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Il peggio deve ancora venire: produttori di pasta preoccupati per scarsità grano duro

·5 minuto per la lettura
Confezioni di pasta Barilla disposti sullo scaffale di un supermercato

di Gus Trompiz e Giancarlo Navach

PARIGI/MILANO (Reuters) - I produttori di pasta italiani temono una sostanziale contrazione dell'offerta nei prossimi mesi dopo lo shock dei prezzi del grano duro di quest'estate, con il mercato che non è più in grado di compensare gli effetti dei raccolti disastrosi in Canada, il principale esportatore di questa materia prima.

Il caldo eccessivo e la siccità di quest'anno nel Paese nordamericano, che normalmente rappresenta circa due terzi del commercio globale di grano duro, dovrebbero contrarre la produzione di circa 3 milioni di tonnellate a quasi il 50% sotto i livelli del 2020.

Questo ha mandato le quotazioni del grano duro ai massimi di 13 anni, alimentando i timori per l'inflazione sui prodotti alimentari in un momento in cui molte economie stanno lottando per riprendersi dalla pandemia del Covid-19.

L'indice dei prezzi alimentari dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura è ai massimi da 10 anni, sale anche il costo del pane, mentre i prezzi del grano europeo hanno raggiunto il massimo degli ultimi 13 anni questo mese.

Con le previsioni per il raccolto italiano di grano duro, che tipicamente copre la maggior parte del fabbisogno dei produttori di pasta, recentemente tagliate, i produttori alimentari del Paese sono particolarmente esposti alle fluttuazioni del mercato più ampio per questa varietà di grano di nicchia.

Alcuni produttori italiani rischiano di trovarsi a corto di grano duro quando i raccolti si saranno esauriti e potrebbero vedere un'interruzione della produzione nei prossimi mesi, dice l'analista di Strategie Grains, Severine Omnes-Maisons.

"In termini di prezzi e scarsità di grano duro, il peggio forse deve ancora venire".

La produzione canadese ha iniziato ad accusare problemi proprio quando le scorte mondiali di grano duro erano già al minimo degli ultimi sei anni, in parte a causa delle scorte di pasta accumulate durante il lockdown.

Diverse colture hanno visto i prezzi impennarsi quest'anno a causa delle perdite nei raccolti e dei costi crescenti della catena di approvvigionamento, e le tensioni nel settore sono state particolarmente intense, con i prezzi all'esportazione quasi raddoppiati da giugno.

Si prevedeva che il raccolto di grano duro in Italia avrebbe superato i livelli del 2020 quest'anno, ma la Commissione europea ha tagliato la sua stima a 3,7 milioni di tonnellate da 4,3 milioni, creando molta preoccupazione fra i produttori di pasta in vista di quella che sarà la disponibilità del grano nella prima metà del 2022.

"Sarà più tragica di adesso perché attualmente il grano nazionale lo troviamo", dice Vincenzo Divella, AD del marchio Divella con sede a Noicattaro, in provincia di Bari. "La situazione del grano duro è gravissima".

CAMBIAMENTI CLIMATICI

L'offerta dei raccolti di quest'anno potrebbe essere ancora più bassa del previsto. I report sfavorevoli sui raccolti in Canada suggeriscono che la stima ufficiale della produzione di grano duro potrebbe essere tagliata di nuovo a dicembre, dice Omnes-Maisons.

"Il grano duro rappresenta la sfida più grande in termini di equilibrio tra le esigenze delle importazioni globali e la disponibilità delle esportazioni globali", sottolinea Rhyl Doyle, responsabile delle esportazioni alla Paterson Grain di Winnipeg.

I Paesi compratori di grano si sono adattati in una certa misura con l'offerta non canadese. L'Australia è diventata il secondo più grande fornitore di grano duro della Ue in questa stagione dopo il Canada, mentre ci si aspettava che il Messico fornisse la maggior parte del grano duro importato dell'Algeria a settembre.

Come il Canada, gli Stati Uniti sono destinati a vedere la produzione diminuire di circa la metà quest'anno dopo aver patito anch'essi un tempo torrido sin dalla primavera. Il raccolto della Francia, danneggiato dalla pioggia, ha ridotto l'offerta europea.

Alcuni incolpano i cambiamenti climatici per aver sconvolto l'equilibrio di condizioni di crescita moderatamente calde e secche, adatte a produrre la varietà di grano duro altamente proteico.

"L'aumento del prezzo del grano duro è un sintomo del cambiamento climatico", evidenzia Alberto Cartasegna, amministratore delegato di Miscusi, che conta una dozzina di ristoranti in Italia specializzati nella pasta.

PAGARE DI PIÙ PER I PRODOTTI DI BASE

L'adeguamento alla scarsità delle scorte avverrà in parte pagando di più per i prodotti di base contenenti grano duro, passando al meno costoso grano comune.

L'aumento dei prezzi non dovrebbe frenare la domanda di pasta nei ricchi Paesi europei - dove la pasta deve essere fatta di grano duro - nonostante gli aumenti percentuali a due cifre di alcuni produttori vengano passati in parte ai consumatori.

Ma i modelli di consumo potrebbero cambiare maggiormente nelle economie emergenti.

Le famiglie nordafricane devono affrontare un aumento di circa un quarto del prezzo del pane di semola a base di grano duro, che dovrebbe rafforzare la prevalenza del pane di grano tenero.

"Non abbiamo altra scelta che aumentare i prezzi per coprire i costi", ha detto Abdelaziz Bouchireb, un panettiere algerino, a proposito del pane di semola.

La Turchia, uno dei principali esportatori di pasta, all'inizio di quest'anno ha allentato le norme per aumentare la quota massima di grano tenero consentita nelle esportazioni di pasta dal 30% al 100% in risposta alla diminuzione dell'offerta di grano duro.

La riduzione della domanda in Turchia e in Nord Africa dovrebbe rappresentare la maggior parte del calo del 6% nell'uso alimentare globale di grano duro nella stagione 2021-22 rispetto ai livelli pre-pandemici, secondo le previsioni di Strategie Grains.

L'International Grains Council prevede che la domanda mondiale di grano duro toccherà un minimo di 19 anni nel periodo. Ciononostante, vede le scorte di grano duro di fine stagione a un minimo di 14 anni, suggerendo una stretta per il mercato prima dei raccolti del prossimo anno.

Anche nelle economie più sviluppate, le famiglie potrebbero risentire degli effetti di tali carenze.

Secondo la società di dati di mercato Nielsen, i prezzi al supermercato dei marchi di pasta più economici - quelli più dipendenti dai costi delle materie prime - sono aumentati quasi del 20% su base annua in Francia a ottobre, il che potrebbe far presagire significativi aumenti generalizzati in futuro.

Negli Stati Uniti, i negozi stanno ancora immagazzinando prodotti a base di durum dell'anno scorso, quindi l'impatto delle scorte limitate non ha raggiunto la parte finale della catena di approvvigionamento, spiega Jeffrey McPike, trader e consulente di McWheat Trading Inc.

"(Ma) succederà", ha avvertito.

(Tradotto da Alice Schillaci in redazione a Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, alice.schillaci@thomsonreuters.com, +48587696614)

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