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Il film Lego non parla affatto di libertà

Francesco Simoncelli
·7 minuto per la lettura

La prima volta che ho visto The Lego Movie (2014) l'ho interpretato come un inno all'imprenditorialità creativa e ai terribili risultati della pianificazione centrale.

È la storia di un semplice lavoratore che si ritrova in una posizione di leadership nel rovesciare una tirannia. Credeva che la vita fosse fantastica e poi scopre di vivere in una realtà distopica. Tutto era programmato, inclusa la felicità obbligatoria. Capisce quindi che il modo migliore per confondere i pianificatori è costruire qualcosa di completamente nuovo e inaspettato.

Non seguire le istruzioni; sii creativo e audace.

È una lezione che abbiamo ascoltato dagli imprenditori in ambito tecnologico per decenni. Io stesso l'ho promulgata.

Durante tutto il film i personaggi lottano per allontanarsi da un pianificatore che li vuole rinchiusi in un recinto. Mentre ci avviciniamo alla fine del film, scopriamo che questa è una metafora di qualcosa di reale: la persona che ha costruito quel mondo nel suo seminterrato stava incastrando i pezzi del Lego esattamente come li voleva.

Suo figlio aveva altre idee, si intrufolava nel seminterrato e, con grande sconcerto del padre, stava costruendo qualcosa di completamente nuovo: non voleva paletti, ma la libertà di creare qualcosa di nuovo.

Questo era il mio ricordo del film, quindi l'ho guardato di nuovo nella speranza di sentirmi ispirato allo stesso modo nei confronti della libertà e della creatività.

Questa volta, tuttavia, il film m'ha presentato un messaggio diverso e mi dispiace concentrarmi sul finale, che è uno spoiler se non l'avete visto, ma è esattamente in quel momento che scopriamo che il film parla di qualcosa di più profondo e insidioso.

Quello che abbiamo davvero qui è una lotta tra padre e figlio. Entrambi sono ciò che il film chiama "mastri costruttori", persone altamente abili nell'usare i Lego per creare interi mondi.

Una volta conoscevo una persona simile. Ha passato praticamente tutta la sua vita a costruire con i Lego, realizzando orologi, dipinti, scrivanie e statue. Ha venduto le sue opere a prezzi elevati in modo da farne la sua professione. Riceveva commissioni da fiere e persone con un elevato patrimonio netto che desideravano creazioni di vanità per le loro case e uffici. Questo per dire che persone del genere esistono davvero.

La vera lotta nel film, quindi, non riguarda la trama principale dei personaggi e questo punto è incredibilmente ovvio, ma va detto perché cambia l'intero significato: i personaggi Lego non possiedono una volontà propria. Non parlano, non si muovono, non ragionano e non creano. Sono completamente alla mercé del costruttore che usa la sua immaginazione per creare cose e inventare una storia attorno ad esse. Il costruttore scrive la narrazione e controlla la sceneggiatura.

Il padre che voleva dar vita alle sue creazioni potrebbe essere considerato una metafora per una generazione più anziana che ha una certa visione di come dovrebbe funzionare la società. Rimane scioccato quando suo figlio cambia completamente i personaggi e le infrastrutture iniziando a fare qualcosa di nuovo. Si rende conto che deve rinunciare al suo controllo affinché una generazione più giovane e più creativa possa fare cose nuove.

Il significato, quindi, è più insidioso se si considera che stiamo vivendo nell'era della ludicizzazione e del modellismo. Sono stato a diversi seminari tecnici sull'argomento e ho letto molto a riguardo: la presunzione è che le persone possano essere incentivate a comportarsi nel modo desiderato inventando una serie di ricompense, reali o immaginate, affinché la partecipazione sia continua e si passi da un livello all'altro. Funziona bene nei giochi online, ma fallisce in altri contesti. Non si può far eseguire alle persone compiti del tutto insensati prendendole in giro.

