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Il problema con l'anarchismo socialista

Francesco Simoncelli
·7 minuto per la lettura

Il film V per Vendetta ha innescato una discussione pubblica sul significato dell'anarchismo. Murray Rothbard era un sostenitore della società apolide, ma non è mai stato accettato dal movimento anarchico ed è ancora considerato più un "lacchè capitalista" che un pensatore anarchico. Infatti l'anarco-capitalismo è sempre stato considerato un ossimoro dagli autoproclamati "veri" anarchici.

Parte del motivo è un'incapacità generale di comprendere diversi usi e definizioni delle parole nelle tradizioni socialiste e liberali classiche. I socialisti fanno riferimento al "capitalismo" come ad un sistema in cui lo stato distribuisce e protegge i privilegi dei capitalisti e quindi opprime i lavoratori. Non vedono come in realtà il capitalismo, nella tradizione liberale classica, significhi piuttosto un mercato libero basato su persone libere, cioè scambi volontari tra individui liberi.

Una ragione più profonda e più interessante sono le radici socialiste dell'anarchismo. Come mostrato, ad esempio, nelle FAQ anarchiche, la maggior parte, se non tutti, i pensatori anarchici storici erano orgogliosi di mostrare che le loro idee appartenevano alla tradizione socialista progressista. Il "padre fondatore" dell'anarchismo, Pierre-Joseph Proudhon, era socialista; gli anarchici individualisti americani del XIX secolo affermavano spesso di essere socialisti; e gli anarchici comunisti russi, Mikhail Bakunin e Peter Kropotkin, erano ovviamente socialisti.

C'erano tuttavia alcuni anarchici che non erano socialisti, ma erano pochi e relativamente sconosciuti se non del tutto ripudiati come anarchici. Max Stirner è riuscito in qualche modo a diventare generalmente accettato come anarchico, anche se non ha mai affermato di essere un socialista. (Neanche ha mai affermato di essere un anarchico).

Sarebbe inutile affermare che la tradizione anarchica non sia originariamente e principalmente socialista, ma non è questo il punto di questo saggio. Non voglio confutare l'importanza che ha avuto il socialismo per l'anarchismo, né nella teoria né nella pratica, ma mostrerò come la definizione di "socialismo" sia troppo rigida e statalista, al contrario di ciò che gli anarchici generalmente affermano, e si basa su uno sfortunato malinteso tra l'uomo e il mercato. Il problema principale è il rifiuto degli anarchici socialisti di riflettere nel momento in cui vengono rivelati nuovi fatti.

Peter Kropotkin, il famoso anarchico comunista russo di fine Ottocento e inizio Novecento, ha affermato che esistono essenzialmente due tipi di socialismo: socialismo statalista e anarchismo. La differenza tra i due è che il socialismo statalista desidera prendere il controllo dello stato e usarlo per imporre il socialismo, mentre l'anarchismo [socialista] desidera abolire lo stato e quindi il sistema economico capitalista oppressivo. La distinzione di Kropotkin risolve solo poche delle contraddizioni e problemi intrinseci al socialismo statalista, come l'imposizione dell'uguaglianza lasciando che i pochi governino i molti attraverso lo stato.

Persistono molti problemi nella versione anarchica del socialismo, soprattutto perché i socialisti generalmente tendono ad avere una visione statica della società, il che li rende totalmente ignoranti di come le cose cambiano nel tempo. I socialisti probabilmente non lo ammetteranno, dal momento che sanno che le cose sono cambiate nel corso della storia (Karl Marx ha detto così) e che le cose sembrano non rimanere mai le stesse. Ma continuano a sostenere come se "ceteris paribus" fosse il principio divino della realtà, quando invece non lo è.

Il socialismo non inserisce una componente temporale (o viene ritenuta non importante e quindi omessa) nell'analisi del mondo o dell'economia. Le cose sono generalmente considerate come sono, anche se non sono state sempre le stesse nella storia e possono cambiare in futuro. In un mondo socialista le persone sono uguali e dovrebbero rimanere uguali; le scelte individuali degli attori nel libero mercato (sì, gli anarchici socialisti parlano di mercato) non cambiano questo fatto. In questa visione socialista del mondo non c'è alcuna comprensione di quella caratteristica di mercato che Ludwig von Mises chiamava preferenza temporale.

Questa importante informazione su come funziona il mercato (cioè, come funzionano le persone) significa che una persona di solito preferisce avere un valore ora piuttosto che avere lo stesso valore in futuro. Questo non ha nulla a che fare con il guadagnare interessi sugli investimenti, ma è piuttosto una parte naturale di ciò che significa essere un essere razionale (si starebbe meglio con una certa quantità di cibo ora che con la stessa quantità di cibo tra una settimana da oggi). Senza la conoscenza di questo (o anche senza la preferenza temporale in sé), calcolare cosa "accadrà" sul mercato sarebbe molto più semplice (ma totalmente sbagliato).

