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Il mercato azionario cinese vuole confermarsi protagonista con le A-Share

Leo Campagna
·5 minuto per la lettura
Il mercato azionario cinese vuole confermarsi protagonista con le A-Share
Il mercato azionario cinese vuole confermarsi protagonista con le A-Share

La pandemia ha accelerato alcuni trend come la tecnologia dell’educazione (EdTech) e l’attivismo giovanile mentre la speranza di una solida ripresa dell’economia nel 2021 spinge i listini cinesi

BORSA DI SHANGHAI SUI MASSIMI DI OLTRE 5 ANNI

Le speranze di una solida ripresa nel 2021 spingono al rialzo i listini mondiali. La Cina, per molti analisti, potrebbe guidare il rally rialzista con la Borsa di Shanghai il cui indice delle blue-chip e il listino delle start-up ChiNext hanno toccato i massimi di oltre 5 anni. A Shenzhen, il mercato delle start-up ha terminato la sessione in progresso di oltre 3 punti percentuali, spinto dalle tecnologie green. Come si legge nell’articolo “La Borsa di Shanghai sui massimi da 5 anni” non ha sortito alcun effetto sui mercati asiatici l’ordine esecutivo dell’amministrazione Trump che vieta gli investimenti Usa nelle aziende cinesi con presunti legami con l’esercito. Tra gli investitori prevale un sentiment positivo, incoraggiato dalle previsioni di una forte ripresa dell’economia, anche grazie al via delle campagne di vaccinazione in tutti i Paesi europei. Nell’ultima settimana, alcune aziende legate ai servizi internet sono state interessate da forti vendite, dopo che l’indagine antristrust di Pechino nei confronti di Alibaba aveva affossato il titolo. Ma si è trattato di un episodio temporaneo che non ha scalfito il trend rialzista dell’azionario cinese che si candida a guidare il rally rialzista.

LE A-SHARE PER CAVALCARE LA RIPRESA CINESE

Per accedere direttamente alle imprese cinese più orientate all’economia interna, le cui performance sono scarsamente dipendenti dai ricavi esteri, la soluzione è investire nelle A-Share. “Si tratta di azioni di società con sede nella Cina continentale, quotate in yuan e scambiate sulle Borse di Shanghai e Shenzhen che, complessivamente, costituiscono il terzo più grande mercato azionario al mondo per capitalizzazione, con circa 3.800 società quotate di grandi, medie e piccole dimensioni”, fa sapere Jan Boudewijns, Head of Emerging Markets Equity di CANDRIAM. “Gli stock picker possono contare su altre caratteristiche che rendono questi titoli particolarmente interessanti. Per esempio, il fatto che l’80% del mercato sia movimentato dagli investitori retail da un lato assicura un buon volume di scambi mentre dall’altro determina un livello di volatilità superiore alla media. Il mispricing creato da questa volatilità è un altro fattore di attrazione per i gestori attivi che possono individuare opportunità di investimento basate sulle valutazioni”, spiega nell’articolo “A-Share, la strada per sfruttare le opportunità del mercato cinese” Boudewijns. Inoltre, il mercato delle A-Shares della Cina continentale offre accesso a una più ampia selezione di aziende private proprio nei settori (IT, sanità, tecnologia e beni di consumo) in cui si annidano le maggiori opportunità di investimento. Sul fronte ESG, se è vero che le A-Share rispetto alle H-Share devono soddisfare minori standard in termini di governance, è altrettanto evidente come stia crescendo anche in questo mercato l’attenzione agli aspetti legati alla sostenibilità. ”Una tendenza accelerata dagli obiettivi di neutralità carbonica entro il 2060 previsti dall’Accordo di Parigi e dal conseguente grande impulso per energia pulita e veicoli elettrici, ma anche dalle misure antitrust recentemente annunciate per l’e-commerce e internet”, conclude l’Head of Emerging Markets Equity di CANDRIAM.

EDTECH, UN TREND ACCELERATO DALL’ARRIVO DEL CORONAVIRUS

Intanto prosegue il dinamismo della tecnologia dell’educazione (EdTech), cioè l’insieme dei servizi per facilitare l’apprendimento utilizzando e gestendo appositi processi tecnologici e risorse innovative. Le previsioni di spesa, per il periodo 2019-2025, sono in crescita ad un tasso annuo del 15%, arrivando a superare i 400 miliardi di dollari entro il 2025. ”L’arrivo del coronavirus ha ulteriormente accelerato questo trend anticipando di 5-10 anni il livello di adozione e uso dell’EdTech”, fa sapere nell’articolo “I nuovi trend accelerati dalla pandemia” il team di gestione di Credit Suisse (Lux) Edutainment Equity Fund. “Basti pensare che, in base ai dati del monitoraggio UNESCO, la pandemia ha costretto in poche settimane 191 paesi ad adottare chiusure su scala nazionale, con ripercussioni sul 98% circa della popolazione studentesca globale: alla fine di aprile 2020, circa 1,7 miliardi di studenti studiavano a distanza servendosi di un mix di tecnologie per i luoghi di lavoro e la didattica, tra cui Zoom, Microsoft Teams e Google Classrooms”. In presenza di una crisi, sostenere studenti, docenti e famiglie fornendo accesso gratuito a corsi, formazione e servizi è un obbligo morale. “Durante la pandemia molte delle nostre società in portafoglio hanno avuto un ruolo importante all’interno delle rispettive comunità. Le realtà più virtuose del mondo imprenditoriale di diversi paesi, tra i quali Cina, Brasile e Stati Uniti, hanno messo a disposizione gratuitamente piattaforme e servizi a studenti o università”, conclude il team di gestione del Credit Suisse (Lux) Edutainment Equity Fund.

ATTIVISMO GIOVANILE E GREEN DEAL EUROPEO

Infine continuano a far parlare i movimenti dei giovani attivisti che si propongono di agire con decisione sulla crisi climatica. Il loro simbolo è la quindicenne Greta Thunberg che nell’agosto 2018 ha iniziato uno sciopero scolastico per il clima. Nelle tre settimane precedenti le elezioni in Svezia, ha continuato a sedersi davanti al parlamento svedese ogni giorno di scuola, chiedendo un’azione urgente sulla crisi climatica. La sua iniziativa è stata condivisa dai suoi compagni di scuola che hanno deciso di proseguire il loro sciopero fino a quando le politiche svedesi non avessero fornito un percorso sicuro per riportare la temperatura al di sotto dei 2°C, cioè in linea con l’accordo di Parigi. Un obiettivo ambizioso in cui può giocare un ruolo importante il Green Deal europeo, l’insieme di iniziative politiche promosse dalla Commissione europea con l’obiettivo generale di raggiungere la neutralità climatica (ovvero zero emissioni nocive) in Europa entro il 2050. In un contesto che a livello internazionale, come si sottolinea nell’articolo “Un futuro più sostenibile grazie ai movimenti dei giovani attivisti”, sembra in prospettiva più favorevole alla luce dell’esito delle elezioni presidenziali Usa. Joe Biden, il cui insediamento alla Casa Bianca è previsto per il 20 Gennaio 2021, acconsente infatti all’obiettivo di portare al 100% l’energia pulita entro il 2035.