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Il gioco delle tre carte

Alessandro De Angelis
·ViceDirettore
·1 minuto per la lettura
Agf (Photo: HPOST14)
Agf (Photo: HPOST14)

La linea, compagni, è cambiata. Pur mantenendo dubbi sull’affidabilità, sulla sincerità, sulla credibilità di Renzi adesso “non ci sono veti su Italia Viva”. Caduti, perché serve una maggioranza ampia per formare il governo. Così dice Nicola Zingaretti in direzione, proprio così: “Nessun veto”. Lo stesso segretario del Pd che, solo una settimana fa, in nome della completa “inaffidabilità” di Renzi il veto lo aveva posto (non da solo) dando il via libera alla ricerca di responsabili, disponibili e transfughi. Altrimenti, piuttosto che tornare a patti con “l’inaffidabile”, meglio il voto. Evidentemente era una pistola scarica, utilizzata per favorire la ricerca di parlamentari timorosi di perdere la cadrega, più che una linea.

Certo, il partito, nel suo insieme, non avrebbe retto perché in parecchi lì dentro preferiscono l’ex rottamatore alla Rossi, quelli che fino a qualche a giorno fa venivano considerati gli infiltrati di Renzi e ora sono sensibilità di cui tener conto. Al fondo però il dato, parliamoci chiaro, è che i numeri sono testardi. E non ci sono, tanto che proprio il Pd ha dovuto “prestare” una senatrice triestina per favorire la formazione del nuovo gruppo “europeista al Senato”, grottesca accozzaglia di gente che, in larga parte, già vota il governo e non porta consensi aggiuntivi, nonostante abbondi il numero dei contattati. Questa la gamba pomposamente definita europeista, liberale, socialista e popolare, formatasi giusto in tempo per salire al Colle dove mostrare il sacro fuoco dell’imperituro “bene del paese”. A proposito, chissà se sarà consultata proprio la Rossi, nota alle cronache come la “badante” del cerchio magico berlusconiano, che ha acceso le speranze su due nuovi arrivi da Forza Italia, ed effettivamente ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.