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Il PIL nasconde il danno dei lockdown

Francesco Simoncelli
·8 minuto per la lettura

L'evidenza è ormai chiara: lockdown e restrizioni hanno causato e continuano a causare solo danni economici e sociali, senza realizzare ciò per cui si presume siano stati imposti. Anzi, c'è di più: queste misure sono di gran lunga più pericolose e dannose rispetto ad un eventuale distanziamento fisico volontario. A riprova, per l'ennesima volta, che la libertà ed il volontarismo sono la risposta corretta ai problemi economici e sociali. Ne consegue, quindi, che né la spesa pubblica né l'espansione monetaria possono curare o alleviare i danni inflitti alla società. Fortunatamente molti stati americani, ad esempio, hanno annunciato che metteranno fine a queste misure scriteriate e gli americani in tali stati saranno presto liberi di lavorare, guadagnarsi da vivere e provvedere a sé stessi e alle loro famiglie. Gran parte della recente crescita dell'occupazione negli USA è avvenuta nei ristoranti e nel settore ricreativo in generale, settori che in precedenza erano stati limitati ma che ora possono tornare a prosperare. Indipendentemente da ciò che si crede sui costi sanitari o sui presunti benefici dei lockdown, impedire alle aziende di vivere è imprescindibilmente dannoso per l'economia nel suo complesso. E un altro fattore imprescindibilmente dannoso è il crowding out delle risorse economiche scarse, che mediante spesa pubblica ed espansione monetaria le devia verso attività che le sprecano. Infatti non solo non possono migliorare le cose finché queste restrizioni rimangono in vigore, ma non le miglioreranno nemmeno quando verranno tolte. Perché? Perché sono inevitabilmente distorcenti dal punto di vista del calcolo economico e tale esito sarà ancora una volta mascherato dalla statistica fuorviante del PIL. Una vera ripresa ci sarà solo quando stati e banche centrali si faranno da parte, lasciando l'organizzazione economica e sociale alla stessa società.

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di Patrick Barron

Non credete alle dichiarazioni dei governi secondo cui l'economia si sta riprendendo dai danni causati dalle chiusure di attività sulla scia della crisi sanitaria. I governi utilizzeranno la loro statistica preferita sulla salute dell'economia per giustificare le loro azioni: il prodotto interno lordo (PIL).

Il PIL dovrebbe rappresentare il totale della spesa per beni e servizi finali nell'economia. È un termine keynesiano che eleva un concetto chiamato "domanda aggregata" a fattore più importante, lasciando da parte produzione e soprattutto il risparmio. Infatti i keynesiani temono soprattutto il risparmio. Voi ed io sappiamo che possiamo diventare più ricchi solo risparmiando parte del nostro reddito e investendolo saggiamente per il futuro, ma i keynesiani hanno inventato un concetto chiamato "paradosso della parsimonia" in base al quale affermano che l'economia entra in una spirale distruttiva a causa delle riduzioni di spesa causate da un aumento dei risparmi. Individualmente i risparmiatori potrebbero stare meglio, dicono, ma collettivamente l'economia ne soffre. Ad esempio, la nuova auto che noi risparmiatori non compriamo nega alle case automobilistiche ed a tutti coloro che lavorano nel settore automobilistico i soldi di cui hanno bisogno per continuare la produzione. Ne consegue licenziamenti e chiusure di stabilimenti. La riduzione della domanda aggregata si diffonde, mandando in bancarotta sempre più aziende di supporto ed i loro dipendenti. Questa è la visione keynesiana semplicistica del risparmio.

Ma cosa succede ai soldi che non spendiamo per tante nuove auto? Finiscono in un baratro? No, certo che no. Vengono investiti in processi di produzione a lungo termine che produrranno ancora più ricchezza rispetto al caso in cui avessimo comprato auto nuove più spesso. Gli Austriaci chiamano questo fenomeno un cambiamento nella "struttura della produzione". Potremmo produrre poche automobili ora, ma in seguito avremo accesso a prodotti e servizi che non sarebbero esistiti senza il nostro investimento precedente. Lo vediamo nei nostri profili finanziari personali: i nostri conti di risparmio aumentano ad un tasso composto, permettendoci di vivere un'esistenza più confortevole più avanti nel tempo. Questa è la verità che tutti conoscevano prima che gli economisti mainstream propagandassero la menzogna secondo cui la frugalità neghi ai nostri concittadini ciò che è loro di diritto: i nostri soldi ed il nostro futuro. Non ha senso.

