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Il raffreddore collettivo!

·4 minuto per la lettura

Dopo alcune sedute spumeggianti, gli indici azionari USA ieri si sono fermati a rifiatare e riflettere, con una noiosissima seduta, esauritasi in estenuante andamento laterale, nello spazio ristretto di soli 27 punti (lo 0,5% circa), che hanno separato il minimo ed il massimo di seduta dell’indice SP500. Per gli amanti delle statistiche e delle curiosità, è la volatilità intraday più bassa delle ultime 25 sedute, nelle quali l’oscillazione media tra minimo e massimo di seduta è stata circa il triplo di quella vista ieri. E pensare che l’inizio è stato promettente, con la realizzazione di un nuovo massimo storico a 4.807 punti nella prima mezz’ora. Ma la luce si è subito spenta ed il resto della seduta è stato tutto un lento scivolamento verso i minimi. Così il saldo di giornata è stato lievemente negativo (-0,11%) ed ha interrotto a 4 la serie di sedute positive. Stessa sorte è toccata al tecnologico Nasdaq100 (-0,48%), che ha dovuto ancora una volta rinviare l’appuntamento col massimo storico.

Dato che gli indici azionari europei erano un po’ in ritardo rispetto a quelli americani nella corsa ai massimi dell’anno, ieri l’Europa azionaria ha approfittato del buon inizio americano per ridurre un po’ il distacco. Eurostoxx50 (+0,56%, chiusura a 4.312 punti) ha scavalcato la resistenza di 4.288 (massimo del 8.12 scorso) e messo a segno la quinta seduta positiva consecutiva, accorciando ancora la distanza dal massimo dell’anno (4.415, segnato lo scorso 18 novembre) ed aumentando un po’ le possibilità, ancora basse, di realizzare un nuovo record nelle due sedute che mancano alla fine dell’anno borsistico.

L’impresa di migliorare il massimo annuale è però riuscita all’indice francese, il più forte indice d’Europa negli ultimi tempi. In questo caso abbiamo visto addirittura un massimo storico, a quota 7.187. Gli altri indici europei hanno realizzato progressi intorno al mezzo punto percentuale, ma si trovano ancora con un tratto di strada da percorrere avvicinare il loro massimo dell’anno.

La buona salute relativa dell’Europa, rispetto alla pausa di riflessione americana, a mio parere, va spiegata (a patto che abbia senso spiegare un movimento di mezzo punto percentuale) con la convergenza dei governanti europei sulla linea americana della lotta al virus, dettata dal Prof. Fauci. In USA si scommette che, anche se aumenteranno di molto i contagi causati dalla variante Omicron, le strutture sanitarie reggeranno all’urto di nuove ospedalizzazioni e necessità di terapie intensive, perché Omicron è più contagiosa ma produce sintomi lievi, specialmente nei vaccinati con terza dose. Perciò sono stati ridotti i tempi di quarantena per i positivi asintomatici e rimossi quelli per chi è vaccinato ed entra in contatto con un positivo. Il ragionamento è che, siccome aumenterà molto il numero dei contagiati, se si mettono in quarantena milioni di persone, tra gli asintomatici ed i loro contatti, si blocca l’economia come se si praticasse un duro lockdown di fatto.

La priorità di non bloccare l’economia per quello che sarà solo un raffreddore collettivo e contemporaneo è quel che guida ora i governanti anche in Europa, dove si stanno per prendere misure di allentamento sulle quarantene. Sono misure un po’ difficili da capire se si guarda l’esplosione di contagi che si è registrata ieri, con il massimo storico di contagi quotidiani, a livello mondiale (1.223.000) ed in quasi tutti i principali paesi dell’occidente. La scelta pare essere quella di salvare la crescita del PIL anche se si sacrificherà qualche vita tra i non vaccinati. Che non sono tutti no-vax. Ne conosco personalmente che farebbero il vaccino ma hanno fragilità che lo impediscono.

Lascio al lettore il compito di dare un giudizio morale su questa scelta che si sta affermando nella maggior parte dei governi occidentali. I mercati il giudizio finanziario lo hanno già dato con il rally dei giorni scorsi.

Un rally che non si è visto in estremo oriente, dove invece la politica sembra scegliere lockdown e tracciamento per combattere i contagi, anche se questo impatterà sull’economia. Infatti, gli indici asiatici nei giorni scorsi non hanno affatto festeggiato, ed oggi stanno accusando nuovamente diffusi cali.

Per il futuro immediato continuo ad attendermi un pullback un po’ più profondo del quasi nulla che ci ha mostrato ieri l’indice USA SP500. Non escludo che oggi, sulla spinta dell’inerzia, l’onda 3 possa ancora estendere il massimo storico di qualche punto, fino all’area 4.830. Però credo difficile che si riesca a scavalcare quell’area senza un ritorno indietro a livelli più vicini a 4.700 che a 4.800 punti.

Questo pullback realizzerebbe l’onda 4 e preparerebbe all’impulso finale di inizio 2022, che dovrebbe portare SP500 a superare i 4.900 punti.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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