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Il solito dubbio: consolidamento o correzione?

Pierluigi Gerbino
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Quando i mercati si lanciano in una fase di rally mettono nei prezzi un entusiasmo che spinge la velocità direzionale oltre le dimensioni dei normali trend rialzisti. Gli analisti chiamano “impulso” questo comportamento. Vengono a crearsi delle situazioni di eccesso di breve periodo che alcuni indicatori misurano abbastanza bene. Tra questi uno dei più seguiti è il Relative Strenght Index (RSI) inventato dall’analista americano John Welles Wilder nel 1978. Normalmente lo si calcola in percentuale sulle ultime 14 barre del grafico. Questo indicatore classifica un eccesso rialzista, detto ipercomprato, quando va a superare il livello 70.

Un’altra caratteristica che identifica gli impulsi è una successione significativa di barre giornaliere rialziste. Se poi tra queste barre si insinuano dei gap (cioè un salto dei prezzi tra la chiusura di una giornata e l’apertura di quella seguente) l’impulsività viene rafforzata.

Quel che abbiamo visto sull’indice USA SP500 nella prima settimana di novembre ha manifestato tutte le caratteristiche dell’impulso: ben 4 sedute largamente positive e la quinta in pareggio; quattro gap rialzisti consecutivi e RSI(14) in forte ipercomprato sui grafici orari. 

Lunedì 9 novembre la notizia del vaccino Pfizer ha creato un ulteriore gigantesco gap su SP500 e portato l’ipercomprato orario a 78. 

La realizzazione di un impulso e l’arrivo su valori elevati di ipercomprato ci fornisce solitamente due informazioni, tra loro apparentemente contrastanti: la prima è la manifestazione di estremo ottimismo da parte degli operatori. La seconda è la situazione di possibile affaticamento, come quella di un ciclista che sente la fatica di uno scatto prolungato attuato per tentare la fuga dal gruppo. La contraddizione è solo apparente. Se ci prova significa che sta bene e pensa di riuscire nell’intento. Però lo scatto prolungato consuma energie che in qualche modo dovrà recuperare, perché lo scatto non può proseguire fino all’arrivo. Avrà perciò necessità di consolidare la fuga, riuscendo a recuperare energie senza farsi riprendere. Se ci riuscirà, potrà magari incrementare addirittura il distacco con successive progressioni e magari vincerà la corsa. Se non riuscirà a recuperare energie in fretta verrà riassorbito dal gruppo.

Lo stesso capita per un impulso rialzista. Se c’è stato l’impulso significa che è arrivata una ventata di ottimismo che ha attratto molti compratori e la salita dei prezzi li sta premiando. Ma, raggiunto l’ipercomprato, aumenta tra gli operatori l’istinto di portare a casa i guadagni, mentre i ritardatari cominciano a temere di comprare a prezzi troppo alti. Perciò ecco arrivare una pausa.

E’ durante la pausa che il mercato dimostra se ha gambe buone oppure se la fuga è destinata al fallimento.

Solitamente le pause coronate da successo, cioè quelle che poi sfociano in ulteriori allunghi e quindi nella prosecuzione del rally, presentano due caratteristiche. Durano poco e correggono poco.

Il motivo è che l’ottimismo di fondo assorbe in fretta e con pochi danni le prese di beneficio dei timorosi che si accontentano, e convince gli altri operatori ad accrescere i loro investimenti.

Anche qui l’analogia con il nostro ciclista è evidente. Il fuggitivo, per  mantenere un distacco di sicurezza, deve rallentare poco e smaltire in fretta la fatica dello scatto.

Se i mercati correggono troppo o rimangono troppo a lateralizzare, la spinta viene meno e i venditori potrebbero prevalere sui compratori, annullando per intero l’impulso.

Normalmente il consolidamento che precede un successivo allungo assume una delle seguenti tre forme grafiche. La prima è chiamata  “Flag” e consiste in un piccolo numero di barre correttive comprese in una sorta di breve canale ribassista. La seconda viene chiamata “Pennant” e si esprime in un piccolo triangolino, di norma un po’ più duraturo del flag, ma comunque di non troppe barre, caratterizzate da massimi discendenti e minimi ascendenti. La terza, un po’ meno frequente, ha il nome “Ledge” ed è rappresentata da una sorta di rettangolino orizzontale con due massimi e due minimi allineati.

Dopo aver concluso l’impulso rialzista a quota 3.646, con il massimo di lunedì 9 novembre, l’indice americano SP500 ha subito ripercorso a ritroso l’ampio gap di ben 137 punti (quasi il 4%) realizzato quel giorno, grazie alla notizia del vaccino Pfizer, ed ha segnato un minimo il giorno seguente a 3.511, da cui ha provato nei giorni successivi a rimbalzare per riportarsi verso i massimi del 9.11. Nonostante la notizia del secondo vaccino, targato Moderna, lunedì scorso il recupero si è arrestato a 3.628 e da lì, martedì più timidamente, ma ieri (-1,16%) un po’ più velocemente, è tornato a scendere, per ora fino a 3.568. 

Quello che sta realizzando potrebbe essere un pennant, a condizione che la discesa si arresti subito ed il minimo che segnerà oggi sia superiore a 3.511. Ovviamente la risalita dovrà essere robusta e rompere in fretta il massimo di lunedì scorso. In tal caso assisteremo, forse fin da subito, ad un nuovo potente rally ben al di sopra dei massimi storici del 9.11. 

Se non si verificheranno entrambe le condizioni, allora cresceranno significativamente le probabilità di fallimento della fuga del toro-ciclista, e dovremmo vedere arretrare l’indice SP500 almeno dalle parti di 3.400. 

In Eurolandia l’indice Eurostoxx50 sta dimostrando addirittura maggior convinzione rialzista rispetto al cugino americano, grazie al fatto che la old economy, beneficiata a torto o a ragione dalla speranza di tornare, grazie ai vaccini, ad una certa normalità, sull’indice europeo è più presente che su SP500. 

Così Eurostoxx50 in novembre ha realizzato un’arrampicata decisamente superiore (oltre il 19% dai minimi del 29 ottobre scorso) ed anche ieri ha concluso col segno positivo (+0,39%) la dodicesima seduta rialzista delle ultime 14. Qui gli eccessi rialzisti sono ancora più marcati che un USA, con l’ipercomprato che è stato raggiunto anche sul grafico giornaliero fin dall’11 novembre. Le ultime sedute però mostrano con evidenza la fatica accumulata e propongono chiare divergenze ribassiste, che fanno pensare alla necessità imminente di prendere fiato con uno storno.

C’è da presumere perciò che, se Wall Street non tornerà presto a volare, anche l’Europa dovrà sgonfiare decisamente i propri muscoli. 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online