Il lavoro multitasking fa male: danneggia la memoria

Il lavoro multitasking danneggia la memoria. L’autorevole Forbes ha pubblicato in questi giorni un interessante articolo a firma Jessica Kleiman nel quale l’esperta di produttività Julie Morgenstern spiega come l’eccesso di input e output ai quali il cervello è quotidianamente sottoposto rischi di compromettere le facoltà mnemoniche.

Nelle professioni basate sul passaggio di informazioni in rete, alcune giornate sono vissute come un vero e proprio stato d’assedio: mail, chiamate di Skype, feed back sui social network affiancati alle care vecchie telefonate rischiano di mandare il cervello in crash. Ma allora è ancora possibile al giorno d’oggi liberarsi dallo schema imperante del multitasking e concentrarsi sulla pianificazione e il brain storming che possono rendere più efficace il lavoro?  Secondo Morgenstern - che sull’argomento ha scritto cinque libri - nell’era della connessione continua smarcarsi è ancora possibile.

Morgenstern spiega come sia scientificamente dimostrato che il cervello non può passare da un’attività all’altra senza perdere tempo prezioso. Nel passaggio da un ambiente mentale all’altro impieghiamo il quadruplo di tempo a ricostruire un’idea. E nel multitasking, quando una decina di finestre sono aperte sul nostro Pc, commettere errori è più facile. Inoltre le neuroscienze ci dicono che ciò che impariamo durante un’attività in multitasking viene trattenuto molto meno dalla nostra memoria a lungo termine costringendoci, di fatto, a dover reimparare.

Uno dei principali colpevoli di questa “epidemia del multitasking” è lo smartphone che impedisce ai lavoratori di avere delle aree di irreperibilità e di sicurezza dalle informazioni in entrata. Il fatto stesso che le relazioni personali (siano esse professionali, famigliari, sentimentali o amicali) passino sempre di più attraverso uno schermo che  è, allo stesso tempo, uno strumento di lavoro, non fa che suffragare l’ipotesi che social media e affini siano, come ha scritto ironicamente qualcuno, “armi di distrazione di massa”.

Il cervello per operare al massimo delle proprie potenzialità ha bisogno di far lavorare tutte le sue parti e il multitasking, invece, riduce il raggio di operatività della memoria. Secondo Morgenstsern c’è bisogno di uno “screen break”, una “pausa schermo”, poiché il cervello non è più in grado di sostenere questa mole di informazioni.

Ma da teorica della gestione del tempo la studiosa statunitense propone tre regole d’oro per lavorare in maniera più intelligente:

1) Prevedere delle “pause schermo” tanto nel vostro piano di lavoro, quanto a casa. Non bisogna superare le tre ore consecutive senza un break per riflettere in maniera più profonda sul da fare.
2) Iniziare la giornata con i lavori più impegnativi e spostare quelli più “leggeri” nelle ultime ore, magari evitando di avere uno schermo affollato di “finestre” dall’inizio alla fine della giornata lavorativa.
3) Pianificare il lavoro su più giorni limitando così le distrazioni. Se la sera prima so già quali incombenze mi attenderanno, il giorno dopo sarà più facile avere chiare le priorità e non farsi distrarre. Dividendo in due la giornata (con lo svolgimento delle attività prioritarie nella prima parte) la produttività ne giova.

Fra gli espedienti consigliati per guadagnare tempo c’è quello di controllare la mail solamente quattro volte al giorno dalle 9 alle 18. Sembra una cosa da niente ma chi ci riesce è sulla strada della guarigione dall’“epidemia multitasking”.