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Il mio trauma e il vostro: una restrospettiva del 2020

Francesco Simoncelli
·8 minuto per la lettura

Il lockdown mi ha scioccato come nient'altro aveva fatto nella mia vita. L'idea stessa che gli stati avrebbero premuto il pulsante dello spegnimento su metà dell'economia, eliminando tutte le preoccupazioni per la libertà e i diritti umani, era al di là di ogni distopia che avessi mai immaginato. All'inizio doveva durare solo due settimane.

Poi le settimane si sono trasformate in mesi. Gli stati che avevano approvato i lockdown hanno commesso il classico errore dei generali di guerra: non sono riusciti a tracciare una via d'uscita. Col tempo, la logica nel voler persistere in qualcosa di irraggiungibile è scaduta nell'assurdo. Che le infezioni fossero aumentate o diminuite e che le ospedalizzazioni fossero aumentate o diminuite, non c'era alcun percorso che portasse fuori. Se i lockdown hanno funzionato per sopprimere il virus, lo sblocco lo avrebbe sicuramente liberato di nuovo.

Anche dopo tutto questo tempo, c'è una scarsità di prove di qualsiasi relazione tra lockdown e riduzione dei gravi esiti del virus. Tutta questa distruzione della vita, della libertà e della proprietà... a quale scopo? Non era chiaro a marzo e ancora non è chiaro adesso. È stato un esperimento che non avrebbe mai dovuto aver luogo, ed è fallito miseramente.

L'arroganza dei pianificatori centrali è stata spaventosa da vedere. Non potevano ammettere il fallimento, quindi hanno continuato a raddoppiare la dose. Nessuna carneficina sociale ed economica sembrava scuoterli. Gli screening per il cancro e le vaccinazioni sono crollati, i servizi di odontoiatria sono diminuiti del 70%, suicidi ed overdose per droga sono aumentate, le arti sono andate in pezzi, 100.000 aziende sono morte e persino il tasso di omicidi ha invertito la sua traiettoria decrescente decennale ed è aumentato vertiginosamente. Esatto: quando si distruggono le basi della civiltà, si diventa incivili.

È stato un anno in cui siamo stati tutti invitati a sperimentare lo smantellamento della società buona e libera attraverso la forza del potere statale. Follia è un termine troppo debole. Calamità e catastrofe: questi termini sono più adatti. Eppure è stato tutto causato dall'istituzione che tanti per così tanto tempo hanno affermato essere una macchina di compassione, giustizia, uguaglianza, equità e alta considerazione per la dignità umana, il baluardo essenziale che tiene a galla la civiltà. Questi valori sono stati eliminati. Ed evitiamo la voce passiva e parliamo in modo più esplicito: il sistema statale li hanno cancellati.

Il costo psicologico che questo ha avuto sulla vita delle persone è incalcolabile. Molte persone che conosco hanno chiuso a causa dei lockdown, stufi di sentirsi dire una cosa e poi un'altra, e ora dubitano della saggezza dei pianificatori sanitari, ma non sanno cosa fare al riguardo se non trasferirsi in Florida o nel Sud Dakota.

Altre persone che conosco ci credono ancora. Sicuramente tutto questo era necessario, sicuramente abbiamo ottenuto qualcosa con tutti questi sacrifici. Incapaci di immaginare che i funzionari in carica abbiano intrapreso quasi un anno intero di crudeltà senza buoni risultati, inventano una narrativa fantasiosa come meccanismo di difesa. E poi queste persone si scagliano contro altri che non si mascherano e si avvicinano troppo agli altri, in modo molto simile a come i Flagellati del Medioevo incolpavano i festeggiamenti e il peccato per la peste.

C'è qualcosa di valore che si può trarre da questa esperienza? Da parte mia, è stato un anno di apprendimento. Ho letto molti libri sulla biologia cellulare, la storia delle malattie infettive e mi sono impegnato a capire la traiettoria delle politiche di sanità pubblica del XX secolo. Ho imparato tanto, non solo su questi argomenti ma anche sulla natura umana. Ho imparato che le persone sono più disposte a sopportare il dispotismo di quanto avessi mai immaginato, ho visto come le paure primordiali possano disabilitare il pensiero razionale e come le forze politiche possano usare questa paura per aumentare il loro potere.

Soprattutto sono arrivato a capire l'interrelazione intellettuale tra economia e salute pubblica, e come la fallacia e l'errore politico si diffondano così facilmente all'interno di entrambe le discipline.

Era settembre e sono stato coinvolto in una conversazione con un uomo che probabilmente non avrei incontrato se tutto questo non fosse stato l'anno più strano della mia vita, l'anno in cui gli stati hanno deciso che tutte le nostre libertà e diritti potessero essere aboliti per editto. Quest'uomo è Martin Kulldorff, un epidemiologo di Harvard ed esperto di sanità pubblica. Avrebbe parlato; anzi si sarebbe fatto avanti, avrebbe rischiato tutto per aiutare a porre fine alla follia. Il nostro primo contatto è stato tramite Twitter, come ci si potrebbe aspettare in questi giorni.

