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Il rebus del petrolio: prezzo su e titoli energetici fermi

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
Il rebus del petrolio: prezzo su e titoli energetici fermi
Il rebus del petrolio: prezzo su e titoli energetici fermi

Virus e lockdown spaventano l’Europa ma l’economia tiene. Borsa di Londra verso l’uscita dal tunnel. Paradosso greggio, prezzo in salita, ma titoli petroliferi no

IL PETROLIO RECUPERA MA LE AZIONI NON LO SEGUONO

Il prezzo del petrolio si prepara a chiudere un 2020 senza precedenti con il recupero dei livelli pre-pandemia di fine febbraio, con la versione WTI sopra i 49 dollari e il Brent sopra i 52 dollari alla chiusura di venerdì 18 dicembre. Il movimento fa seguito a violenti alti e bassi delle scorte, schizzate due settimane fa e poi calate bruscamente. Evidentemente il mercato dei prodotti petroliferi sta cercando un equilibrio tra produzione ridotta e attese di recupero della domanda al traino della ripresa economica. Qualcosa non torna però sul mercato azionario, dove i titoli petroliferi dovrebbero muoversi in tandem sia con le attese di ripresa economica sia con l’andamento del greggio, mentre restano in fondo alle classifiche di performance dei diversi settori che compongono lo S&P 500. L’ultima settimana, i principali ETF che tracciano i titoli petroliferi di Wall Street hanno chiuso con cali tra il 4 e oltre il 5%, in stridente contrasto con un prezzo del greggio in salita. E’ vero che gli stessi petroliferi avevano segnato a novembre il miglior rimbalzo dell’anno, ma dopo la prima decade di dicembre gli entusiasmi si sono spenti. Forse sono solo prese di beneficio di fine anno.

EUROPA SPAVENTATA MA L’ECONOMIA TIENE

I titoli di giornali e tv e gli indicatori economici raccontano due storie decisamente diverse sullo stato di salute del vecchio continente. I primi puntano all’aumento dei contagi, con l’aggravante della mutazione del virus che arriva dalla Gran Bretagna, con conseguenti lockdown che potrebbero addirittura irrigidirsi con il progredire dell’inverno se la situazione peggiora ancora. Ma i secondi, e in particolare la lettura Flash dell’indice PMI composito dell’Eurozona a dicembre, segnala invece una stabilizzazione che si cifra in 49,8 punti, a un soffio dalla linea di demarcazione tra contrazione e espansione, e in rialzo sia rispetto al consenso, che puntava a 45,8 punti, sia rispetto a 45,3 segnato a novembre. L’indice manifatturiero addirittura avanza in territorio espansione a 55,5 da 53,8 segnando un massimo di 31 mesi. Il quadro si complete con l’indice tedesco di fiducia IFO uscito anch’esso sopra le attese, segnalando che il rimbalzo della Germania continua anche a dicembre.

IL 2021 PUÒ ESSERE L’ANNO DELLA BORSA DI LONDRA

A metà del 2021 cadrà il quinto anniversario della votazione a sorpresa con cui i britannici decisero di uscire dall’Unione Europea. Da allora la Borsa di Londra e la sterlina non sono state certo la destinazione preferita degli investitori globali, in un trend negativo peggiorato nel 2020 dalla pandemia e dall’incapacità di trovare un accordo commerciale da applicare dopo la conclusione del periodo transitorio. Volendo scommettere, si può ragionevolmente pensare di vincere puntando sul fatto che a metà dell’anno prossimo l’intera vicenda sarà sostanzialmente consegnata ai libri di storia. La Reuters calcola che dal referendum del 2016 dal mercato azionario di Londra si sia verificato un deflusso netto di 60 miliardi di dollari, mentre la sterlina è stata forse la moneta meno amata tra quelle dei paesi sviluppati. Ora però il premio di rischio che paga chi si posiziona sulle azioni britanniche è tornato in linea con la media storica, e diversi grandi asset manager cominciano a parlare di occasione per investire in azioni londinese come modo per iniziare bene il 2021. Anno che potrebbe vedere, dopo tanti circoli viziosi, la congiunzione astrale positiva di uscita dal tormentone Brexit e dalla pandemia.