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Il nuovo feudalesimo

Francesco Simoncelli
·6 minuto per la lettura

Il 28 febbraio, l'idea di bloccare e distruggere economie e diritti umani in tutto il mondo era impensabile per la maggior parte di noi, ma immaginata dagli intellettuali che speravano di condurre un nuovo esperimento sociale/politico. Quel giorno il giornalista del New York Times, Donald McNeil, ha pubblicato un articolo scioccante: To Take On the Coronavirus, Go Medieval on It.

Era serio. Quasi tutti i governi, con poche eccezioni come la Svezia e Nord/Sud Dakota negli Stati Uniti, hanno fatto esattamente questo. Il risultato è stato scioccante: un nuovo totalitarismo.

Un altro modo di comprendere questa storia è paragonare i lockdown ad un nuovo feudalesimo. Gli operai/contadini lavorano nei campi, lottando per la propria sopravvivenza, incapaci di sfuggire alla loro situazione, mentre signori e signore privilegiati vivono delle fatiche degli altri ed emettono proclami dalla tenuta sulla collina.

Pensate ad un ristorante in cui ho cenato una settimana fa a New York. L'obbligo della mascherina è in pieno vigore, tranne per il fatto che i commensali possono toglierle una volta seduti. Il personale non può e addirittura i camerieri dei ristoranti indossano guanti di plastica. Qui ci sono commensali che si divertono con cibo, bevande e risate, molti dei quali "lavorano" a casa per la cosa pubblica e hanno affrontato una privazione economica di gran lunga inferiore.

Nel frattempo ci sono questi camerieri e anche il personale di cucina con la faccia coperta, le voci smorzate e costrette a quello che è un ruolo servile. Sembrano una casta diversa. La società ha deciso di relegarli tra le fila degli impuri. I lockdown hanno trasformato un'uguaglianza dignitosa che una volta esisteva tra il personale ed i clienti, che cooperano tutti insieme per vivere una vita migliore, e l'hanno trasformata in un teatro feudale.

Il simbolismo di questa faccenda mi turba così tanto che la frequentazione del ristorante si è trasformata da un modo per socializzare in una tragedia che mi spezza il cuore. Pensate per un momento alle principali vittime dei lockdown: le classi lavoratrici, i poveri, le persone che viaggiano per vivere, coloro che lavorano nelle arti e nell'ospitalità, i bambini chiusi in casa, le persone che non possono convertire il lavoro d'ufficio in lavoro a casa. Non sono mai state chieste le loro opinioni sulle politiche che hanno distrutto le loro vite e degradato la loro professione.

Le vittime principali in genere non hanno account Twitter. Non scrivono articoli accademici. Non scrivono articoli per i giornali. Non parlano in TV. E sicuramente non sono protetti economicamente da un lavoro finanziato mediante le tasse in un dipartimento di sanità pubblica o in una burocrazia statale. Sono là fuori che ci permettono di fare la spesa, che consegnano le cose alla nostra porta di casa, che corrono nei ristoranti. Sono nelle fabbriche, nei magazzini, nei campi, negli impianti di confezionamento della carne, ma anche negli ospedali e negli alberghi. Non hanno voce in capitolo e non solo perché le loro mascherine ostacolano la loro capacità di comunicare; sono stati derubati di qualsiasi opinione in merito, anche se le loro vite sono in pericolo.

I lockdown non sono serviti a nulla per allontanare il virus. Questo virus diventerà come tutti gli altri del suo genere: diventerà endemico (gestibile) man mano che il nostro sistema immunitario si adatterà ad esso attraverso un'immunità acquisita in modo naturale, senza dover aspettare un vaccino che potrebbe non arrivare mai o sarà solo parzialmente efficace proprio come il vaccino antinfluenzale. Vale a dire: raggiungeremo l'immunità collettiva in un modo o nell'altro.

Chiedetevi chi sta sopportando l'onere di raggiungere questo obiettivo. Non sono i segni di spunta blu su Twitter, i coautori di articoli su Lancet e certamente non i giornalisti del New York Times.

