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Il nemico è la Cina, il patto Aukus cambia l'asse del mondo

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U.S. President Joe Biden delivers remarks on a National Security Initiative virtually with Australian Prime Minister Scott Morrison and British Prime Minister Boris Johnson, inside the East Room at the White House in Washington, U.S., September 15, 2021.  REUTERS/Tom Brenner/File Photo (Photo: TOM BRENNER via REUTERS)
U.S. President Joe Biden delivers remarks on a National Security Initiative virtually with Australian Prime Minister Scott Morrison and British Prime Minister Boris Johnson, inside the East Room at the White House in Washington, U.S., September 15, 2021. REUTERS/Tom Brenner/File Photo (Photo: TOM BRENNER via REUTERS)

Nella notizia dello storico patto tra USA, Regno Unito e Australia per la sicurezza nella regione dell’Indo-Pacifico c’è l’immagine di un mondo che ha cambiato baricentro. Da tempo la crescente assertività militare di Pechino nel Mar Cinese Meridionale e verso Taiwan è guardata con preoccupazione a Washington, ma la nascita di Aukus segna una svolta nell’approccio della superpotenza americana verso il rivale cinese. Secondo gli analisti, infatti, l’accordo tra Washington, Londra e Canberra rappresenta la più grande partnership di difesa tra paesi da decenni, paragonabile per importanza all’accordo sull’intelligence Five Eyes firmato 75 anni fa da Usa, Uk, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Al vecchio nemico di allora, l’Unione Sovietica, si è sostituito il grande rivale di oggi, la Repubblica Popolare Cinese, in una sfida che rende l’Europa sempre più piccola e marginale.

Il patto Aukus permetterà all’Australia di costruire per la prima volta sottomarini a propulsione nucleare, utilizzando tecnologia fornita dagli Stati Uniti. Si tratta della prima volta in 50 anni che gli USA condividono la loro tecnologia sottomarina; finora, lo avevano fatto soltanto con il Regno Unito. La partnership riguarderà anche la condivisione di capacità informatiche, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche e altre tecnologie sottomarine. L’insieme di queste novità - scrive il NYT - mette l’Australia nelle condizioni di iniziare a condurre pattuglie di routine che potrebbero spostarsi attraverso le aree del Mar Cinese Meridionale che Pechino rivendica come sua zona esclusiva e che si estendono fino a Taiwan.

La Cina ha bollato come “estremamente irresponsabile” il patto per la sicurezza nell’Indo-Pacifico, avvertendo che “danneggerà la pace e la stabilità regionale”. L’ambasciata cinese degli Stati Uniti ha consigliato ai tre firmatari di “sbarazzarsi della mentalità da Guerra Fredda e dei pregiudizi ideologici”. Ma Aukus ha fatto arrabbiare anche i francesi, che vedono sfumare un contratto con l’Australia da 56 miliardi di euro per la consegna di 12 sottomarini convenzionali. Biden ha preso una decisione “brutale, unilaterale e imprevedibile che assomiglia molto a quanto fatto da Trump”, ha denunciato il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian in un’intervista a France Info, dopo che il suo governo aveva già parlato di iniziativa “deplorevole”.

Per Washington, tuttavia, la collera francese è un effetto collaterale trascurabile. Come il ritiro dall’Afghanistan ha drammaticamente ricordato, quando si tratta di perseguire i propri piani il coordinamento e la comunicazione con gli alleati è una materia in cui Biden non teme di prendere brutti voti. Semplicemente, gli sta a cuore un’unica priorità su tutto il resto: affrontare le minacce poste dalla Cina su una regione lontana eppure sempre più centrale per le ambizioni americane.

(Photo: calvindexter via Getty Images)
(Photo: calvindexter via Getty Images)

Aukus mira a “promuovere la sicurezza e la prosperità” nella regione, hanno dichiarato il presidente americano Joe Biden, il premier britannico Boris Johnson e il suo omologo australiano Scott Morrison. La conferenza stampa virtuale ha riservato anche un momento di imbarazzo, quando a Biden è sembrato sfuggire il nome del premier australiano, a cui si è riferito con l’espressione “that fellow down under” (“quel tizio laggiù”). Gaffe a parte, il siparietto è utile per avere un’idea dell’importanza strategica che Canberra riveste per Washington: in un tempo relativamente breve, l’ha promossa da semplice partner affidabile -al pari di tanti altri - ad avamposto per portare avanti la sua sfida prioritaria per il XXI secolo.

