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Il regalo di Natale del Coronavirus

Pierluigi Gerbino
·5 minuto per la lettura

Il Coronavirus ha confezionato come regalo di Natale una mutazione che nei giorni scorsi ha recapitato già in Gran Bretagna ed ora sta consegnando negli altri paesi europei, seminando il panico tra le autorità di governo di tutta Europa, il personale sanitario in guerra da quasi un anno e la popolazione civile, stremata dallo stravolgimento dei rapporti sociali e per molti dalla perdita di persone care, lavoro e reddito, in un alternarsi di chiusure e riaperture, paure e speranze, mentre il conto dei morti continua a crescere quotidianamente.

Proprio quando l’uomo ha ufficialmente iniziato a sparare il vaccino, la sua arma che doveva essere (e si spera che ancora lo sia) definitiva per l’annientamento dell’ospite assai indesiderato, ecco che il perfido microbo, come in un film di Hitchcock, per sfuggire si camuffa da ineffabile lord inglese sotto le cui sembianze si cela il serial killer.

La rapidità di contagio di quella che è stata battezzata “la variante inglese del Sars-Cov-2” ha fatto balzare nuovamente in alto in modo esponenziale e molto rapido la curva dei contagi britannica, obbligando ad inasprire le misure di distanziamento sociale in vaste aree del paese a livello 4, il più alto mai attuato,  e costringe gli altri stati d’Europa a chiudere tutti i contatti col Regno Unito e all’impresa improba di tracciare tutti gli arrivi dalla Gran Bretagna degli ultimi 15 giorni per cercare di isolare gli infetti e ridurre la diffusione del veloce parassita. Con questo scenario da film dell’orrore, che occupa per intero i notiziari, gli scienziati  studiano la letalità di questo nuovo ceppo, si chiedono che altro fare per contrastarne la diffusione e soprattutto se i vaccini ora in fase di rapida produzione siano in grado di neutralizzare anche questa variante. Le risposte per ora sono rassicuranti, come normalmente lo sono quelle delle autorità, per non seminare il panico, ma l’OMS ricorda che per avere risposte affidabili a queste domande occorrerà ancora aspettare qualche giorno e chi ha memoria per andare più indietro dell’ultimo post letto su Facebook, ricorda che anche le prime settimane del coronavirus made in Cina, quasi un anno fa, furono spese a rassicurare la gente, prima che la tragica realtà degli assalti agli ospedali si imponesse.

La mutazione aggressiva del virus è un evento imprevisto. Faccio notare che il nostro cervello  tende a rimuovere le ipotesi che ci provocherebbero una sofferenza emotiva. Perciò abbiamo ignorato che dalla sua comparsa in Cina il Sars-Cov-2 aveva già attuato molte mutazioni, di cui 5 principali. Siccome nella maggior parte dei casi i virus non diventano più letali o aggressivi durante la loro evoluzione, abbiamo tranquillamente rimosso la possibilità che si potesse verificare una mutazione aggressiva. L’evento, quando è capitato, non è stato previsto e ci colpisce come una tegola in testa. Ma doveva essere considerato come possibile. Anzi, man mano che le mutazioni si intensificano, diventa statisticamente sempre più probabile. Purtroppo il genere umano preferisce istintivamente ignorare la prevenzione ed affrontare la cura. Non solo in ambito sanitario. Pensiamo al fenomeni idrogeologici (alluvioni e frane) e sismici (terremoti). 

I mercati finanziari sono la massima espressione dell’emotività umana. Trainati dall’avidità, rimuovono invariabilmente ogni possibilità che qualcosa possa far deviare gli indici di borsa dall’ineluttabile destino della crescita infinita.

Quando capitano eventi imprevisti le giornate si tingono di nero. E ieri possiamo classificare la seduta almeno con il colore grigio scuro, un mix tra il nero europeo ed il grigio chiaro americano. 

Come spesso capita il terrore si è diffuso più rapidamente in Europa che nel resto del mondo. 

Le borse asiatiche ieri si sono sentite immuni al corona-british ed hanno chiuso in rialzo, salvo prendere atto nella seduta odierna che le conseguenze economiche possono riguardare anche loro. Perciò hanno restituito con gli interessi quanto guadagnato ieri.

In Europa invece il saldo negativo in mattinata è andato anche oltre il -3% un po’ dappertutto. Si è indebolito anche l’Euro, a testimonianza che l’epicentro del problema sta nel vecchio continente.

I futures americani al mattino (ma a quell’ora in USA è notte e vi operano solo gli europei) hanno seguito al ribasso il clima europeo con perdite fino a quota 3.600 del future su SP500.

Nel pomeriggio la situazione si è rilassata fino all’apertura di Wall Street, che è avvenuta su un valore iniziale di SP500 in calo meno di un punto percentuale. Le prime battute hanno però visto scivolare l’indice USA sui minimi di 3.636, a testare il supporto del 11 dicembre scorso, su cui il mercato rimbalzò. Anche ieri il rimbalzo di SP500 è avvenuto, permettendo agli indici europei, che intanto erano tornati a perdere il 3%, di chiudere al di sopra dei minimi di seduta, ma comunque con saldi non propriamente rosei: Eurostoxx50 -2,74%, Dax tedesco -2,82%; CAC francese -2,43%; FtseMib italiano -2,57% e Ibex spagnolo -3,08%.

Dopo la chiusura europea il rimbalzo americano è proseguito, con una chiusura di SP500 quasi indenne (-0,35%) a 3.695 punti. Performance simile per il Nasdaq100, zavorrato dalle alterne vicende di Tesla, sugli altari fino a venerdì scorso, quando i fondi hanno dovuto comprarla perché sarebbe entrata proprio il 21 dicembre nell’indice SP500, ieri è finita nella polvere (-6,50%), perché gli speculatori, che nelle scorse settimane hanno puntato sull’effetto SP500, sono passati all’incasso.

La seduta odierna si giocherà tutta su quanto gli americani credono alla variante inglese. Potrebbe ripetersi la scena vissuta all’inizio dell’epidemia lo scorso anno, quando le prime notizie di diffusione del virus in Cina a fine gennaio vennero in prima battuta metabolizzate con un’alzata di spalle perché il virus “è solo una forma un po’ più grave dell’influenza di stagione e poi, finché sta in Cina possiamo dormire tranquilli”.

Ci volle la dichiarazione di pandemia e la scoperta che invece era assai più temibile, per spaventare, a fine febbraio.

Anche allora prevalse la scommessa sull’esito favorevole, come potrebbe succedere in questo caso.

Se avverrà ciò oggi avremo già un tentativo di rimbalzo, che magari in USA potrebbe anche riportare SP500 a voler testare nuovamente il massimo torico. Saranno però le prossime settimane a dirci se questo azzardo è vincente, oppure se diventerà impossibile non vedere quel che oggi si reputa improbabile.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online