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Il golpe mediatico di Trump esalta Wall Street

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

Nei 4 anni del mandato presidenziale di Donald Trump abbiamo visto cose che noi umani mai avremmo potuto immaginare.

E ne stiamo vedendo ancora, nei giorni del crepuscolo del “grande bugiardo”.

Lo sfregio alla democrazia ed alle regole basilari della civile convivenza, che Trump ha sistematicamente portato avanti nei 4 anni di solitario delirio di onnipotenza, che si è nutrito con l’usa e getta di molte decine di collaboratori, è culminato ieri nell’assalto al Congresso da parte di centinaia di esagitati complottisti di estrema destra, incitati nientemeno che dal Presidente in carica ad impedire la proclamazione dell’esito delle elezioni presidenziali e del suo successore.

Il reality show nel quale il più grande degli attori viventi ha trascinato l’America, dopo aver fallito l’obiettivo di sovvertire il risultato delle elezioni con oltre 70 ricorsi presentati nei tribunali di parecchi stati americani e regolarmente bocciati perché inconsistenti, necessitava dell’apoteosi finale prima dei titoli di coda. Così ieri, al termine di uno scellerato comizio, una folla di scalmanati suprematisti bianchi, tra cui parecchi in tenuta paramilitare, è entrata nel Palazzo del Congresso, a Washington, violando facilmente le scarse protezioni della polizia, ed ha costretto i rappresentanti del popolo americano a sospendere i lavori per certificare l’esito elettorale e proclamare ufficialmente il nuovo Presidente. Il Congresso è stato evacuato e deputati e senatori sono fuggiti in luogo sicuro sotto la protezione dell’esercito. 

Prima che le forze di sicurezza riprendessero il controllo della situazione e venisse dichiarato il coprifuoco a Washington fino al 21 gennaio, il mondo ha potuto vedere il saccheggio dell’aula del Parlamento americano, scene di estremisti che inseguono poliziotti dentro il palazzo e persino un truculento contestatore scattarsi selfie seduto sullo scranno del Presidente del Senato. Intanto sul campo di battaglia sono rimasti 4 morti e 13 feriti, mentre oltre 50 estremisti sono stati arrestati.

Personalmente temevo episodi di violenza, che covavano da giorni, ma non che avvenissero dentro il Tempio della democrazia americana.

Tuttavia, dopo lo spavento iniziale, è stato quasi subito chiaro che Trump non stava compiendo un vero e proprio Golpe istituzionale, perché i colpi di stato seri si fanno con l’esercito e non mandando un’Armata Brancaleone di sovranisti razzisti a farsi menare dalla polizia. Di lì a poco è venuta anche  a galla l’indole codarda dei colui che ha incitato ad attaccare l’istituzione che lui stesso avrebbe dovuto proteggere. Quando si è accorto che poteva scapparci il morto, Trump si è subito precipitato a lanciare la ritirata e si è rivolto così alla maionese impazzita dei suoi sostenitori: “Ci hanno rubato il voto, vi amo, ma ora tornate a casa tranquilli”.

Mi chiedo se verrà mai punito per i fatti di ieri. Per le vittime provocate dall’esplicito incitamento alla violenza partorito dal suo smisurato ego, che non accetta mai di perdere e non ammette mai un errore, ma si scaglia sempre in modo aggressivo contro i suoi nemici e denuncia costantemente i complotti del mondo contro la sua grandezza.

Con la sciocchezza di ieri sera Trump è così riuscito ad alienarsi anche gli ultimi irriducibili fedelissimi. Ora è una litania di dimissioni in seno alla sua amministrazione ormai in rotta. Persino il fido vice-presidente Pence lo ha abbandonato da un paio di giorni, quando ha rinunciato a seguirlo nella battaglia perduta contro la democrazia e ha rifiutato di eseguire l’ordine datogli da Trump di ribaltare l’esito delle elezioni. Pence ieri sera, nel pieno del caos istituzionale, ha tenuto la barra democratica ben dritta, condannando i sostenitori violenti di Trump: “Non avete vinto. La violenza non vince mai”.

Anche il partito repubblicano è ormai sul punto di scaricarlo. Molti leader, tra cui il capogruppo al Senato McConnell, hanno condannato l’insurrezione ed il comportamento di Trump.

Come ha reagito Wall Street al drammatico film che scorreva sui monitor dei notiziari tv?

Come spesso accade Wall Street è oltre. Ha capito subito che il golpe era finto e che, anziché ostacolare l’insediamento della nuova amministrazione Biden, ne avrebbe consolidato il consenso popolare.

Perciò ha reagito, in modo apparentemente incredibile, tornando con l’indice SP500 sui massimi dell’ultimo giorno del 2020 e mostrando anche di non essere per nulla preoccupata della vittoria democratica nei ballottaggi in Georgia per due seggi al Senato. Con questa vittoria il Partito Democratico  ha ottenuto la duplice maggioranza, sia alla Camera che al Senato e Biden teoricamente potrà attuare senza troppi ostacoli il suo programma, che non è tenero con i colossi tecnologici del Nasdaq  e che prevede anche la rimozione degli sconti fiscali concessi da Trump all’industria americana.

Ma questo solo teoricamente, perché la vicenda del “Golpe per un selfie” metterà il rallentatore a Biden nell’attuare tutti i provvedimenti più divisivi, dato che ora urge la necessità di rappacificare almeno un po’ le due americhe che si guardano in cagnesco dopo 4 anni di odio fomentato da Trump.

Il nuovo Presidente, che va già normalmente con i piedi di piombo, per un po’ si guarderà bene dall’infastidire Wall Street. Anche il Golpe perciò favorisce la dittatura dell’euforia, che negli ultimi  tempi pare l’unica certezza.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online