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Il trading si ferma alla borsa di Tokyo, Shanghai chiusa. Bene borsa Usa, da Pelosi e Mnuchin più fiducia in piano anti-COVID

Laura Naka Antonelli
·3 minuti per la lettura

Stop alle contrattazioni della borsa di Tokyo e mercati di Cina, Hong Kong, Corea del Sud e Taiwan chiusi per festività nazionale nella giornata di oggi. Indicazioni scarne dall'azionario dell'Asia-Pacifico, con l'indice MSCI Asia ex-Japan che sale comunque di mezzo punto percentuale circa. Il trading alla borsa di Tokyo si è interrotto per decisione del Tokyo Stock Exchange, che ha disposto lo stop a causa di problemi tecnici al sistema. La borsa di Sidney avanza dell'1,24%. Il gruppo che controlla la borsa di Tokyo ha reso noto di non poter affermare, al momento, quando le contrattazioni potranno riprendere. A sua volta, il governo giapponese ha incaricato la borsa di identificare la causa del problema tecnico, stando a quanto riporta Reuters. Emerse indicazioni dal fronte macroeconomico del Giappone: l'indice relativo al sentiment delle grandi aziende manifatturiere, emerso dal sondaggio trimestrale Tankan stilato dalla Bank of Japan, è salito a -27 punti dai -34 punti precedenti del trimestre terminato a giugno, al di sotto tuttavia dei -23 attesi dal consensus di Reuters. Il miglioramento è stato il primo in undici trimestri, dunque in quasi tre anni. L'indice relativo al sentiment delle grandi aziende non manifatturiere si è attestato invece a -12 punti, in miglioramento rispetto ai -17 del trimestre precedente, anche se peggiore dei -9 punti attesi dal consensus. Reso noto anche l'indice PMI manifatturiero del Giappone di settembre, stilato congiuntamente da Jibun Bank e Markit. Il dato si è attestato a 47,7 punti, confermando la fase di contrazione dell'attività economica giapponese, scatenata dagli effetti della pandemia da coronavirus. Il dato è infatti inferiore alla soglia dei 50 punti (linea di demarcazione tra fase di contrazione - valori al di sotto, per l'appunto - e fase di espansione - valori al di sopra). Allo stesso tempo, segnali di recupero sono confermati dal fatto che il dato è migliorato per il quarto mese consecutivo dal minimo record di 38,4 punti, testato a maggio. Il valore di settembre è inoltre il più alto da febbraio di quest'anno. Sul fronte del forex, l'euro sale dello 0,24% a $1,1749, riportando una performance piatta sulla sterlina (+0,07% a GBP 0,9078) e avanzando dello 0,25% sullo yen, a JPY123,96. Sul franco svizzero,avanza di appena +0,09% a CHF 1,0804. Dollaro-yen inchiodato, con +0,02% a JPY 105,50. Il Dollar Index si attesta a 93,697, continuando a ritracciare dai livelli superiori a 94,2 testati all'inizio della settimana. Ottimismo da Wall Street, con il Dow Jones Industrial Average che è balzato ieri di 329.04 points, (+1,2%), a 27.781,70 punti; lo S&P 500 salito dello 0,8% a 3.363 punti e il Nasdaq Composite avanzato dello 0,7% a 11.167,51. Di nuovo, la Speaker della Camera dei Rappresentanti Usa Nancy Pelosi e il segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin non sono riusciti a trovare un accordo sul nuovo pacchetto di stimoli anti-COVID a cui il Congresso sta lavorando. Ma sia Pelosi che Mnuchin si sono detti più fiduciosi sulla possibilità di arrivare a una intesa e i democratici della Camera hanno rimandato il voto atteso ieri notte sulla loro proposta da $2,2 trilioni, per permettere alle trattative con i repubblicani di proseguire.