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Il Made in Italy rimane in Italia: dopo il Covid spinta dai consumi interni

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Il Made in Italy rimane in Italia: dopo il Covid spinta dai consumi interni
Il Made in Italy rimane in Italia: dopo il Covid spinta dai consumi interni

La pandemia ridisegna le filiere: nel 2021 previsti tra i 3 e i 4 miliardi di incasso dai prodotti locali e un calo dell'import del 3,5%

Si parla da sempre dell’importanza del Made in Italy, ma forse mai come in questo periodo se ne sta prendendo coscienza. Con la crisi dovuta alla pandemia molti italiani stanno supportando la produzione alimentare locale: già l’82%, secondo un’indagine Coldiretti/Ixè. Una tendenza che si confermerà nel 2021. Il prossimo anno è previsto infatti un aumento fra i 3 e i 4 miliardi di euro dell’incasso derivante da prodotti italiani, con un calo del 3,5% dell’import.

UNA CATENA PIÙ CORTA

A rivelarlo è una ricerca della società di servizi per aziende Alvarez & Marsal in collaborazione con quella di consulenza Retail Economics, svolta sulle trenta principali catene di distribuzione presenti in Italia, Francia, Inghilterra, Spagna, Germania e Svizzera. Le aspettative di crescita dei prodotti locali non sono dovute solo al sentimento di solidarietà e alla volontà di sostenere l’economia del Paese. L’indagine infatti evidenzia come siano gli stessi rivenditori a progettare catene di fornitura più corte e intelligenti: il 70% ha ritenuto necessario rivedere la propria supply chain proprio alla luce dei cambiamenti generati dalla pandemia.

NEAR-SHORING E ON-SHORING

Secondo l’indagine, nel 2021 il 46% dei rivenditori attuerà politiche di near-shoring, cioè di riavvicinamento delle fonti di approvvigionamento. Si assisterà inoltre a un processo di on-shoring, ovvero di ritorno entro i confini nazionali della filiera produttiva. Una prospettiva questa che, come ha commentato Alberto Franzone, managing director di Alvarez & Marsal Italia, si preannuncia molto interessante dal punto di vista degli effetti che potrebbe avere sull’occupazione e sul prodotto interno, ma che potrebbe portare a un aumento dei prezzi.

ALTI COSTI DI PRODUZIONE

L’indagine di Alvarez & Marsal e Retail Economics sottolinea come gli alti costi di produzione locale siano un deterrente per l’86% delle catene di distribuzione europee, insieme alla mancanza di specializzazione. Quindi una filiera produttiva più corta sarebbe vantaggiosa solo laddove ci siano dei margini di profitto, quindi solo per determinati settori. “Pensiamo al lusso, ai prodotti per la casa, all’agroalimentare – ha ricordato Franzoni – per questi settori la prospettiva di un maggiore approvvigionamento da fonti interne non è solo plausibile, ma è l’indirizzo verso cui il mercato verosimilmente si muoverà.

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