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Il ruolo dell'Italia nella ricerca di nuove tecnologie per il nucleare green

·6 minuto per la lettura
(Photo: Anton Petrus via Getty Images)
(Photo: Anton Petrus via Getty Images)

Non un ritorno al passato ma uno sguardo al futuro, alle tecnologie di nuova generazione e soprattutto all’attività di ricerca svolta dall’Italia nel contesto internazionale. Di questo si è discusso al webinar organizzato dalla Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Organizzazioni internazionali a Parigi insieme ad Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, e la Nea, l’Agenzia per l’Energia Nucleare dell’Ocse. Il dibattito è stato aperto dai saluti dell’ambasciatore Antonio Bernardini, del direttore generale della Nea William Magwood e del presidente Enea Gilberto Dialuce. Il tema del nucleare “green” è tornato attuale dopo la spinta arrivata dalle organizzazioni politiche e internazionali, e in primis quella della Commissione Europea, a velocizzare i processi di transizione green per raggiungere, prima che sia troppo tardi, il taglio delle emissioni di CO2 a livello globale e contenere il riscaldamento climatico. In questi giorni Bruxelles, peraltro, dovrà decidere se inserire il nucleare nella tassonomia green, che serve a stabilire quali attività possono ambire ad essere definite sostenibili e in quali condizioni.

L’attenzione da tempo si è soffermata su due tecnologie, i reattori di piccola taglia e soprattutto il nucleare di IV generazione, considerato come il nucleare del futuro, pulito, sicuro e senza scorie. O ancora, guardando più avanti, la fusione, la cui dimostrazione è la sfida dei prossimi decenni.

Senza entrare nel merito delle questioni legate all’opportunità di adottare le nuove tecnologie, che hanno davanti ancora diversi anni di studio e sperimentazione, il dibattito si è focalizzato piuttosto sull’attività di ricerca svolta dall’Italia. Questione posta di recente anche dal ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani: “Supponiamo che fra 10 anni si scopra che questi reattori sono convenienti e sicuri, credo se ne debba parlare. Il progetto di lungo termine è di arrivare alla fusione nucleare, che sarà probabilmente la vera energia del futuro completamente verde. Ma se non investiamo adesso in concoscenza, ricerca e sviluppo, innovazione, guarderemo nel buco della serratura quello che faranno i Paesi che guardano al futuro con più lungimiranza di noi”.

Nel corso del webinar sono stati illustrati alcuni dei progetti a cui lavora l’Enea, presentati da Giacomo Grasso, ricercatore che da quindici anni lavora al progetto di nocciolo e di azioni a supporto dell’implementazione di programmi per reattori innovativi, e da Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento Fusione e Tecnologie per la Sicurezza Nazionale. “Nello scenario internazionale è viva la discussione sul ruolo che l’energia nucleare del futuro può avere nel contrasto alle emissioni climalteranti e per questo si moltiplicano gli studi sui nuovi concetti di reattori. In Italia esistono indiscusse competenze riconosciute a livello internazionale”, ha detto Grasso.

Le attività di ricerca svolte dall’Enea riguardano l’Italia - che com’è noto è sprovvista di una industria per la produzione di energia nucleare - molto più da vicino di quanto si pensi perché contribuiscono allo sviluppo di nuovi standard di sicurezza in impianti esistenti in Paesi vicini: “Noi non facciamo attività per la realizzazione di reattori nucleari, naturalmente, però riusciamo a mettere a fattor comune tutte le competenze presenti in Italia, per dare supporto a un sistema che deve sviluppare energia nucleare per il futuro”, ha spiegato Dodaro. “Non guardiamo quindi all’applicazione nel nostro Paese ma collaboriamo con quelli in cui il nucleare è utilizzato perché una maggiore sicurezza nelle loro centrali contribuisce ad accrescere anche il nostro livello di sicurezza”. Non solo: l’attività di ricerca in continuo divenire serve anche a non disperdere un patrimonio di conoscenze e competenze acquisite nel corso degli anni. “Non possiamo prevedere il futuro, oggi il nucleare non è una opzione per il nostro Paese, perché ci sono stati dei referendum, ma non è detto che in futuro le cose non cambino, di pari passi con l’evoluzione nella ricerca”.

“Sappiamo tutti”, ha detto Roberto Adinolfi, presidente di Ansaldo Nucleare spa, “che una delle maggiori motivazioni addotta contro il nucleare è la lentezza con la quale vengono portate avanti soluzioni definitive allo smantellamento degli impianti di vecchia generazione. Perciò nello sviluppo del nucleare pulito serve dare una risposta efficace e rapida a questo bisogno. Per quanto riguarda i reattori di piccola taglia, possono nel medio termine integrarsi con le energie rinnovabili per rendere la transizione energetica più economica e facile. Nel lungo termine invece bisogna continuare gli sforzi per rendere la fusione una fonte di energia illimitata per il futuro”.

I ricercatori della Nea Gabriele Grassi, Davide Costa e Daniela Foligno hanno illustrato poi il ruolo svolto dall’Italia nell’ambito della Nea, l’Agenzia per l’Energia Nucleare dell’Ocse: “Il nostro lavoro è strutturato in otto comitati permanenti oltre a diversi gruppi di lavoro e di esperti, che coprono l’insieme delle varie sfaccettature dell’energia nucleare, oltre a progetti congiunti”, ha spiegato Gabriele Grassi, mentre Davide Costa ha illustrato il ruolo della scienza dei materiali, “ruolo di una certa importanza essendo la tenuta delle componenti uno dei pilastri su cui poggia la sicurezza”. Infine Foligno ha spiegato il funzionamento dei gruppi di lavoro incentrati sulla valutazione dei dati nucleari, “che hanno l’obiettivo di migliorare la qualità e la completezza delle biblioteche dei dati nucleari, di promuovere lo scambio di dati e metodi e teorie e di facilitari la cooperazione tra i vari progetti che si occupazioni di valutazione di dati”.

“I giovani sono interessati alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie, come i reattori di piccola taglia e soprattutto alla fusione, ma sono interessati anche al contributo del nucleare alla lotta ai cambiamenti climatici, all’esplorazione spaziale, all’applicazione nel campo medicale e ambientale. La notizia è che il numero di studenti sta aumentando e questa tendenza ha sorpreso anche noi”, ha detto il professore Marco Ricotti, ordinario di impianti nucleari al Politecnico di Milano e presidente del consorzio interuniversitario Cirten.

Quando in Italia si discute di questi temi, l’accoglienza dell’opinione pubblica non è delle migliori. I due referendum, nel 1987 e nel 2011, hanno chiuso definitivamente l’esperienza italiana nell’energia nucleare di vecchia generazione. Ci sono tuttavia molte sfide per lo sviluppo di nuove tecnologie pulite, neutrali sia sul piano climatico che ambientale, sia tra le rinnovabili sia nel campo del nucleare. L’Italia, ad esempio, partecipa al progetto Iter, finanziato dalla Commissione Europea e che mira a costruire la macchina per la fusione più grande al mondo. I tempi sono lunghi, si parla del 2050 prima che il progetto Ue abbia risvolti concreti e pratici. Ciò non toglie che nel campo della ricerca, per definizione, ogni sforzo non può mai essere considerato vano.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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