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Il virologo Pregliasco commenta le nuove restrizioni lombarde

·3 minuto per la lettura
Pregliasco lombardia coprifuoco necessario
Pregliasco lombardia coprifuoco necessario

I contagi da Coronavirus in Lombardia sono fuori controllo, un’impennata che ha portato alla decisione di imporre il coprifuoco. In merito, Fabrizio Pregliasco, il noto virologo dell’Università degli Studi di Milano, ha sottolineato: “Ne abbiamo parlato nel Comitato tecnico scientifico della Regione Lombardia venerdì scorso e avevamo già fatto presente al presidente Fontana questa esigenza, in considerazione della situazione che nella regione è esplosiva“. Una misura necessaria ma non sufficiente, soprattutto per Milano che “per densità di popolazione, interscambi lavorativi, i contatti legati alla tipologia abitativa, sicuramente è un malato più grave“.

Pregliasco: “In Lombardia situazione esplosiva”

ll prof. Fabrizio Pregliasco, durante il programma “L’imprenditore e gli altri” su Cusano Italia Tv, spiega nel suo intervento sull’ipotesi di coprifuoco: “Ne abbiamo parlato nel Comitato tecnico scientifico della Regione Lombardia venerdì scorso e avevamo già fatto presente al presidente Fontana questa esigenza, in considerazione della situazione che nella regione è esplosiva. Ancora le terapie intensive sono abbastanza vuote, ma visto questo crescendo ormai esponenziale, bisogna prendere delle iniziative forti, una svolta rispetto ad un dpcm che ha tenuto conto delle doverose mediazioni. Il coprifuoco dalle 23 alle 5, la chiusura dei centri commerciali il sabato e la domenica, sono restrizioni necessarie per evitare che possa accadere in futuro qualcosa di ancora peggiore, anche se mi rendo conto che queste iniziative creeranno dei guai ad una certa quota della filiera di alcune tipologie di attività”.

Fabrizio Pregliasco: “Il 70% dei contagi avviene in famiglia”

Pregliasco prosegue specificando che è impossibile disporre di un manuale guida alla pandemia da Coronavirus e che il governo sta semplicemente cercando di trovare un giusto compromesso tra esigenze economiche ed esigenze sanitarie: “Il lavoro è difficile perché ovviamente le scelte politiche sono un compromesso tra le esigenze sanitarie ed economiche in questo caso. Non c’è un manuale di gestione della pandemia, quindi l’idea di dire: massimo 6 commensali a pranzo e cena è una cosa che non ha una scientificità oggettiva, è un’indicazione di massima perché più si è, più contatti ci sono e più rischi si acquisiscono. Non abbiamo meccanismi che ci possano confermare che soluzioni come la chiusura anticipata dei locali sia utile o invece non peggiori la situazione perché magari tante persone rimangono a bighellonare per strada. La scuola quando è ben condotta è una situazione controllata, il guaio è cosa fanno i ragazzi all’ingresso, all’uscita, nell’assembramento dei trasporti. Non c’è una soluzione scientifica che permetta di fare un equilibrio e quindi le scelte non sono facili e credo che gli ultimi dpcm siano un compromesso tra esigenze sanitarie ed economiche”.

Un compromesso che deve essere supportato dal rispetto del distanziamento, dall’uso della mascherina e dall’igienizzazione frequente di mani e superfici: “In estate troppi messaggi facilitanti hanno fatto pensare alla comunità che l’emergenza fosse alle spalle. Questo virus ha la caratteristica peculiare di determinare malattie banali e proprio per questo riesce ad essere pervasivo, attraverso i soggetti asintomatici. Il 70% dei contagi avviene in famiglia proprio nelle situazioni in cui si abbassa la guardia”. Compromessi che non saranno sufficienti perché “queste iniziative creeranno dei guai ad una certa quota della filiera”, pertanto è necessario un coprifuoco.