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Ilva, Palombella (Uilm): rischio bomba sociale Governo chiarisca

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Roma, 9 dic. (askanews) - "In Italia ci sono centinaia di vertenze che coinvolgono decine di migliaia di lavoratori e famiglie che sono in grave difficoltà e a rischio occupazionale. Le crisi aziendali quando arrivano al Mise si concludono spesso con soluzioni temporanee e che non garantiscono un futuro lavorativo di lungo raggio. Domani ci sarà a Roma una grande manifestazione con i lavoratori di tante aziende in crisi e una grande rappresentanza di quelli dell'ex Ilva. Ci saranno centinaia di lavoratori da Taranto e altri stabilimenti di ArcelorMittal che grideranno il loro sdegno per la propria condizione e richiederanno, ancora una volta, che siano tutelati sia l'ambiente che l'occupazione". Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm durante il suo intervento nel programma "Studio 24" su Rainews24.

"È una situazione paradossale e drammatica - dichiara il leader Uilm - tra la lettera di recessione da parte ArcelorMittal, poi smentita dal Mise e Mef, con la disponibilità a pagare una penale di circa un miliardo di euro, gli incontri saltati tra commissari e Mise, oltre a ipotetici investimenti cinesi, progetti di nazionalizzazione e di nuova Iri, di Cantiere Taranto. Ogni giorno ce n'è una nuova senza che il Governo dia una linea unica e agisca di conseguenza. Tutto questo inasprisce un clima pesante e si continua a gettare benzina sul fuoco su una situazione già esplosiva".

"Dietro alla difficile vicenda dell'ex Ilva - continua - si stanno muovendo interessi contrapposti tra chi vuole difendere ambiente e occupazione e chi vuole la chiusura. Quando si sta per trovare una soluzione, salta sempre fuori qualcosa che rimette in discussione quanto fatto fino a quel momento".

"L'accordo del 6 settembre 2018 - conclude - è l'unico che tutela il risanamento ambientale, garantisce i livelli occupazionali con zero esuberi e la continuità industriale. Ogni trattativa che si aprirà deve ripartire da questo accordo, firmato un anno fa e che ha avuto il consenso del 93% dei lavoratori".