Ma, potreste chiedere, dove entra in gioco il PIL? Ricordate, la domanda aggregata viene misurata dalla spesa per beni e servizi finali, che poi diventa PIL. Ci sono due problemi critici con questa statistica. Primo, non cattura gran parte della spesa per la produzione a lungo termine e intermedio, ma piuttosto principalmente quella per le vendite al dettaglio (per una rapida spiegazione di come i governi calcolano il PIL, ascoltate Mark Brandly su Mises Wire nel segmento "Calculating GDP Correctly"; Brandly afferma che i beni e servizi intermedi non sono generalmente inclusi nel PIL a meno che non siano aggiunti alle scorte). I titoli di giornale che parlano di vendite al dettaglio in aumento dovrebbero generare fiducia: tutto va bene per l'economia. Davvero? Se voi ed io spendessimo tutti i nostri risparmi e ne prendessimo anche in prestito di più, presto ci troveremmo sotto i ponti; ma i keynesiani direbbero che le nostre difficoltà finanziarie individuali sono state un bene per l'economia. C'è davvero qualcuno che si beve queste cose? Io no di certo!

Il PIL cattura l'inflazione dei prezzi e la chiama crescita economica

Ma il problema più grande con il PIL è il più ovvio: misura gli aumenti dei prezzi, non gli aumenti nella produzione di beni o servizi reali. Ad esempio, nell'ultimo mese circa il prezzo di un gallone di benzina normale nel mio stato di origine, la Pennsylvania, è passato da poco meno di $2,50 a circa $3,00. Si tratta di un aumento del prezzo del 20%. Poiché il consumo di benzina cambia poco nel breve periodo, vendere lo stesso volume di benzina ad un prezzo più alto fa aumentare il PIL, ma il nostro tenore di vita è sceso! La nostra maggiore spesa in dollari per la stessa quantità di benzina doveva provenire da qualche parte, quindi abbiamo dovuto tagliare altrove: qualche altro elemento di consumo o, molto probabilmente, una riduzione dei risparmi. Mentre i governi dicono che l'aumento del PIL significa che stiamo meglio, in realtà stiamo peggio.

Gli aumenti della base monetaria e di M2 sono precursori di un'inflazione dei prezzi futura

La misura migliore dell'inflazione dei prezzi a lungo termine non è necessariamente la misurazione dei prezzi al dettaglio nel breve periodo, ma la misurazione dell'aumento dell'offerta di denaro nel tempo. Se l'offerta di denaro aumenta, alla fine questo aumento si farà strada nella struttura dei prezzi. Non può fare nient'altro. Le due statistiche che misurano meglio l'offerta di denaro sono la "base monetaria" e "M2". La base monetaria è costituita da tutto il contante, ovunque sia detenuto, più le riserve bancarie detenute presso la Federal Reserve Bank che possono essere convertite in contanti su richiesta delle banche. Si chiama base monetaria perché le banche possono creare denaro dal nulla piramidando i prestiti sulle loro riserve con un rapporto di circa dieci a uno. Subito dopo la debacle dei mutui subprime nel 2007/08, la base monetaria era di $910 miliardi. La FED ha aumentato la base monetaria per salvare le banche, in modo che nel gennaio 2020, appena prima dei lockdown, si attestava a $3.443 miliardi. Si tratta di un aumento del 278%. Dopo i lockdown, la FED ha nuovamente aumentato la base monetaria e oggi si attesta a $5.248 miliardi, un ulteriore aumento del 52% rispetto al livello già gonfiato del gennaio 2020. E non abbiamo ancora visto l'effetto del recente stimolo fiscale da $1.900 miliardi! Dal momento che questo denaro sarà finanziato completamente dalla stampa di denaro da parte della FED, un processo chiamato "monetizzazione del debito", l'intero importo andrà direttamente nella base monetaria man mano che gli assegni verranno incassati o depositati sui conti bancari dei destinatari.

M2 è la misura più ampia dell'offerta di denaro a cui la popolazione può accedere su richiesta. Comprende denaro in mano alle persone (ma non in depositi bancari) più il denaro nei conti correnti e nei conti di risparmio. M2 ha mostrato aumenti parabolici simili: si attestava a $7.215 miliardi nel 2008, poi è stata portata a $15.419 miliardi a gennaio dello scorso anno. Ora ammonta a $19.384 miliardi. Si tratta di un aumento del 169% e segue bene l'inflazione dei prezzi di asset come azioni ed immobili. Il terzo programma di stimolo da $1.900 miliardi si aggiungerà inizialmente dollaro per dollaro a M2. Se le banche piramidano più prestiti oltre a questo aumento delle loro riserve, M2 continuerà a crescere oltre i $1.900 miliardi. Questo è esattamente ciò che vogliono i governi, perché gonfierà i numeri del PIL.

La lezione è questa: non lasciatevi ingannare dalle statistiche dei governi, in particolare dal PIL, credendo che l'economia si sta riprendendo bene dai lockdown. Essi hanno causato enormi danni all'economia. La stampa di denaro può far perdere il PIL, ma non farà nulla per compensare la perdita netta che milioni di persone hanno subito.

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online