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Il sociologo De Masi accusa: "Erano i capi a impedire smart working"

Voz

Roma, 29 mar. (askanews) - Punta il dito contro quegli 800 mila capi e dirigenti che in tutti questi anni non hanno mai cercato di favorire lo smart working, fenomeno che ora all'improvviso, causa forza maggiore una pandemia globale, di colpo (in pochi giorni) ha coinvolto 8 milioni di lavoratori in Italia. Finora non si faceva "perché i capi volevano tenerli sotto le loro grinfie", è l'accusa del sociologo Domenico De Masi.

Ma ben prima del coronavirus, lo smart working e il telelavoro si sarebbero potuti già fare da anni, anzi da decenni secondo De Masi, con enormi benefici per la colletività. "Certo alcune categorie non possono telelavorare. Il chirurgo in sala operatoria ci deve andare", ha detto il sociologo che è stato intervistato da una troupe di Rai News 24 - a distanza di sicurezza - sul portone di casa.

"Ma su 23 milioni di occupati in Italia una decina di milioni può fare il telelavoro, pensi che vantaggio per tutti" in termini di minore inquinamento, meno incidenti stradali o altro. "Le imprese hanno fatto sempre di tutto per separare i lavoratori per categorie, e su questo - si è chiesto retoricamente il sociologo - che servirebbe a tutti, perché no?".

La risposta per De Masi è chiara ed è una accusa. "Otto milioni di lavoratori che stanno facendo smart working ragionevolmente hanno 800.000 capi, 1 ogni 10. Perché questi 800 mila capi non hanno introdotto il telelavoro prima? Perché li hanno voluto tenere sotto le loro grinfie. Una cosa vergognosamente antiquata".