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Il valore terapeutico della poesia: un verso al giorno toglie il medico di torno

·2 minuto per la lettura
Photo credit: Sasha - Getty Images
Photo credit: Sasha - Getty Images

"E così andiamo avanti, barche contro la corrente, incessantemente trascinati verso il passato" scriveva il celebre scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald. Quante volte vi è capitato di emozionarvi in un mercatino dell’usato davanti a un libro, un accessorio o un capo di abbigliamento appartenuto a un passato ormai lontano? O di rimettere in ordine una soffitta impolverata e ritrovare un oggetto che riporta alla mente preziosi ricordi e una piacevole nostalgia? In questa rubrica vogliamo parlare dell’irresistibile anima vintage che è presente in ognuno di noi in diverse percentuali. Perché è impossibile cancellare quello che è stato, anche perché a volte serve guardare indietro per trovare l’ispirazione, nella moda, nell’arte, nella musica e nella vita.

La poesia come medicina è solo un’idea “new age” o rispecchia la realtà?

Un articolo pubblicato su un vecchio numero della rivista Scena Illustrata del 1935 mi ha incuriosito. Madame Guillet ipotizza una nuova terapia che “attinge i suoi rimedi alle fonti della letteratura universale” e può essere denominata versoterapia, poemoterapia o eposterapia.

“Data la immensa produzione letteraria e dato che le dosi dovranno essere prescritte con la cura più minuziosa, associando ed alternando talvolta con esatto equilibrio i vari poeti, sorgerà una nuova e veramente ardua specializzazione. La terapia raggiungerà il suo massimo dell’efficacia se il paziente si sforzerà sotto l’impulso…del rimedio a fare a sua volta dei versi. Poiché non di rado l’uomo ignora la facoltà che la natura, benigna madre, concede, beneficeranno, coi nuovi prodotti, la salute e l’arte”.

Arte vs Scienza

Anche ai giorni nostri spesso si sottolinea l’importanza dei metodi alternativi per un recupero più veloce di un corpo malato. La scienza fa la sua parte, ma per trovare l’energia di reagire a una condizione di salute grave e affrontare un percorso ricco di ostacoli e momenti demoralizzanti, si può ricorrere all’arte nelle sue varie forme. Distrarre la mente, coccolare lo spirito e allontanarsi dalla realtà per un istante può far stare bene e dare coraggio per esorcizzare il dolore e migliorare il proprio stato di salute.

“Da tempo immemorabile l’Arte è stata proclamata la grande consolatrice della vita, ma fino ad oggi non erano stati descritti, in modo sistematico, i casi clinici comprovanti questa verità” sostiene Guillet che fornisce poi delle prove del suo pensiero. Riporta il caso di un industriale rovinato dalla crisi economica che con le letture poetiche da lei consigliate comincia a riprendersi, o una donna con disturbi nervosi che con la cura poetica migliora il suo stato nel corso di alcuni anni.

Il poeta-dottore

Versi per curare l’insonnia, la depressione, astenia malinconica. “La signora Guillet ha potuto constatare che le influenze ritmiche dei versi sui nervi variano a seconda della quantità delle sillabe e del cadere della cesura. Il verso alessandrino risulta un regolatore eccellente e talvolta un calmante. I versi di quattro sillabe non hanno sempre le stesse proprietà di contronevrosi. I versi di 5-6-7-8-9 sillabe hanno sfumature la cui applicazione varia a seconda dei casi: in genere essi sono indicati per gli asettici melanconici. Il verso pari giova all’effetto moderatore ed antitermico. Il dispari è più agitante”.

Una classificazione per ogni esigenza, insomma, che inventano la figura del poeta-dottore. Il valore terapeutico della poesia universale è affascinante e curioso, ma c’è ancora molto scetticismo su questa idea, soprattutto da parte di medici e scienziati. Sicuramente i due approcci possono collaborare e convivere, ma senza che uno escludi l’altro.

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