“Questa è un’opportunità storica per le tre nazioni, con alleati e partner affini, per proteggere i valori condivisi e promuovere la sicurezza e la prosperità nella regione Indo-Pacifica”, si legge nella dichiarazione congiunta. I leader non hanno fatto riferimento direttamente alla Cina, ma hanno affermato che le sfide alla sicurezza regionale sono “cresciute in modo significativo”. Secondo Guy Boekenstein dell’Asia Society Australia, la firma del patto “dimostra che tutte e tre le nazioni stanno davvero tracciando una linea nella sabbia per iniziare e contrastare le mosse aggressive [della Cina] nell’Indo-Pacifico”.

Negli ultimi anni il potenziamento militare e la crescente assertività della Cina hanno preoccupato le potenze rivali. Pechino è stata accusata di aumentare le tensioni in territori contesi come il Mar Cinese Meridionale. Ha anche investito molto nella sua capacità militare, compresa la sua guardia costiera che alcuni analisti sostengono sia diventata di fatto una flotta militare. I paesi occidentali, gli Usa in particolare, hanno espresso diffidenza verso gli investimenti infrastrutturali della Cina nelle isole del Pacifico e hanno anche criticato le sanzioni commerciali di Pechino contro paesi come l’Australia. In passato Canberra aveva mantenuto buone relazioni con Pechino, suo principale partner commerciale, ma il rapporto si è interrotto negli ultimi anni per via di crescenti tensioni politiche.

La possibilità di sviluppare per la prima volta sottomarini a propulsione nucleare rappresenta per l’Australia un’accelerazione pazzesca nel suo ruolo di contrasto alla Cina. Questi sottomarini – spiega Jonathan Beale, analista Bbc specializzato in Difesa - sono molto più veloci e difficili da rilevare rispetto alle flotte a propulsione convenzionale. Possono rimanere sommersi per mesi, sparare missili a distanze maggiori e anche trasportarne di più. Per gli Stati Uniti, averli di stanza in Australia è fondamentale per l’influenza che vogliono avere nella regione. L’Australia diventerà solo la settima nazione al mondo a utilizzare questo tipo di sottomarino, dopo Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Cina, India e Russia. L’annuncio è arrivato a poco più di una settimana dalla riunione del Quad, il Dialogo quadrilaterale di sicurezza che riunisce Australia, India, Giappone e Stati Uniti. L’incontro questa volta si terrà in presenza, con Biden come padrone di casa.

“Sono onorato di unirmi oggi a due tra i più stretti alleati per il lancio di un piano trilaterale di sicurezza. Oggi compiamo un passo in avanti, come abbiamo fatto nel ventesimo secolo, insieme, fianco a fianco. Riconosciamo l’imperativo di garantire la sicurezza a lungo termine. Il futuro di ciascun paese e del mondo dipende dalla libertà nell’area Indo-Pacifica”, ha dichiarando Biden salutando la nascita di Aukus.

Il presidente Usa ha precisato che i sottomarini di cui si doterà l’Australia non avranno “armi nucleari”: saranno “armati convenzionalmente”, ma saranno “alimentati da reattori nucleari”. “Voglio essere chiaro - ha precisato - non stiamo parlando di sottomarini nucleari. Questi sono sottomarini convenzionali che vengono potenziati con reattori nucleari. Noi e il Regno Unito li usiamo da decenni, è una tecnologia collaudata e sicura […], lavoreremo per un Indo-Pacifico libero e aperto”. La differenza, rispetto a ieri, la fanno gli strumenti, quei sottomarini a propulsione nucleare potenzialmente in grado di alterare l’equilibrio di potere navale nell’Indo-Pacifico. La parte del mondo che chi controlla, comanda.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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