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Il dramma di un imprenditore: "Mia figlia ha stessa età di Eitan e vive sua stessa tragedia"

·3 minuto per la lettura

Il pianto della bambina avvinghiata al papà è straziante. "Voglio stare con te. Papi" urla tra i singhiozzi la piccola, 6 anni appena, che si prepara a lasciare ancora una volta il padre per seguire la mamma in Repubblica Ceca. Il video del quale l'Adnkronos è in possesso dura poche decine di secondi, è uno dei tanti girato dal 38enne commerciante di auto per i giudici che hanno in mano la sua vicenda. E' il punto più basso di una storia di figli contesi, vittime innocenti strappate da un genitore all'altro e portate lontano, in questo caso a mille chilometri di distanza. Il dramma di Eitan, strappato ai parenti della madre e sequestrato in Israele dal nonno paterno ora denunciato, ha squarciato lo strato di polvere che ricopre la pila di pratiche tutte simili di bambini di fatto rapiti.

"Ho conosciuto mia moglie in un night a Montebelluna, a Treviso, del quale ero proprietario delle mura - racconta l'imprenditore all'Adnkronos - Gli affittuari non pagavano e una sera, quando andai a chiedere quanto mi spettava, la incontrai rimandone folgorato. Dalla nostra relazione nacque nostra figlia, che oggi ha la stessa età del piccolo Eitan, scampato a una tragedia e finito in un'altra. Lei, originaria della Repubblica Ceca, aveva un'altra figlia da una storia precedente, che ho accolto in casa mia come fosse la primogenita. A giugno dello scorso anno, poi, ha fatto venire in Italia anche la madre, mia suocera, ed è stato l'ultimo capitolo di un piano che evidentemente organizzava da tempo. Il 28 luglio infatti, in piena notte mentre dormivo, mia moglie ha preso su poche cose, una macchina che usavo per lavorare, nostra figlia, l'altra più grande e, appunto, sua madre. Al mattino, quando mi sono svegliato, non ho trovato nessuno. Una settimana più tardi ho denunciato".

"Il 16 agosto scorso sono andato in Repubblica Ceca, è stato il primo di una serie di viaggi della speranza - racconta il papà disperato - Puntualmente accompagnata da due uomini, non fa che negarsi, sono stato minacciato. Ho guidato senza mai fermarmi per ore, solo per lasciare al cancello di casa sua dei giocattoli che forse mai ha preso, sono riuscito a parlare solo una volta al telefono con la mia bambina che in lacrime mi ha chiesto di andarla a riprendere. Le hanno tolto il cellulare, dicendomi che tanto era inutile perché ha dimenticato l'italiano e non capirebbe. Io non posso lasciare che la mia piccola cresca in quel contesto, con la madre che ha ricominciato a fare la spogliarellista ed è fuori tutta la notte. Mia figlia ha sempre dormito nel lettone con noi, io la facevo addormentare, la coccolavo al risveglio, la portavo all'asilo e la andavo a prendere. Sono sconfortato, non ce la faccio più. La mancanza della mia bambina mi fa male, troppo".

E' una battaglia legale appena cominciata e che non vede facili prospettive: "Ho fatto richiesta di affido esclusivo qui in Italia, grazie al mio avvocato Giovanni Belsito, ho presentato denunce contro mia moglie, ho dato il mio consenso a pagarle un alloggio qui, che ha rifiutato e in udienza, il 17 dicembre scorso, ha detto una miriade di falsità, presentando documenti contraffatti che attestavano un suo presunto lavoro a tempo indeterminato e la residenza da sempre in Repubblica Ceca di mia figlia. Ad oggi, nonostante questo, la giustizia è inerme. Sono riuscito a vedere mia figlia l'ultima volta a Pasqua, la madre punta a far sì che si dimentichi di me, che a un certo punto non mi riconosca nemmeno più, che non voglia più vedermi. Intanto è tutto fermo, quando finirà la causa, fra tre anni, quattro? E poi chi la riporterà in Italia, quando diranno che ormai la bimba si è abituata lì e nemmeno ricorda il papà?".

(di Silvia Mancinelli)

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