Ma la preferenza temporale non fa parte della percezione socialista del mondo o dell'economia. Comprendere questo fatto rende molto più facile comprendere la richiesta socialista di uguaglianza teleologica, cioè l'uguaglianza come misura di giustizia applicabile sia prima che [specialmente] dopo che le interazioni e gli scambi hanno avuto luogo sul mercato. Se il mondo e l'economia fossero perennemente statici e quindi non venissero mai creati valori, l'uguaglianza economica sarebbe teoricamente possibile. (Forse anche giusta.)

Ma non è così, e quindi l'analisi socialista è sbagliata. Questa debolezza, che possiamo chiamare ignoranza temporale, persiste nella versione anarchica del socialismo.

L'ignoranza socialista nei confronti del tempo

Kropotkin definisce (p. 81) questo tipo di socialismo come "uno sforzo per abolire lo sfruttamento del lavoro da parte del capitale", e Benjamin Tucker afferma (p. 144) che "la rivendicazione di fondo del socialismo [è] che il lavoro dovrebbe essere posto nelle sue stesse mani". Bene, non suona così male. Un altro modo per dire la stessa cosa sarebbe che ogni individuo ha un diritto naturale a ciò che produce e che è una violazione dei suoi diritti naturali rimuovere con la forza questo prodotto del suo lavoro.

Che si definiscano diritti naturali o meno, questa è l'essenza e la base teorica comune per il modo in cui viene generato il valore sia nel liberalismo classico che nel marxismo. Ogni volta che un individuo investe tempo, abilità e sforzi nel tentativo di ottenere qualcosa, crea valore e, in quanto tale, è il legittimo proprietario di quel valore. È difficile sostenere che l'individuo non sia il legittimo proprietario del suo lavoro; John Locke arrivò persino a definire il lavoro come la "proprietà indiscutibile del lavoratore". Se l'individuo che fa il lavoro non possiede il proprio lavoro, allora chi lo possiede?

La differenza tra socialismo classico e liberalismo non sta nella definizione di proprietà o come essa emerga, ma nel suo significato. Pierre-Joseph Proudhon, anche se è famoso per aver affermato "la proprietà è un furto" (che significa privilegi di proprietà che causano condizioni di sfruttamento), ha anche affermato che "la proprietà è libertà", nel senso che l'uomo è libero solo quando è l'unico proprietario di ciò che è in suo possesso e ciò che crea. Secondo lui il lavoro salariato equivale allo sfruttamento del lavoratore da parte del capitalista privilegiato.

Per comprendere questo punto di vista, è necessario ricordare che la preferenza temporale non è applicabile (o viene del tutto ignorata). Dal punto di vista socialista, qualsiasi differenza di valore tra input e output è o frode o furto (per usare la terminologia libertaria). Se investite lavoro (input) per ottenere un valore di $100 e ricevete una retribuzione (output) di $95, siete sfruttati.

Questo fa parte del motivo per cui il capitalismo, usando la definizione socialista, è oppressivo. Chi "offre" un lavoro (cioè il capitalista) realizza un profitto perché il valore immesso dai lavoratori è maggiore di quello che ricevono in retribuzione. (La ragione per cui accade, affermano i socialisti, è a causa dei privilegi di proprietà imposti dallo stato che costringono indirettamente i lavoratori a diventare schiavi salariati).

Un altro modo per dirlo è che il plusvalore è ad appannaggio dei dirigenti e dei proprietari dell'industria, i quali pagano i lavoratori solo una parte del loro input. In questa visione statica di come funziona il mondo nel sistema economico capitalista, l'occupazione è sicuramente usura e "schiavitù salariata". Non posso negarlo e non negherò nemmeno che molti schemi di occupazione storici e contemporanei sono de facto usura a causa dei privilegi che la classe politica concede ai capitalisti.

L'analisi, tuttavia, è fondamentalmente sbagliata e lo è perché i socialisti non capiscono la preferenza temporale. È utile (ma non necessariamente un valore monetario) per molti lavoratori ricevere regolarmente un importo fisso di retribuzione per il lavoro immesso, invece di assumersi il rischio di produrre, commercializzare e vendere un prodotto sul mercato (anche se l'impresa è non svolta individualmente ma in collaborazione con altri lavoratori).

È anche vero al contrario: il "capitalista" valuta il denaro presenta più del denaro futuro, quindi i profitti in un secondo momento devono essere maggiori del costo del lavoro presente per "andare in pareggio". Il punto qui è che se un lavoratore sceglie volontariamente tra più alternative differenti, c'è motivo di credere che l'occupazione sia a volte (o, forse Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online