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Mario Draghi e il patto col diavolo

Ugo Magri
·Giornalista
·2 minuto per la lettura
ROME, ITALY - APRIL 16: Italy's Prime Minister Mario Darghi speaks to media during a press conference to illustrate plan to ease COVID-19 restrictionson April 16, 2021 in Rome, Italy. Bars and restaurants remain closed at night and under the current red and orange zone restrictions are open only for takeaway during the day but many restaurants have been completely closed for months. Over the last year the Italian governments of Giuseppe Conte and Mario Draghi have allocated millions of euro in financial aid to the hard-hit restaurant sector, which is severely affected by the country's strict anti-covid rules. (Photo by Alessandra Benedetti - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: Alessandra Benedetti - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - APRIL 16: Italy's Prime Minister Mario Darghi speaks to media during a press conference to illustrate plan to ease COVID-19 restrictionson April 16, 2021 in Rome, Italy. Bars and restaurants remain closed at night and under the current red and orange zone restrictions are open only for takeaway during the day but many restaurants have been completely closed for months. Over the last year the Italian governments of Giuseppe Conte and Mario Draghi have allocated millions of euro in financial aid to the hard-hit restaurant sector, which is severely affected by the country's strict anti-covid rules. (Photo by Alessandra Benedetti - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: Alessandra Benedetti - Corbis via Getty Images)

Mario Draghi ha le mani bucate. Forte del suo personale prestigio, spende e spande come nessuno prima di lui. Ha già surclassato Giuseppe Conte sui ristori, impegnando nel nuovo decreto 40 miliardi, esattamente il doppio di quelli che all’Avvocato del popolo sembravano sufficienti. Vuole investire ulteriori 30 miliardi in aggiunta ai 191,6 che riceveremo dall’Europa, per un terzo a fondo perduto e per il resto da restituire. Il suo piano di grandi opere fa invidia a quello mitico del Cavaliere (manca solo il ponte sullo Stretto). Nemmeno Matteo Salvini avrebbe osato tanto se si fosse insediato a Palazzo Chigi con l’allegra brigata degli anti-euro. Secondo le previsioni, per colpa della pandemia, il debito 2021 arriverà a sfiorare il 160 per cento del Pil, più 25 punti in dodici mesi: roba che pochi anni fa saremmo andati dritti in default e lo Stato non sarebbe stato in grado di pagare le pensioni.

Chiunque, che non si chiami Draghi, verrebbe guardato come un giocatore di poker. La sua propensione al rischio, sia pure calcolato, solleverebbe ogni genere di censura. Invece nessuno in Italia contesta la prodigalità del premier, perché l’emergenza giustifica qualunque strappo. Anziché mettersi in allarme, i partiti sono unanimi nell’applauso e volentieri ripetono le spiegazioni che Draghi ha offerto nell’ultima conferenza stampa: è cambiato il paradigma, l’austerità non va più di moda, rigore fa rima con orrore. Fintanto che i tassi d’interesse resteranno a zero, nessuno Stato sarà soffocato dal peso dei debiti. Potrà fare tutti i “buffi” che crede, purché si tratti di debito “buono”, cioè finalizzato alla crescita dell’economia. Quello messo in cantiere non è semplicemente buono ma è un debito ottimo, da leccarsi le dita, tutto fatto di investimenti nei settori strategici e di riforme ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.