Il peso dell'immunità collettiva lo stanno sopportando coloro che sono in giro per il mondo, mentre i dipendenti pubblici sono a casa e aspettano. In base a quanto detto dalla professoressa Sunetra Gupta, lo definirei assolutamente immorale. A dir poco feudale: un nuovo sistema di caste inventato da intellettuali che hanno scelto i propri interessi a breve termine rispetto agli interessi di tutti gli altri.

Le domande frequenti sulla Dichiarazione di Great Barrington spiegano che "le strategie fino ad oggi sono riuscite a spostare il rischio d'infezione dalla classe in smartworking alla classe operaia".

Pensate alle implicazioni che ha tutto ciò. I politici e gli intellettuali che hanno messo in atto questo nuovo feudalesimo hanno scacciato tutte le normali preoccupazioni su libertà, giustizia, uguaglianza, democrazia e dignità universale favorendo la creazione di un rigido sistema di caste. Tanti cari saluti a Locke, Jefferson, Acton e Rawls. La tecnocrazia medica si preoccupa solo di condurre un esperimento senza precedenti nella gestione dell'ordine sociale, come se fosse costituito interamente da topi da laboratorio.

Stava già accadendo quando sono iniziati i lockdown: questo gruppo fa un lavoro essenziale mentre quell'altro no; questa procedura medica è buona mentre quell'altra no; questo settore può continuare normalmente, mentre quell'altro no. Non c'è nulla in questo sistema che sia coerente con il senso moderno di come vogliamo vivere. 

Siamo diventati davvero medievali, ponendo fine alle arti, allo sport, ai musei, ai viaggi, all'accesso ai normali servizi medici e persino alla fine dell'odontoiatria per alcuni mesi. I poveri hanno sofferto molto.

Una roba davvero medievale.

Alla luce di tutto ciò, sono arrivato ad avere il massimo rispetto per l'appello di Sunetra Gupta affinché si ripensasse completamente al modo in cui stiamo gestendo la teoria sociale in presenza di agenti patogeni. Stiamo stracciando quello che ha definito il contratto sociale per le malattie infettive: non è un documento, ma piuttosto qualcosa di endogeno ed evolutivo alla luce di quanto abbiamo appreso sui patogeni nel corso dei secoli. Accettiamo di vivere con loro e tra loro anche mentre lavoriamo per costruire la civiltà, riconoscendo la libertà ed i diritti di tutti.

Perché in precedenza abbiamo insistito su fattori come diritti umani e libertà? Perché credevamo che fossero inalienabili; vale a dire che non possono essere portati via indipendentemente dalla scusa. Abbiamo inserito queste idee nelle nostre leggi, costituzioni, istituzioni e nei nostri codici civici e li troviamo addirittura in canzoni e tradizioni. Suddetto contratto sociale fornisce linee guida intelligenti riguardo la minaccia di malattie infettive: come affrontarle senza mai calpestare la dignità della persona umana. Il vantaggio è che il nostro sistema immunitario si rafforza, consentendo a tutti noi di godere di una vita più lunga e più sana; non solo ad alcuni di noi, non solo ai privilegiati, non solo a quelli con accesso alle piattaforme per parlare, ma ad ogni singolo membro dell'umanità.

Abbiamo sottoscritto quell'accordo molti secoli fa. Lo abbiamo praticato bene per centinaia di anni, motivo per cui non abbiamo mai sperimentato blocchi draconiani del funzionamento della società.

Quest'anno abbiamo rotto l'accordo. Abbiamo infranto il contratto sociale.

Non sorprende affatto che un "approccio medievale" alla malattia comporterebbe anche la cancellazione di così tanti progressi moderni nella comprensione e nel consenso sociale/politico. È un pensiero così sconsiderato tanto da poter essere definito malvagio. Ha creato un nuovo feudalesimo di ricchi e poveri, essenziali e non essenziali, noi e loro, i serviti ed i servitori, i governanti e i governati; tutti definiti negli editti approvati da dittatori in preda al panico che agiscono su consiglio di intellettuali che non potevano resistere alla possibilità di governare il mondo con la forza.

Un'ultima nota: benedite coloro che disubbidiscono e si rifiutano di essere complici di questo scempio.

Di Jeffrey Tucker

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online