Ilva: azienda, magistratura valuti conseguenze sociali dei sequestri

(ASCA) - Roma, 24 gen - L'esercizio del potere discrezionale da parte dei Giudici di Taranto ''avrebbe consentito e consente'' la valutazione ''di ogni elemento di opportunita''' del provvedimento di sequestro dei prodotti finiti e semilavorati dell'Ilva tra i quali ''in primo luogo'' ogni ''conseguenza sociale che ne deriva''. E' quanto sottolinea l'azienda in una nota in cui intende avanzare ''alcune precisazioni in merito al comunicato stampa diffuso dal procuratore Franco Sebastio in data odierna''. ''Il Provvedimento di sequestro delle aree a caldo del Gip Patrizia Todisco datato 25 luglio 2012 - ricorda l'Ilva - disponeva l'immediato spegnimento degli impianti di tutte le aree a caldo dello stabilimento. Su questa specifica disposizione il provvedimento e' stato formalmente e sostanzialmente riformato dal Tribunale di Taranto che ha disposto l'utilizzo degli impianti confermando la nomina di due custodi. Ai custodi il giudice ha assegnato in via esclusiva la piena gestione delle aree a caldo, attribuendo ai medesimi ogni potere (anche di spesa) e responsabilita', sotto la supervisione della procura della Repubblica di Taranto che settimanalmente ha sistematicamente ricevuto accurate relazioni in merito''. ''Il Provvedimento di sequestro dei materiali prodotti, finiti e semilavorati, da parte della Magistratura - prosegue l'azienda - ha natura meramente facoltativa cosi' come l'eventuale confisca anche in caso di sussistenza dei reati contestati; l'esercizio del potere discrezionale da parte dei Giudici di Taranto avrebbe consentito e consente quindi la valutazione di ogni elemento di opportunita' dell'emissione del Provvedimento. Andrebbe in primo luogo valutata ogni conseguenza sociale che ne deriva''. Secondo l'Ilva, infine, ''sulle questioni di legittimita' costituzionale proposte si ritiene la manifesta infondatezza posto che la tutela della salute e' costituzionalmente demandata agli organi di Governo, che con la decretazione d'urgenza ne ha tenuto conto, e non alla Magistratura''.

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