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Il Ministero della Giustizia "fa il gioco delle tre carte" con i computer per i tribunali

·3 minuto per la lettura

AGI - È caos sul ritiro dei computer portatili ai dipendenti di tribunale per darli ai neoassunti che affiancheranno i magistrati nell'Ufficio del Processo, la struttura ritenuta dalla ministra Marta Cartabia colonna portante della riforma che si pone l'obbiettivo di velocizzare i tempi della giustizia.

Stando a quanto riferito da diverse fonti sindacali all'AGI, in alcuni tribunali sono stati ritirati, come a Palermo, in altri, come Roma, non ancora e, terza strada, ci sono palazzi di giustizia, come quello di Busto Arsizio, dove sono stati portati via i pc fissi e lasciati i portatili.

"Quei pc servono per smart working e quarantene"

Le perplessità da parte dei lavoratori sull'operazione avviata per agevolare l'inizio dell'esperienza dell'Ufficio del Processo riguardano l'utilità di questi computer che gli vengono sottratti per lo smart working, soprattutto dei fragili e dei conviventi di fragili e per l'isolamento fiduciario.

A decidere di togliere ai ‘vecchi' per dare ai ‘nuovi', il cui compito sarà, tra le altre cose, quello di studiare i fascicoli e compiere attività pratiche di facile esecuzione di supporto ai magistrati, è stato il ministero della Giustizia. In un documento del 16 dicembre scorso firmato dalla Direzione Generale di via Arenula, viene spiegato che “in vista dell'assunzione di 8.171 addetti per l'Ufficio del processo presso la Cassazione, le Corti d'Appello e i Tribunali, è stata programmata l'acquisizione di personal computer portatili da assegnare a ogni unità di personale assunto”.

In base alla legge, l'amministrazione dovrebbe reperirli tramite la Consip. Ma la società ‘centrale degli acquisti' del Ministero ha fatto sapere di non poterlo fare in “tempi allineati alle necessità” a causa “della particolare attuale criticità del mercato mondiale dei personal computer. Di qui la decisione di destinare al nuovo personale, che in parte svolgerà il proprio lavoro da casa e comunque dividendosi con la professione di avvocato, ricercatore o altro, i 6.236 pc già acquistati in precedenza e, in particolare, i 1.935 presi “per lo smart working del personale amministrativo”.

"Per l'Ufficio del Processo dovevano essere utilizzato le risorse interne"

“Da anni il personale viene trattato male - dice Lino Gallo, segretario di FLP, la federazione sindacale dei lavoratori pubblici -. Penso, per esempio, alle mancate promozioni dei commessi che sarebbero dovute avvenire dal 2010 coi soldi accontonati e che gli spettavano per le loro competenze e la lunga militanza. Ci sarebbero persone qualificate che avrebbero potuto sopperire alle esigenze dell'Ufficio del Processo per esperienza, qualità, professionalità, senza la necessità di risorse esterne”. Domani in Tribunale a Milano ci sarà una riunone per decidere le nuove linee dello smart workig in un momento in cui, dice Gallo, "la pandemia non si è fermata".

La replica del Ministero

La promessa del Ministero è di restituire almeno questi 1.935 "nei primi mesi del 2022". “I pc non erano stati assegnati nominativamente ma solo in virtù di progetti di smart working per la fase emergenziale  sospeso di fatto in autunno in virtù dei provvedimenti del ministero competente”, aveva replicato il Ministero nei giorni scorsi alle proteste. E, facendo riferimento a una circolare del Dipartimento organizzazione giudiziaria, aveva replicato sottolineando che “l'amministrazione centrale ha fornito agli uffici giudiziari e ministeriali, negli anni 2020 e 2021, un totale di 16.073 personal computer portatili per consentire un più ampio accesso al lavoro agile e per le ulteriori esigenze di servizio e sta inoltre procedendo a distribuire ulteriori 32.400 personal computer portatili, per le ulteriori esigenze legate allo smart working".

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