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Il sospetto di Crisanti sui numeri: "40 morti in terapia intensiva. Gli altri dove sono?"

·2 minuto per la lettura
decessi covid crisanti
decessi covid crisanti

Il professor Andrea Crisanti si è interrogato sul numero di decessi per Covid che avvengono ogni giorno all’infuori delle terapie intensive.

Crisanti sulle morti da Covid: pochi in rianimazione rispetto al totale

Tra le domande più frequenti legate alla pandemia c’èe sicuramente questa: “Dove e come muoiono i malati di Covid-19?“. Sì, perché dai dati non si evince con certezza che tutti i decessi sono legati a malattie gravi causate dal virus Sars-Cov2, o ad altre patologie.

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In particolare, la maggior parte delle morti non avviene in ospedale: basti pensare alla prima ondata del virus, con le troppe morti in casa, perché il sistema sanitario non era ancora organizzato e i medici non riuscivano a far fronte a tutte le esigenze.

Covid, Crisanti: “Solo 40 morti in terapia intensiva”

Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova, si è posto questa domanda fondamentale e ha provato a dare una spiegazione:

«Una persona rimane in media in terapia intensiva 20 giorni e ha una probabilità di decesso pari al 50%. Questo significa che ogni 20 giorni muoiono 800 persone in terapia intensiva, il che significa che muoiono 40 persone al giorno. Allora, io voglio porre un problema che, a mio avviso, ha anche una componente etica: dove muoiono le altre 260 persone? È una cosa che bisognerebbe dire perché i 300 morti non sono giustificati dai posti occupati in terapia intensiva».

Covid, secondo Crisanti i morti dichiarati sono troppi

Con queste affermazioni – in maniera anche un po’ polemica – il professor Crisanti ha voluto evidenziare come ci sia la possibilità che diverse morti siano state, e continuano, a venire registrate come a causa Covid, anche se non lo sono.

Ad avvalorare quanto detto da Crisanti, c’è la testimonianza di Luca Lorini, direttore del Dipartimento di Emergenza e urgenza e area critica dell’ospedale di Bergamo, che ha affermato:

«Nell’ultima ondata abbiamo avuto in totale 80 malati Covid ricoverati in terapia intensiva. E di tutti questi ricoverati ho nomi, cognomi e varianti: nessuno di questi è stato colpito dalla variante Omicron, ma tutti sono stati contagiati dalla variante Delta. Di questi 80 ricoverati la percentuale dei decessi è stata di circa il 30%, quindi 24-25 persone non ce l’hanno fatta: nessuno di questi era vaccinato».

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