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Il golpe del social-trading

Pierluigi Gerbino
·5 minuto per la lettura

Si chiude oggi la settimana delle sorprese. Accanto alle tante mutazioni che il coronavirus ci sta presentando, che mettono in ansia chi si preoccupa della salute ed entusiasmano i giovani social trader che pullulano nelle piattaforme di trading online a basso costo, stiamo assistendo ad una mutazione abbastanza significativa dei connotati del ciclo borsistico vissuto dai mercati finanziari.

Tre mesi circa di rialzo dapprima veemente (per merito delle elezioni americane di inizio novembre), poi ordinato e senza sussulti né volatilità per oltre due mesi, hanno voltato pagina questa settimana, intraprendendo una fase correttiva che sembra in pieno svolgimento e che potrebbe ancora far arretrare significativamente i mercati nei prossimi giorni.

Il condizionale è d’obbligo, perché la pandemia che ha stravolto in tutto il mondo le vite, le modalità lavorative e le abitudini sociali del genere umano, ha terremotato i valori di mercato di interi settori, creando centinaia di società ormai zombie nei settori dei servizi tradizionali, bloccati dal distanziamento sociale. Ma ha pure riempito di utili insperati i settori del cosiddetto “stay at home business”: hardware e software per lavorare da casa e rimanere sempre connessi, servizi per cloud computing e videoconferenze,  piattaforme per lo streaming di film e videogiochi, social media e  piattaforme di trading online. Non solo. Ha creato una intera popolazione di trader neofiti a tempo pieno, giovani confinati a casa per il lockdown, ben finanziati dagli aiuti dei governi e delle banche centrali, che hanno assaltato le piattaforme di trading online a basso costo come la mitica Robinhood e, scoprendo di avere una massa d’urto non indifferente, hanno dato l’assalto al cielo investendo senza sosta e con forte leva finanziaria sui big della tecnologia.

Il grande rialzo ed i conseguenti forti guadagni deve aver inebriato molte di quelle giovani menti, al punto che nei giorni scorsi i forum che pubblicano in grande abbondanza i loro commenti (il più noto è WallStreetBets su Reddit.com) hanno ospitato una vera e propria insurrezione popolare. La progettazione di un colpo di stato finanziario, attaccando niente meno che l’establishment dei fondi hedge.

Un attacco in massa di piccoli trader che hanno assaltato  e comprato a piene mani alcuni titoli sul viale del tramonto e destinati al fallimento perché il loro business è diventato obsoleto. Il più noto di questi è GameStop, la catena di vendita di videogiochi su cd, una modalità di fruizione ormai decisamente superata dalla possibilità di scaricarli in streaming tramite internet. Questo titolo, quotato al Nyse ed avviato da tempo verso l’azzeramento dei suo valore, è uno tra quelli maggiormente venduti dai fondi hedge specializzati nello short selling, cioè la vendita allo scoperto di titoli deboli per riacquistarli a prezzi più bassi. A partire dalla seconda settimana di gennaio un primo assaggio di rivolta aveva provocato un rimbalzo delle quotazioni del 100% in due giorni, da 19,95 $ del 12 gennaio ai 39,91 del 14. Il tempo per far correre la voce sul Forum e l’attacco si è ripetuto in grande stile a cominciare dall’apertura del 22 gennaio (42,59 $). Acquisti concordati di massa hanno spinto il titolo in sole 4 sedute fino ai 347,5 $ del 27 gennaio. E’ un rialzo del 716% in 4 sedute. Quello della sola seduta del 27 gennaio è stato del 135%. Non so se mi spiego.

Ad alimentare gli acquisti sono state anche le precipitose chiusure delle posizioni short da parte dei fondi hedge esposti al ribasso, che hanno accusato forti perdite, speculari ai guadagni dei trader WallStreetBets. Alcuni di essi rischiano la capitolazione fallimentare. Inoltre, per ridurre il rischio complessivo, hanno dovuto liquidare anche parecchi altri titoli. C’è chi dice che una buona parte della responsabilità della violenta correzione dei listini USA di mercoledì sia stata provocata proprio da queste vendite forzate.

Quello che è successo, per quanto ne so, è il primo tentativo di Golpe Finanziario della storia di Wall Street. 

La consuetudine vuole che i piccoli trader vengano regolarmente tosati dai professionisti dell’establishment finanziario: banche d’affari che vendono rischio e fondi hedge che speculano con grandi masse e grandi leve. Ma questa volta, invece, sembra che le pecore abbiano ruggito. Il Davide Trader ha colpito ed abbattuto (almeno per un giorno) il Golia Istituzionale. Certo, lo ha fatto con un assalto concordato, che non è propriamente la modalità operativa più ortodossa. Ricordo che l’acquisto concordato e coordinato per provocare aumenti dei prezzi (o diminuzioni) è considerato manipolazione del funzionamento del  mercato e pertanto è punibile come reato. Quella manipolazione che le banche Centrali fanno regolarmente da anni con le politiche di Quantitative Easing sui titoli obbligazionari, al popolo è vietata. L’autorità di controllo del mercato USA (SEC, Security Exchange Commission) ha infatti acceso un faro sulla vicenda e per qualcuno potrebbe finire come si concluse l’assalto al Congresso dell’Epifania, con incriminazioni di massa.

Intanto, in attesa delle indagini, ieri l’establishment ha forse ripreso in mano il controllo della situazione. Diversi intermediari hanno messo restrizioni all’acquisto sui titoli più assaltati dai trader rivoluzionari e GameStop, dopo aver toccato ad inizio seduta il cielo dei 481,99 $, è sprofondata a 193,60, perdendo quasi metà di quel che aveva accumulato. Molti rivoluzionari che hanno venduto si sono bruciati. Certamente, se hanno comprato solo mercoledì. Ma su WallStreetBets la questione è diventata politica e continuano gli appelli a resistere e non vendere per non darla vinta al sistema e portare avanti la rivoluzione.

La vicenda ha cominciato ad interessare anche politici di spicco, come la pasionaria democratica Alexandria Ocasio Cortes, che si è schierata a fianco dei rivoluzionari e contro l’establishment.

Non so come andrà a finire la questione. Quando si infila la politica tutto è possibile. 

Intanto ieri è andato in scena un cospicuo rimbalzo di SP500, che è risalito fino a 3.830, recuperando ben 80 punti e ricoprendo tutta la candela nera del giorno prima. Però da quel punto,  nelle ultime due ore, sono ripartite le vendite e la chiusura è stata assai meno sfavillante, a quota 3.787 (+0,98%). Anche il Nasdaq100 ha avuto un andamento simile ed ha chiuso con un modesto +0,68%, molto vicino al minimo di seduta. 

La seduta asiatica di oggi ha visto proseguire le prese di beneficio e l’apertura europea dovrebbe andare a rimangiarsi tutto il guadagno ottenuto col rimbalzo di ieri (Eurostoxx50 +0,6%).

La correzione sembra tutt’altro che finita. Stiamo a vedere come finirà la settimana delle mutazioni.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online