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Il Giornale d'Italia compie 120 anni e riparte dal digitale

·6 minuto per la lettura

Il Giornale d’Italia festeggia 120 anni. Fondato nel 1901 da Sidney Sonnino e Antonio Salandra, con la direzione di Alberto Bergamini, che veniva dal Corriere della Sera, nato solo 25 anni prima (1876), la visione di matrice liberale ne ha connotato la linea editoriale. Ora la storica testata si rinnova guardando al futuro e presentandosi al grande pubblico in versione digitale con un’informazione ampia, completa e integralmente free (www.ilgiornaleditalia.it).

Bergamini espresse chiaramente la linea da seguire nel primo numero, uscito il 16 novembre del 1901: “Lavoreremo alla conciliazione degli animi, a ravvivare i sentimenti di solidarietà fra tutti gli ordini cittadini, a rialzare le condizioni morali ed economiche delle classi più disagiate, da cui dipende per tanta parte l'avvenire d'Italia” (Anno I, n° 1, 16-17 novembre 1901”. A partire da quel momento il quotidiano ha raccontato l’Italia per oltre un secolo, due guerre mondiali e relativi dopoguerra, periodi bui e di crisi e fasi di rinascita.

“Siamo consapevoli che Il Giornale d’Italia rappresenta un inestimabile patrimonio storico e culturale, un rilevante testimone della storia del nostro Paese e con un ruolo fondamentale per il suo futuro- sottolinea Gabriella Greco, amministratore dell’azienda – La sfida è quella di tracciare una rotta chiara seguendo i valori di un tempo per farli conciliare con le profonde trasformazioni in atto. Lavoriamo per la qualità, la completezza e 'l’indipendenza' della notizia, per la comprensione dei fatti e dei fenomeni, per le libertà al plurale, come spiegava Benedetto Croce sulle colonne de Il Giornale d’Italia. Accessibilità e inclusione sono per noi due temi fondamentali perché la nostra più grande missione è quella di rappresentare tutte le categorie e le posizioni anche controverse; nel nostro Dna infatti, che rifiuta ogni ingerenza politica, vi sarà sempre un anelito di libertà, nel solco della linea tracciata da Bergamini, primo direttore de Il Giornale d’Italia”.

Numerosi editorialisti hanno arricchito l’informazione e la forza de il Giornale d’Italia, da Benedetto Croce a Luigi Pirandello, da Giovanni Pascoli ad Antonio Fogazzaro, a Vilfredo Pareto e Gabriele D’Annunzio. È con Gabriele D’Annunzio che Il Giornale d’Italia l'11 dicembre 1901 inventò la cd “Terza Pagina”, posizionata dopo quelle della politica e della cronaca. Pagina che Alberto Bergamini dedicò alla prima teatrale della Francesca da Rimini, di Gabriele D’Annunzio, interpretata da Eleonora Duse. Da allora ha caratterizzato la tradizione del giornalismo culturale italiano.

Il Giornale d’Italia ha festeggiato i suoi 120 anni con un evento a Palazzo Visconti a Milano, che ha ripercorso, attraverso le pagine di uno dei primi quotidiani italiani, alcune delle tappe più significative e importanti della storia del nostro Paese. Tra i vari interventi, quelli di Giuseppe Sala, Sindaco di Milano, Luciano Fontana, Direttore del Corriere della Sera e Sergio Luciano, Direttore di Economy. “La storia de Il Giornale d’Italia è stata di professionalità e di ricerca della verità”. Un percorso “che sono certo seguirà anche oggi”, ha detto Sala, che ha concluso: “Voglio quindi farvi gli auguri per i cento vent’anni di impegno. Soprattutto voglio augurarvi di fare giornalismo con la stessa passione e serietà che avete dimostrato”.

