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"Il mio Ventaglio per Mattarella, simbolo di rinascita dalla pandemia"

·5 minuto per la lettura
Virginia Lorenzetti (Photo: hp)
Virginia Lorenzetti (Photo: hp)

Esiste dal 7 luglio 1893: la storia racconta che il Presidente della Camera Giuseppe Zanardelli ricevette in regalo dai giornalisti un ventaglio con le loro firme per combattere il caldo asfissiante dell’aula. Un momento che nei decenni si è trasformato in una cerimonia ufficiale, che coinvolge le tre massime cariche dello Stato e l’Associazione Stampa Parlamentare. Se Zanardelli ebbe in dono un semplice ventaglio di carta, dal 2007 il design e la realizzazione di tre incantevoli oggetti viene scelta con un concorso riservato agli studenti delle Accademie di Belle Arti.

Una delle vincitrici di quest’anno è la ventitreenne Virginia Lorenzetti, realizzatrice del ventaglio per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dall’Accademia di Roma, che confessa all’HuffPost: “È emozionante vedere un mio lavoro in un contesto così importante. Ho partecipato spesso a mostre, perché amo confrontarmi con altri artisti, collaborare agli allestimenti, ma questo era uno dei miei primi concorsi davvero importanti”.

Il titolo della sua opera è In luce e, richiamando la tecnica della tradizione giapponese, è realizzata con china bianca, polvere di mica e acquerello su carta Atsukuchi tinta con indaco. “È una riflessione sul concetto di rinascita – spiega la giovane artista - in questo ultimo anno l’uomo, protagonista di un momento storico eccezionale, è stato costretto a riflettere sulla propria natura, mettendo in discussione le proprie conoscenze scientifiche (forse fino a poco tempo prima ritenute indiscutibili), sempre in bilico tra dubbi e certezze, paure e speranze per l’imminente futuro”. “Questo lavoro è un augurio per ciò che sarà, per riemergere dal buio e camminare insieme verso un paese libero e più unito di prima, nell’anno in cui si celebra il 75esimo anniversario della Repubblica Italiana”, aggiunge.

La tua emozione si sente forte. Com’è nata l’opera vincitrice?
“La vittoria è stata assolutamente inaspettata. Durante la fase preliminare del concorso ho presentato un bozzetto bidimensionale, una grafica di quello che sarebbe stato il mio ventaglio. Una volta usciti i risultati mi sono messa al lavoro, ed è stata una bella ricerca. Anzitutto il colore, l’indaco: è molto difficile da ottenere, poiché necessita di una reazione chimica particolare. Poi il montaggio, e l’uso di una polvere già utilizzata dagli stampatori giapponesi dell’Ottocento.”

Ci hai detto di aver partecipato già a delle mostre, nonostante la tua giovane età.
“Esatto: ho iniziato già dal triennio dell’Accademia, grazie a dei professori molto validi. L’ultima, importante, è stata una bipersonale con Anna Onesti, che considero la mia maestra. Veniamo da un periodo molto complesso per le mostre e gli eventi, e io stessa mi sono laureata in piena pandemia. È stato un po’ frustrante, perché non puoi mostrare quello che realizzi, se non virtualmente, che non è la stessa cosa.”

Nonostante le difficoltà, hai perseverato…
“Penso di essere abbastanza stakanovista. Non so se sia un pregio o un difetto, ma mi è servito molto in questo periodo difficile. Lavorare aiuta, ci salva dal limbo: in quest’ultimo anno ho conosciuto persone che hanno avuto grande difficoltà ad affrontare la situazione creatasi a causa della pandemia. Ovviamente anche io ne ho avvertito il peso ma ho continuato a lavorare e, quando è stato possibile, a partecipare a eventi e mostre. Per fortuna il sistema sta ripartendo.”

Spesso capita di sentire di giovani che scelgono di mettere da parte le proprie aspirazioni artistiche, ma seguire i propri sogni e trasformare in mestiere ciò che si ama è possibile. Tu lo dimostri.
“Penso che sia assolutamente necessaria la perseveranza, avere un obiettivo chiaro e portarlo a termine. Prima dell’Accademia ho fatto il Liceo Classico, quindi non avevo ricevuto molte nozioni tecnico-artistiche. Poi ho scelto di iscirvermi alla Scuola Grafica d’Arte e ho studiato stampa e incisione: è lì che sono riuscita a trovare il mio linguaggio. E poi c’è lo sport, che mi ha dato tanto e mi è servito anche per affrontare il percorso nel mondo dell’arte.”

Spiegaci.
“Ho fatto scherma agonistica per quindici anni, ho smesso di tirare appena due anni fa: credo che sia stata l’attività che più mi ha aiutato a sviluppare un atteggiamento deciso. Anche per lo sport è stato un anno difficile: sono in contatto con vecchi compagni d’allenamento, e so bene quanto per loro sia stato faticoso. Credo che risolutezza e determinazione debbano essere sempre presenti, nello sport come nell’arte. È questo che accomuna i due ambiti e che mi ha tanto aiutato.”

Hai portato avanti anche alcuni progetti legati all’ambito cinematografico...
Sì: da quattro anni collaboro con Matteo Silvi, make up artist per attori e registi internazionali. Sono stata ingaggiata per realizzare design di tatuaggio e di body art, in seguito ho avuto modo di conoscere altri truccatori che lavorano in ambito internazionale. Anche quella è stata una bella soddisfazione. Purtroppo non ho conosciuto di persona gli attori, perché ho sempre lavorato a distanza, per film girati in luoghi abbastanza lontani dall’Italia (sorride, ndr). Ma rivedere il proprio lavoro sul grande schermo a distanza di un anno e mezzo o due anni è una sensazione magica. Di solito chi vede un tatuaggio in un film o in TV neanche ci fa caso ma è importante sottolineare che anche dietro quegli elementi, frutto di arte e artigianato, c’è tantissimo lavoro di progettazione.

“L’arte sul corpo”, sotto forma di tatuaggio, può dare vita a grandi espressioni.
Assolutamente sì. Come arte è ancora poco considerata, ma conosco e ammiro tatuatori che sono dei veri e propri artisti. Da quando ho cominciato il mio percorso, ho sempre lavorato con l’incisione e con la stampa: immagino la pelle come una matrice.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Mi piacerebbe molto proseguire in ambito accademico, insegnando senza abbandonare i miei lavori. Vorrei coniugare diverse cose, compresa l’arte del tatuaggio. Sarebbe un bel traguardo, ma la strada è lunga.

Vuoi ringraziare qualcuno per quest’ultimo successo?
Chi mi ha aiutato e seguito in questo progetto: i miei professori Gianluca Murasecchi e Alessandro Butta, e di nuovo Anna Onesti. Penso che sia importante assorbire dall’ambiente circostante e dalle persone attorno a noi. La pandemia, allontanando fisicamente le persone, ha reso spesso difficili confronto e collaborazione. Ma, nonostante tutto, ce l’abbiamo fatta.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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