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Il rumore di mercato obnubila la mente degli investitori

Gaetano Evangelista
·2 minuto per la lettura

Il 2020 ha ribadito ancora una volta il vantaggio competitivo fornito da un approccio oggettivo e quantitativo all'analisi del mercato. Un approccio di cui faremo tesoro nell'ambito delle previsioni strategiche del 2021 Yearly Outlook, di prossima pubblicazione.

Lo sbandamento di inizio anno viene immediatamente puntellato dopo sole 24 ore: quanto bastava per portare a casa il primo setup stagionale di questo inverno. Con un saldo del +1.0%, lo S&P500 marca la casella del Santa Claus Rally del 2019-20. Provvidenzialmente perché, come arcinoto, se è vero che storicamente questo arco di sette sedute è titolare di un saldo medio del +1.3% dal 1970 ad oggi; le annate in cui Babbo Natale non si presenta a Wall Street sono contrassegnate da brutte sorprese: gli ultimi episodi di saldo negativo risalendo al 2000-2001 ed al 2007-2008.

Ancora una delusione dunque per i ribassisti, che quantomeno speravano in qualche ora di confortante seguito, dopo l’inizio d’anno con il piede sbagliato. Purtroppo le statistiche ancora una volta non erano dello stesso avviso: dal 1970 si contano 15 episodi di S&P500 in calo di almeno l’uno percento, dopo aver raggiunto un massimo almeno annuale, come occorso lunedì. Nonostante le apparenze e le prescrizioni di manuali scritti troppo frettolosamente, tre mesi dopo i compratori dimostrano di aver visto giusto, con Wall Street salita in ben 12 occasioni. In un mercato ove il frastuono quotidiano obnubila la percezione, l’analisi quantitativa fornisce risposte definitive che dotano gli investitori di un indubbio vantaggio competitivo. È uno degli approcci di cui ci serviamo per tracciare l'andamento dei prossimi dodici mesi nell'ambito del 2021 Yearly Outlook, di prossima pubblicazione.

Gli indici europei si mantengono a ridosso delle rispettive resistenze. Vale in modo particolare per lo Stoxx600, sempre nell’orbita di quello che è l’ultimo diaframma, fra 399 e 404 punti, prima del massimo dell’inizio dello scorso anno. Si parlerebbe di un allungo quantificabile in non meno del 10% dai livelli correnti in caso di breakout. Anche l’indice DAX flirta ripetutamente con quel sottile diaframma, a 13900 punti, oltre il quale spiccherebbe il volo fino al primo target a 15000 punti enunciato in autunno all’indomani del segnale di acquisto prodotto dal MACD.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online