"Oggi stiamo festeggiando i 120 anni di un giornale che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia dell'Italia. Io vorrei partire da una citazione che mi riguarda e che riguarda 25 anni prima il fondatore del Corriere della Sera - ha detto Fontana intervenuto sul tema 'Il ruolo e la storia dell’Informazione da Bergamini ad oggi' - Lo dico perché la storia di Bergamini si intreccia in una maniera incredibile a quella del Corriere della Sera, soprattutto per quello che riguarda lo spirito, l’idea di società, di giornalismo e di rapporti civili seri e cortesi del dibattito pubblico che tutti quei giornali interpretano. Il primo direttore del Corriere della Sera scrive nel primo numero: 'Noi vogliamo un giornale che non guarda in faccia né chi sta in alto né chi sta in basso. Vogliamo essere oggettivi e vogliamo avere uno spirito di critica soprattutto nei confronti degli amici'. Questo è un modo incredibile di concepire l’informazione che Alberto Bergamini riprende quasi completamente nel Giornale d’Italia. Partiamo da alcuni elementi di storia che fanno capire che mondo diverso fosse. Bergamini diventa direttore del Giornale d’Italia a 30 anni, adesso se va bene siamo al secondo o terzo contratto di co.co.co. Era un giornalista importante del Corriere della Sera, era il segretario di direzione, dunque l'anello di congiunzione fra il direttore e tutti i giornalisti. Ad un certo punto lo stesso Albertini che era il direttore che ha fatto grande il Corriere della Sera decise di suggerirlo a Sonnino e Salandra che stavano cercando di fondare questo nuovo giornale a Roma che interpretasse lo spirito liberale della società. Albertini consigliò loro Bergamini molto a malincuore anche se l’idea che a Roma potesse nascesse qualcosa di simile nello spirito al Corriere della Sera gli piaceva. Bergamini prese in mano Il Giornale d’Italia e divenne un concorrente formidabile del Corriere della Sera, superando tutti i giornali romani. È una persona completamente dedicata al suo lavoro. Quello che mi piace ricordare è quel direttore che dalla mattina alla sera passava le giornate a cercare notizie, incontrare persone, dare istruzioni e coraggio ai suoi redattori”.

Sergio Luciano, Direttore di Economy ha parlato del tema “La sfida di un’informazione liberale e indipendente”: “Secondo me, il mestiere del giornalismo, cioè quella cosa per cui se scrivi una scemenza ne rispondi, è importante per la democrazia. L’irresponsabilità totale dei mass media di oggi, cioè i social, è un’irresponsabilità eversiva. Chiunque può pubblicare qualsiasi scemenza senza prendersi responsabilità. È un’anomalia incredibile. Quando si parla di giornalismo e di crisi dell'editoria, in realtà si parla di crisi della democrazia. Dico allora una banalità: assoggettiamo i social alle regole della stampa dei media tradizionali vigenti oggi in tutti i Paesi civili. Basta quello e si normalizza tutto, si ricrea uno spazio di mercato e di elettorato che chiede certezze e responsabilità. In questo modo io so chi ha scritto cosa, so con chi prendermela se ha scritto una scemenza, se insulta qualcuno o se intralcia la democrazia. Questa è la sintesi. Questo penserebbe Benedetto Croce sui social. Penso che noi avremo ancora qualche anno di sofferenza, poi tutto tornerà normale”.

Federico Silvestri, direttore Generale de Il Sole 24 Ore Spa System sul tema “Il valore del Brand e del Target” in occasione dei 120 anni de Il Giornale d’Italia: “Noi del Gruppo 24 Ore siamo qui per esprimere il nostro tifo a questa bella avventura imprenditoriale, un’avventura coraggiosa. Oggi iniziare un’attività editoriale vuol dire avere coraggio, essere portatori di valori importanti. Noi abbiamo scelto di accompagnare questa iniziativa perché la riteniamo di qualità e anche ben pensata. Si tratta di un marchio straordinario, storico, ben 120 anni di storia. Ma oltre al marchio ci vuole la sostanza. Noi crediamo, come è già stato dimostrato, che Il Giornale d’Italia faccia giornalismo con la G maiuscola”.

L’evento ha visto la partecipazione di numerosi personalità del mondo istituzionale, politico, economico e sociale oltre che imprenditori, manager e comunicatori d’azienda.

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