Il Ponte sullo Stretto, un caso ancora aperto

I lavori non sono mai iniziati ma la Corte dei Conti stima che, tra 1986 e 2008, sono già stati spesi 200 milioni di euro

Il Ponte sullo Stretto rappresenta da anni uno dei temi più dibattuti nello scenario politico italiano. I governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno modificato ripetutamente il loro approccio rispetto alla questione e così il progetto è stato abbandonato e implementato a più riprese, come illustrato anche da precedenti articoli di Yahoo! Finanza, "Il Ponte sullo Stretto divora miliardi" e "Lo Stretto dice addio al Ponte".

Il nuovo governo guidato da Monti sembra però aver assunto una posizione estremamente chiara. Una delibera del Cipe del gennaio 2012 ha infatti dirottato su altri cantieri i 1.624 milioni di euro assegnati nel 2009 alla società Ponte di Messina e rimasti sino a questo momento non utilizzati. I fondi saranno destinati alla manutenzione della rete ferroviaria, all’Alta capacità ferroviaria Napoli-Bari e alla linea Foggia-Potenza.

La realizzazione dell’opera era però già stata messa pesantemente in discussione negli ultimi tempi. Dopo l’estate la Commissione europea non aveva inserito il ponte tra i progetti rilevanti delle grandi reti transeuropee per il periodo 2014-2020. Il governo Berlusconi si era poi adeguato a questa posizione e, infatti, lo scorso 27 ottobre aveva dato parere favorevole alla mozione di Antonio Borghesi (Idv) che chiedeva di destinare i finanziamenti al trasporto pubblico locale.

L’aspetto più spinoso della vicenda è stato però sempre rappresentato dai costi dell’opera. Il progetto è stato affidato in concessione alla Società Stretto di Messina che, dal primo ottobre 2007, ha assegnato la quota di maggioranza all’Anas (81,84%). L’ultimo esecutivo Berlusconi aveva previsto, prima della retromarcia, finanziamenti pari a 1 miliardo e 770 milioni di euro, di cui 470 milioni per il solo 2012. La cifra complessiva ha tuttavia sempre rappresentato una sorta di enigma. Per iniziare a comprendere l’entità dei costi bisogna risalire all’ottobre 2005, quando la società Eurolink ha vinto l’appalto di contraente generale per la realizzazione dell’opera. L’offerta finale è stata di 3,88 miliardi di euro e il contratto di assegnazione è stato firmato il 27 marzo 2006.

L’accordo prevede che nel caso in cui il governo, una volta iniziati i lavori e aperti i cantieri volesse recedere, questo comporterebbe una penale del 10% sulla parte non ancora realizzata, che comunque non potrà superare i 4/5 del valore del contratto. Sino a questo momento non è stata poggiata neanche una pietra per i lavori ma, in base alle ultime stime effettuate dalla Corte dei Conti, dal 1986 al 2008 tra progetti, trivellazioni e personale sono già stati spesi 200 milioni di euro. Il periodo in cui è stata utilizzata la maggior quantità di fondi è quello che intercorre tra 2001 e 2006, quando le spese totali della Società Stretto di Messina sono state di 88,903 milioni di euro.

L’ultima decisione del Cipe ha di fatto bloccato il progetto, ma la Regione Calabria sta continuando a finanziare corsi di formazione rivolti a tecnici ed esperti che dovrebbero partecipare alla realizzazione dell’opera. Sono numerosi i soggetti che si sono mobilitati per chiedere di fermare questo spreco di risorse. Emblematico è un appello pubblicato sul sito de l’Espresso in cui si chiede al governo Monti di avviare “le procedure per sciogliere la Società Ponte di Messina a totale carico pubblico (consociata Eurolink, con capofila Impregilo): vero vaso di Pandora, immobile e vorace, dal cui coperchio – una volta sollevato – non è prevedibile cosa potrà uscire”.