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Il Fisco tassa pure le tovaglie, pur di spremere i contribuenti

La Guardia di Finanza ha fatto la multa a un ristoratore solo contando le tovaglie di carta e immaginando i coperti (Getty)

Altro che spesometro, per beccarsi una multa dal Fisco è sufficiente il “tovagliometro”. La Guardia di Finanza ha fatto la multa a un ristoratore solo contando le tovaglie di carta e immaginando i coperti. Secondo il loro verbale ci sono delle incongruenze e, quindi, il ristoratore deve pagare. Ma la Cassazione dà ragione all’esercente.

Il caso

I finanzieri, forti di precedenti pronunce dei giudici in ermellino, hanno sottratto dal numero di tovaglie di carta acquistate da una trattoria in un anno, quelle trovate in magazzino e moltiplicato il risultato per quattro scontrini medi, verbalizzando una notevole differenza ai fini Irpef e Iva tra quanto dichiarato e quanto pagato dall’esercente al Fisco.

Il calcolo

Ma si può davvero ipotizzare con precisione quanti coperti un locale è in grado di fare, contando solo le tovaglie di carta? E se una tovaglia ci mangiasse un solo cliente? Oppure se su una molto grossa, ordinassero in due? Insomma, il calcolo non è che sia poi così preciso. Il titolare della trattoria, quindi, decide di fare ricorso alla Commissione tributaria provinciale, che gli dà ragione

La trafila giudiziaria

L’Agenzia delle entrate non si è fermata e ha deciso di appellarsi alla Commissione regionale. L’Amministrazione finanziaria ha stabilito che la sanzione era stata calcolata non tenendo conto di “criteri metodologici accettabili”, trattandosi di mere presunzioni prive di riscontro oggettivo. Storia finita? Macché, l’Agenzia ricorre in Cassazione.

La Cassazione

Il tribunale supremo ha definitivamente chiuso la vicenda, rigettando l’appello. L’accertamento presuntivo va integrato da prove che avvalorino la tesi dell’evasione. Non basta contare le tovaglie di carta per fare il conto degli scontrini e dei coperti. E accusare di evasione un ristoratore.

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