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Il voltafaccia di Trump richiama i compratori

Pierluigi Gerbino
·4 minuti per la lettura

La solita tattica da giocatore di poker di Trump, che, quando parla non si capisce mai se sta dicendo quel che pensa veramente oppure quel che vuole solo farti credere, ha nuovamente scombussolato i listini americani.

Erano passate solo poche ore dal clamoroso “stop alle trattative” ordinato ai suoi senatori che negoziavano con i democratici un piano urgente di sostegno all’economia USA, che si è già bevuta i 3.000 miliardi del precedente stanziamento di aprile. Constatato che i mercati non hanno affatto gradito l’idea di ricattare l’America e posticipare gli aiuti al dopo elezioni, ovviamente se gli americani lo avessero rieletto, l’imbarazzante presidente USA ha completamente rivoltato la frittata, proponendo un pacchetto di aiuti mirati ad alcuni settori e un assegno da 1.200 $ alle famiglie. In questo modo forse spera di mettere sulla graticola i democratici poiché, se rifiuteranno, lui avrà buon gioco ad addossare loro le colpe delle “tragiche conseguenze” (parole di Powell) dello stallo. Se invece accetteranno lui si prenderà i meriti elettorali del regalo concesso agli americani.

Al dietro-front di Trump è perciò seguito quello degli indici americani, che sono tornati ieri quasi dove erano arrivati martedì sera, prima della scivolata ribassista seguita al tweet presidenziale.

Il massimo di martedì fu per SP500 quota 3.432, quello di ieri è stato 3.426. Inoltre la chiusura del mercato ieri (3.419, vicina al massimo e con rialzo di +1,74%) è stata la più alta dopo il 4 settembre e dimostra che l’indice potrebbe essere pronto a superare già oggi la resistenza di 3.430 al quinto tentativo, per approdare in area 3.450, dove è situata la successiva resistenza: il 61,8% di Fibonacci di estensione del ritracciamento rispetto al movimento ribassista attuato in settembre.

Dalle vicende di questi giorni potremmo trarre più di una conclusione. Una potrebbe essere che, quando i mercati hanno in testa di andare in una certa direzione, l’impatto delle notizie esogene, come in questo caso sono le dichiarazioni elettorali di Trump, li può distogliere solo momentaneamente dalle loro intenzioni.

La seconda è che forse è più l’andamento di Wall Street ad influenzare le strategie politiche di Trump piuttosto che il contrario. Addirittura ci sono studi che sostengono, non senza solide motivazioni statistiche, che nella storia delle elezioni presidenziali USA l’andamento di Wall Street ha influenzato parecchio addirittura la volontà popolare espressa dal voto. In particolare, uno studio di qualche anno fa ha evidenziato l’altissima correlazione tra l’andamento della borsa nei tre anni che precedono il voto presidenziale e la possibilità di rielezione di un presidente in carica. Lo studio constata che durante oltre due secoli di elezioni quasi sempre l’andamento positivo di Wall Street nei 3 anni prima del voto ha provocato la rielezione per  il secondo mandato del presidente in carica. Invece quasi sempre un andamento negativo della borsa nei 3 anni precedenti il voto ha prodotto la bocciatura popolare del presidente in carica e la vittoria dello sfidante.

Se questa regola venisse rispettata anche stavolta, dato che gli ultimi 3 anni di borsa sono stati molto positivi per Wall Street, Trump dovrebbe vincere con buon margine, anche se per ora i sondaggi attribuiscono ancora 9 punti di vantaggio al suo sfidante silente Biden.

Torniamo all’andamento di breve dei mercati. Ieri purtroppo gli indici europei non hanno saputo approfittare del recupero americano. La stanchezza europea è ben rappresentata dalla precisa immobilità dell’indice Eurostoxx50, che ha compensato alla perfezione qualche mercato azionario dell’Eurozona leggermente positivo e qualche altro leggermente negativo.

Un motivo va cercato nel fatto che comunque le borse europee martedì si erano risparmiate la scivolata, avvenuta fuori orario solo in USA. Ma una seconda ragione va cercata nella cautela degli investitori europei al constatare che il Coronavirus in Europa sembra vivere una seconda giovinezza e si moltiplica alla grande in Francia, Spagna, Gran Bretagna, Olanda e Belgio. Anche nel nostro paese ieri abbiamo avuto un’impennata di 1.000 contagi in più rispetto alle 24 ore precedenti, sebbene in Italia i numeri siano ancora più bassi che in altri paesi e le terapie intensive siano sotto stress solo in poche zone.

Si diffonde tra gli operatori il timore che si avvicinino nuove e più stringenti misure di blocco della circolazione e delle attività economiche in molti paesi europei, oltre alle misure già deliberate finora. In tal caso gli effetti di rallentamento di una ripresa già ambigua dovrebbero farsi sentire. E questo non invoglia a comprare l’azionario, anche se la BCE, per bocca di Madama Cristina, continua a promettere “Whatever it takes” per aiutare l’economia. Ma intanto a Bruxelles i politici non riescono ancora a mettersi d’accordo sul Recovery Fund e diventa sempre più probabile nel migliore dei casi lo slittamento delle prime erogazioni al 2021 inoltrato. 

E’ un peccato che l’Europa non riesca quasi mai ad agganciare gli entusiasmi americani, mentre invece non manca mai di seguire Wall Street quando scende.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online