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Il professore ha commentato il Dpcm a Radio Cusano Campus

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Crisanti
Crisanti

Il professor Crisanti ha commentato il nuovo Dpcm, firmato da Giuseppe Conte, a Radio Cusano Campus, sottolineando quella che secondo lui è la mancanza più grande. “Nessuno sa se questi provvedimenti avranno l’effetto sperato, perché nessuno ha mai sperimentato questi provvedimenti. Il dpcm è un compromesso. Sono provvedimenti che diminuiscono i contatti, alcuni sono ragionevoli, altri meno comprensibili come il divieto di partecipazione a spettacoli e cinema, luoghi abbastanza regolati” ha spiegato il professore.

Crisanti sul nuovo Dpcm

Manca secondo me un vero e proprio provvedimento per regolare i trasporti, che sono un’occasione di assembramento pazzesca e non si capisce perché si tollerino i trasporti e si sanzionino cinema e spettacoli” ha spiegato Crisanti. L’esperto ha voluto sottolineare una mancanza molto forte nelle nuove regole. Secondo lui dovrebbero essere presi urgentemente dei provvedimenti riguardo il trasporto pubblico, perché è in questo contesto che si creano i maggiori assembramenti. “Il punto è che in questa situazione non ci saremmo dovuti arrivare, è il risultato di una totale impreparazione delle regioni e anche del sistema sanitario nell’implementare delle misure di sorveglianza, tracciamento e prevenzione. Avevamo 5 mesi di tempo, avremmo potuto creare un sistema di sorveglianza e tracciamento e non ci saremmo trovati in questa situazione” ha aggiunto il professore.

Crisanti ha spiegato che anche se dovessero diminuire i casi, non si avranno garanzie di poter consolidare questi risultati perché non esiste un sistema di sorveglianza capace di interrompere i contatti sul territorio, come è successo in altri paesi, che sono stati in grado di intercettare al meglio i tracciamenti. “In genere gli asintomatici veri, cioè coloro che non hanno alcun sintomo di nessun genere, sono tra il 45 e il 55%, poi c’è un altro 35% di persone che hanno sintomi come febbre, mal di testa, tosse, c’è un 10% che richiede cure ospedaliere, all’interno di questi c’è un 3% di persone che va in rianimazione” ha spiegato l’esperto. “Tra pazienti covid e non covid, i posti letto disponibili in Italia in questo momento sono circa mille. Rimango sorpreso quando sento dire che in Italia abbiamo 7mila posti di rianimazione, i malati di covid sono 1200 quindi abbiamo ancora tanta disponibilità. Ma in rianimazione ci vanno anche persone afflitte da altre patologie, che riempiono le rianimazioni per circa l’80% in genere” ha concluso Crisanti.