è sconfinata. Le aspettative sono infinitamente espandibili. Se poi non ci sono limiti all'offerta di denaro, l'inflazione sarà incontrollabile fino al disastro. Tutti sanno che questo è vero; eppure non c'è mai stato un mutuatario che difendesse la propria bolla e che non credesse che se solo avesse potuto prendere in prestito di più avrebbe potuto salvarla. Ecco perché la deflazione è sempre dolorosa. Uno degli usi del denaro sano ed onesto è produrre quel dolore nel corpo economico; il dolore gli dice che con l'eccesso e il modo sbagliato di vivere sta facendo un danno alla sua salute.

La prima differenza tra la gestione del denaro da parte dei banchieri e la gestione di esso da parte dello stato è che il banchiere non è così libero come sembra. È vincolato dalla necessità di mantenere solvibile la sua banca; deve essere sempre pronto a soddisfare le richieste dei suoi depositanti, il cui denaro ha accettato in via fiduciaria con l'intesa che mentre non lo usano lo presterà. È vero che con un tratto di penna può creare denaro e credito, ma con quello stesso tratto non può ripagare i suoi depositanti.

Crea denaro a credito scrivendo nel suo libro contabile un credito sul vostro conto; e quando attingete a quel credito firmando assegni per pagare i vostri conti, essi servono come denaro. Diciamo che quello che fa il banchiere in questo caso è monetizzare il credito. L'ammontare del credito monetario così creato arriva a miliardi, ma contro di esso in ogni momento il banchiere deve mantenere nella sua cassa una certa riserva di denaro reale. Se porta troppo lontano la monetizzazione del credito, arriva un giorno in cui qualcuno arriverà e vorrà un dollaro di denaro reale, e se non può pagarlo su richiesta, la sua banca dovrà chiudere. La quantità di denaro a credito che il banchiere può creare è quindi decisamente limitata dalla quantità di denaro reale che ha in riserva. Quando si trova a superare quel limite, non solo deve interrompere il prestito, ma deve allo stesso tempo invitare i mutuatari a ripagare i loro prestiti. Questa è deflazione, la "funzione punitiva" del denaro.

Ma quando il potere di creare denaro a volontà finisce nelle mani dello stato, la "funzione punitiva" viene sospesa. Le ragioni sono ovvie. In primo luogo, non è politicamente fattibile per lo stato forzare la deflazione e quindi bucare le bolle. Dopo la prima guerra mondiale il Federal Reserve System lo fece per ridurre il costo della vita e le persone le cui bolle furono fatte scoppiare in quel momento non glielo perdonarono mai. In secondo luogo, perché lo stato dovrebbe forzare la deflazione? Non ha solvibilità da mantenere. Non è il caso del banchiere che non deve mai dimenticare che qualcuno può arrivare da un momento all'altro e richiedere un dollaro di denaro contante e che se non lo ha è in bancarotta. Lo stato non si trova mai in tale difficoltà. Se le persone vengono alle sue porte in cerca di dollari, può stamp Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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