Questo scienziato con una formazione in un'ampia varietà di campi medici e statistici ha parlato chiaramente di come e perché i lockdown contraddicono la salute pubblica. Il fulcro della salute pubblica è considerare non solo ciò che è buono per un gruppo o controllare un patogeno, ma pensare a tutti i gruppi ed a tutti i potenziali problemi di salute, non solo a breve termine ma a lungo termine.

Sicuramente non lo sapeva, ma la sua affermazione è un riassunto quasi perfetto della prima lezione di economia che ho imparato da Henry Hazlitt. L'economia consiste nel pensare non solo al bene di un gruppo ma di tutti i gruppi, non solo a breve ma anche a lungo termine. Questa è "una lezione" che Hazlitt ha predicato per tutta la sua vita.

Economia e sanità pubblica

Ecco qua: il legame tra sanità pubblica ed economia. Riflettendo sugli errori intellettuali di quest'anno, molti di essi hanno paralleli in economia.

Affidamento eccessivo sui modelli matematici. Abbiamo osservato l'eccessivo affidamento sulla modellazione predittiva che non può assolutamente spiegare la molteplicità delle variabili e l'eterogeneità dell'esperienza umana individuale, sia in termini di biologia che anche in termini di azione umana. Proprio come la teoria della scelta in economia deve tenere conto del valore soggettivo e dell'inesauribile volontà e innovazione, così anche l'epidemiologia deve tenere conto della radicale diversità della risposta biologica ad un patogeno. Troppo "formalismo" nella sanità pubblica crea un'illusione di controllo smentita dall'esperienza reale. La pianificazione centralizzata non funziona né in economia né in sanità pubblica.

Correlazione/causalità. Come per tutta la scienza, anche quest'anno l'epidemiologia è stata ostacolata da scarse tecniche di ricerca e dal classico errore di presumere che la correlazione in qualche modo muti in causalità anche in presenza di mille altre variabili.

Il mio esempio preferito (tra migliaia) è lo studio sui ristoranti promosso dal CDC che ha rilevato un piccolo cluster di persone che sono risultate positive e che hanno detto in un sondaggio di essere andate in un ristorante; ma lo studio non è riuscito nemmeno a chiedere se le persone abbiano cenato dentro o fuori. Inoltre lo stesso studio non ha trovato alcuna relazione tra infezione e indossare la mascherina, ma è stato necessario scavare in profondità nello studio per scoprirlo.

Quanti "studi" ridicoli hanno correlato la mitigazione della malattia con mascherine obbligatorie e lockdown solo per vedere le tendenze invertite nei mesi successivi? La cattiva scienza ha definito la nostra epoca.

Confusione tra causa ed effetto. Alla fine dell'estate l'obiettivo di "appiattire la curva" si è trasformato in "fermare la diffusione", cosa che ci ha fatto conoscere l'inafferrabile tasso di infezione, R0. Perché? Gradualmente mi sono reso conto che alcune persone credono che se riescono ad abbassarne la velocità al di sotto di 1, il virus si esaurirà.

Problema: se il tasso di infezione è rilevabile in tempo reale, è chiaramente un rendering statistico della traiettoria del virus all'interno di una popolazione, non una causa di quella traiettoria. Cercare di controllare l'infezione spingendo verso il basso R0 è fallace come usare il controllo dei prezzi per sopprimere l'inflazione. Ci si occupa dei sintomi non della causa. Incarna la confusione tra causa ed effetto.

Ingannati dai dati. Avevamo così tanta fiducia nella primavera e nell'estate poiché circondati da uno stuolo innumerevole di dati. Potevamo osservare casi, tassi di mortalità, ricoveri, tassi di infezione, diffusione, nuove infezioni, infezioni totali, esiti gravi, indici di rigore e così via. È stato tragico, ma guardare tutto ciò ci ha fatto sentire informati.

Nel corso dell'anno ci siamo imbattuti nell'inevitabile: i dati non erano così importanti come sembrava. I falsi positivi infestano i test PCR (fino al 90%), le classificazioni errate hanno reso impossibile dire chi sia morto di cosa ed i ricoveri sono stati esagerati dai media e dalle istituzioni che cercavano di recuperare le entrate perse in primavera e in estate. Col tempo, ciò che sembrava scientifico e chiaro è diventato altamente sospetto, al punto da non essere più credibile.

Nel frattempo, per quanto possa sembrare incredibile, le informazioni di base sul rischio di esito grave in base ai dati demografici sono ancora difficili da ottenere. Quanti residenti del Massachusetts, che ancora trattano i concittadini come vettori di malattie patogene, sanno che l'età media di morte attribuita al Covid è 81 anni ed il 98% aveva comorb Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online