Il problema principale è quando si confonde il gioco con la vita reale. Eppure questo è esattamente ciò che abbiamo vissuto in quest'ultimo anno. La modellazione e le prescrizioni politiche che sono state le cause dei lockdown provengono principalmente dalla teoria della ludicizzazione top-down. Sunetra Gupta ha descritto già 20 anni fa l'ascesa della modellizzazione nella professione epidemiologica e l'ha definita per quello che è: "Illusione di controllo".

Per loro stessa natura le metafore matematiche possono essere applicate solo ad una ristretta gamma di problemi: quelli che si prestano a ridursi ad elementi ben precisi e per i quali la relazione tra suddetti elementi può essere esplicitamente dichiarata. Tale esercizio artificiale deve essere in grado di commentare alcuni aspetti del problema che altrimenti non sarebbero stati evidenti.

Ma qualcosa nella confortante rigidità del processo, nella sua notazione seducente e soprattutto nelle sue connotazioni di privilegio intellettuale, ha portato ad una selezione diversificata di discipline sull'altare del ragionamento matematico. Infatti l'appropriazione indebita del linguaggio matematico nelle scienze sociali e biologiche è una delle grandi tragedie del nostro tempo.

Ripensate un attimo alle origini del concetto di "distanziamento sociale": una modellista di scuola media che immaginava come lei, in veste di capomastro, avrebbe tenuto separati i ragazzini in modo che una malattia non potesse diffondersi. Suo padre ha preso la sua idea, l'ha matematizzata e visualizzata, e alla fine l'ha presentata al presidente degli Stati Uniti che l'ha trovata avvincente. Il documento originale è ancora presente sul sito web del CDC. Alcuni dei grafici originali su quel documento rendono gli esseri umani molto simili ai Lego. Basta tenere separate le persone e la malattia è così controllata. Lasciate che i mastri costruttori dirigano lo spettacolo!

Quando guardate la trama del film sotto questa luce, la lotta tra la vecchia generazione e quella più giovane può essere vista come una battaglia tra il vecchio e il nuovo modo di fare. Qual era il vecchio modo di fare? Forse la Costituzione, forse la Carta dei diritti. Un mondo in cui le scuole erano eventi di persona, un mondo di libertà di associazione e di viaggio, era un mondo in cui avevamo la possibilità di scegliere dove vivere, cosa fare, dove fare acquisti e controllavamo i nostri destini.

Cosa lo sta sostituendo? Una nuova generazione di modellisti che pensano di avere un'idea migliore di come dovrebbe funzionare la società. Ci sono limiti di capacità, mascherine, controlli su viaggi e raduni, un istituto medico che gestisce il nostro profilo immunitario e un'élite tecnocratica che è responsabile dell'intero sistema, forse qualcuno come Bill Gates.

Una caratteristica sconcertante degli ultimi 12 mesi è come quelle persone a cui piace il vecchio modo di fare (es. libertà e diritti) siano trattate in modo sdegnoso dai pianificatori e dai pro-lockdown, come se solo loro, l'elite intellettuale, sapessero cosa è meglio mentre noi stiamo semplicemente aggrappandoci ad una visione fallita del passato. Hanno i modelli e il know-how, sono loro i capomastri e noi siamo semplici nostalgici di un mondo che non c'è più.

L'arroganza di questa folla è palpabile e si sono dimostrati assolutamente implacabili nelle loro opinioni anche di fronte a tutte le prove del mondo reale che il loro modello ha fallito, e miseramente anche. Non si smuoveranno perché, secondo il loro modo di pensare, i modelli funzionano sulla carta e questo conta molto più del mondo reale. Se non è andata come speravano, è solo perché non siamo stati abbastanza obbedienti. La prossima volta andrà come dicono loro, con test sempre più precoci e metodi di controllo più severi.

Sì, sembra tutto estremamente inquietante. Potrei sbagliarmi sul fatto che The Lego Movie fa presagire un futuro di una generazione di pianificatori centrali che ne sostituirà un'altra. Forse è solo un divertente cartone animato, dopotutto. Tuttavia l'idea di mastri costruttori che si combattono a vicenda su cosa ricavare dai pezzi è agghiacciante. Se lo guardate di nuovo, ricordate che noi siamo i pezzi ed il film assumerà un senso completamente diverso.

Di Jeffrey Tucker

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online