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Il Nobel Tirole: attenti a concorrenza valute digitali centrali-banche

Image from askanews web site
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Roma, 12 set. (askanews) - Le valute digitali delle banche centrali (Cbcd) potrebbero risultare utili, ma implicano un concreto "rischio di disintermediazione": il pericolo è che il loro uso concreto possa entrare in concorrenza con l'attività delle banche e il sistema finanziario, magari con effetti destabilizzanti. Salvo poi scoprire che le Banche centrali stesse, che emettono queste monete digitali, non sono attrezzate per svolgere le funzioni delle banche commerciali.

È il monito lanciato dal Nobel all'Economia Jean Tirole, professore alla scuola economica di Tolosa, durante la Jean Monnet lecture alla conferenza annuale sulla ricerca della Bce.

"Nelle Cbdc c'è un grande rischio di disintermediazione. Ma poi una banca centrale non può mettersi a fare prestiti, quindi un sistema bancario e finanziario lo devi comunque mantenere", ha detto.

Su queste tematiche Tirole è stato sollecitato dalle domande di Fabio Panetta, il componente del Comitato esecutivo della Bce responsabile dei sistemi di pagamento e dei lavori per la preparazione di un euro digitale.

"Mi sembra che ci dobbiamo chiedere perché abbiamo il sistema finanziario che abbiamo. I nostri sistemi finanziari - ha rilevato il Nobel all'economia - hanno richiesto secoli per svilupparsi, anche con la creazione delle banche centrali. Le innovazioni sono cose buone ma non modificano di per sé i fondamentali in cui subentrano".

"Le Cbdc possono essere molto utili, in particolare per combattere contro nuovi fenomeni" legati alla digitalizzazione. Ma "non devono entrare in concorrenza con le banche", ha avvertito Tirole.

L'intervento ha chiuso la prima giornata di lavori della conferenza Bce e non si è limitato alla questione delle valute digitali, attinente alla sfera di competenza delle banche centrali, anzi tutta la prima parte introduttiva della lecture è stata dedicata a diversi aspetti della digitalizzazione dell'economia.

Ad esempio Tirol ha dato una sua spiegazione sul perché giganti digitali tendano ad effettuare acquisizioni di altre società, sborsando anche cifre molto consistenti, quando queste non sono ancora in competizione contro di loro. Ad esempio ha citato i casi di WhatsApp o Instagram da parte di Facebook. Potenziali futuri rivali che vengono rilevati quando le autorità Antitrust o analoghe non dispongono di dati di fatturato in grado di dimostrare che potranno competere con il gruppo che le acquisisce: "per questo vengono fatte così in anticipo", ha detto.