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Il fascismo è ancora qui. Il punto di Corrado Formigli

·2 minuto per la lettura
Photo credit: Stefano Montesi - Corbis - Getty Images
Photo credit: Stefano Montesi - Corbis - Getty Images

Forse, dopo le violenze squadriste a Roma, l’assalto alla sede della Cgil e al Policlinico Umberto I, la finiremo di parlare di fascismo nella sua accezione puramente storica. «Quando c’era il fascismo io non ero nata», scrolla le spalle Giorgia Meloni ogni volta che qualcuno le chiede conto dei saluti romani nel suo partito.

«Parliamo di scuola, lavoro, sanità...», sciorina Matteo Salvini in uno dei suoi mantra preferiti, schivando la domanda sulle relazioni pericolose di alcuni esponenti della Lega con gruppi neonazisti come Lealtà Azione. Il fascismo, nel dibattito pubblico di questi giorni, è sempre quello mussoliniano, storico, marmorizzato. Una parentesi chiusa per sempre.

Eppure, le violenze di sabato scorso, il piano per attaccare il primo sindacato italiano e addirittura Palazzo Chigi (quest’ultimo per fortuna andato a vuoto) ci dimostrano che il fascismo è ancora fra noi. Vive. Non solo quello di Forza Nuova, formazione politica eversiva dedita da sempre alla violenza.

C’è un fascismo “eterno”, per citare Umberto Eco, il cosiddetto “Ur fascismo”, che sopravvive nella sua dimensione ideologica. E fa bene la politologa Nadia Urbinati a ricordarci, in un bel commento su Domani, che in quell’ideologia mai morta c’è il culto della violenza come azione vitale, il disprezzo della diversità, l’intolleranza, l’anti sistema. Tutto questo lo abbiamo visto sabato scorso a Roma. A tutto questo Giorgia Meloni, se vuole aspirare a governare, deve trovare il coraggio di opporsi con meno ambiguità. Quando la leader di Fratelli d’Italia nicchia sulla matrice di quegli assalti, fa un pessimo servizio a se stessa e al suo partito. Insisto: il fascismo sta tornando in una nuova dimensione eversiva: dopo aver soffiato contro l’“invasione” e la sostituzione etnica, il fantomatico “piano Kalergi”, Soros, Bill Gates e le banche mondiali, adesso prova a legarsi ai movimenti no vax e anti scienza. E i leader politici che cercano consensi facili cavalcando l’onda anti green pass, stanno giocando con la fiamma.

Quanto a Mario Draghi e al suo governo, stia attento a non trascurare l’enorme disagio sociale che cova sotto la promessa di una crescita di Pil stratosferica. Nel dopo pandemia, nell’era della grande transizione ecologica, la ricchezza rischia di tornare ancora più diseguale e ingiusta di prima. Molti saranno i lavori persi, tante le aziende che mai più riapriranno. Crescita economica ma anche molta protezione per i più deboli: ecco cosa servirà per disinnescare nuove violenze di piazza.

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