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Il downshifting delle persone normali: quando scalare di marcia diventa una scelta per la vita

Cristina Maccarrone
Maria Elena La Banca

Parlare con Mariaelena La Banca è sempre “un colpo al cuore”. O meglio un invito (non voluto) a riflettere su come si sta vivendo e la cosiddetta ricerca della felicità che passa o può passare (dipende dai punti di vista) attraverso il “downshifting delle persone normali”.  Così avevamo definito circa un anno e mezzo fa, quando l’avevamo intervistata, la scelta di Mariaelena, 39 anni, per verificare se, oltre a Simone Perotti che prima di “scalare di marcia” (questo il significato del termine inglese) e scrivere libri in merito era un manager, anche chi fa un “normale” lavoro da dipendente, al giorno d’oggi può dire no a tanti bisogni che bisogni reali non sono e avere una vita più serena, meno stressante e fatta di “cose semplici”.
La sua voce, quando la sento al telefono, sembra rispondere di sì fin dalle prime chiacchiere, è la voce di chi è serena e appagata e di chi persegue da tempo, con ottimi (e forse invidiabili) risultati questa linea del non correre a destra a manca, di trovare il tempo per sé e la sua famiglia, di dedicarsi non solo nei ritagli di tempo a figlio e marito eppure continuare a lavorare. Leggi la precedente intervista a Mariaelena La Banca.

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Cosa è cambiato in questo anno e mezzo? Continui a lavorare ancora come pedagogista nell’asilo dove eri passata da full time a part time?
“No, a dire il vero una delle novità è che mi sono licenziata. Ho aspettato che mio figlio finisse la scuola dell’infanzia e passasse alla primaria, per farlo. Se mi sta chiedendo il perché, è che lavorare così lontano da casa non era in linea con quello in cui credo e soprattutto l’ho fatto perché volevo, anzi voglio, restare vicina a mio figlio quando fa i compiti. Ho quindi preferito evitare il tempo prolungato, avevo anche pensato all’home schooling, ma per quanto ti puoi organizzare, a questo manca una cosa fondamentale della scuola che è la socializzazione. Comunque, mi sono licenziata mentre mio marito era ed è ancora in cassa integrazione, insomma la scelta non è stata facile, mi veniva a mancare un fisso e in quel momento avevo solo le mie collaborazioni con vari siti. Senza saperlo, però il lavoro sarebbe arrivato poco dopo. Così come prima, quando mi ero licenziata (vedi articolo precedente, ndr) dalla scuola dell’infanzia, sono arrivati il libro e la collaborazione giornalistica, così in questi giorni, è arrivata un’offerta: lavoro da casa (con collaborazione fissa) per la redazione di un sito che è molto in linea con quello in cui credo che è appunto Nonsprecare.it”.

Ma non avevi paura di restare senza una protezione economica e tutto il resto?
“Continuo a vivere nel modo in cui facevo prima, ossia evitando gli sprechi, stando attenta ai consumi, preferendo fare molte cose in casa anziché comprarle già pronta, nel frattempo ho cambiato macchina e da una più grande sono passata a una più piccola a gpl e stiamo vendendo la casa, che è molto grande, per andare a vivere sempre qui ai Castelli romani, in una più piccola. Insomma, dipende dalle priorità, c’è chi pensa che essere felice sia allargarsi chi il contrario. E quanto alle certezze, per come vanno adesso le cose, non ce ne sono davvero, allora tanto vale chiedersi come si cerca la felicità e secondo me bisogna cercarla facendo le cose che più ci piacciono. Certo, avevo paura, ma penso che forse siamo così abituati a degli schemi dettati dal sistema economico che non proviamo a mettere in atto la felicità che appunto non dovrebbe essere data da bisogni indotti, come quelli materiali. Questo vale anche quando si va in vacanza perché, ci tengo a dirlo, nonostante viviamo con 1900 euro al mese non rinuncio alle vacanze, ma le faccio in modo diverso”.

Ci spieghi meglio? Anche perché le vacanze, con la crisi, sembrano le cose a cui gli Italiani, loro malgrado rinunciano più facilmente…
“Quest’estate io e la mia famiglia siamo andati in un bed and breakfast a Positano, la settimana ci sarebbe costata circa 650 euro, così ho chiesto al titolare se potevo fare da me le pulizie, rinunciare alla colazione e tutto quello che poteva offrire come servizio, avendo ovviamente una riduzione sull’importo che ho avuto. Ho portato il braciere da viaggio e ogni sera facevamo delle grigliate che incuriosivano i miei “vicini di casa” stranieri. Ma esistono anche gli scambi di casa e tanti altri modi adesso per risparmiare”.

Ma questo non vorrebbe dire essere vacanza, o meglio, la gente si aspetta di riposarsi…
“Ma io vivo da regina e mi riposo durante tutto l’anno, che bisogno ho di staccare in quella settimana senza fare nulla? Il mio concetto di vacanza è diverso perché è diverso il modo di vivere. Se “scali di marcia” e tendi, compatibilmente con i tuoi impegni, a fare quello che ti piace, a dedicarti a te stesso tutto l’anno, non hai questa necessità di staccare. Bisogna invertire le priorità, in questo modo si cerca di vivere bene, senza correre per poi riposarsi. Ho preso una tenda grazie al gruppo “Te lo regalo se vieni a prendertelo” (di cui anche noi abbiamo parlato qui) e probabilmente l’anno prossimo andrò in campeggio.

Chi lavora come dipendente, potrebbe obiettare che per te è facile visto che lavori da casa, non credi?
“Certo, so cosa vuol dire, in quel caso, la parola d’ordine è organizzazione. Il weekend libero ce l’hanno tutti quindi se vogliono, possono pensare a fare qualcosa per la settimana. E poi ci pensi: fare una pasta veloce (mi viene in mente una ricetta siciliana che prevede la pasta con il pangrattato, ma è solo un esempio) costa meno di un cibo precotto e prepararlo ci metti sempre 15 minuti come prima. Basta solo volerlo e volerlo davvero e invece noto che il downshifting è sempre più una scelta dettata dalla crisi. Se è così, si vede come una rinuncia, diversamente è un arricchirsi”.