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Ilva, Tria: serve lo scudo penale, ma Cdp non intervenga

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Roma, 20 nov. (askanews) - Per il salvataggio dell'ex Ilva serve lo scudo penale, ma Cdp non intervenga. Sull'Ilva l'Italia si gioca la credibilità all'estero. E' il pensiero dell'ex ministro dell'Economia, Giovanni Tria, che in un'intervista alla Stampa afferma: "Investire in aziende come Ilva non è fra i compiti della Cassa. Cdp non può essere utilizzata per interventi di cui non è sicuro il risultato. Occorre essere molto cauti, c'è in palio il risparmio postale degli italiani".

Secondo Tria "il problema va risolto, ma sarebbe stato meglio evitare di cancellare lo scudo penale. Gli accordi vanno rispettati, da entrambe le parti. Questa sullo scudo è una sceneggiata che si sarebbe dovuta evitare".

"Ho vissuto in prima persona la vicenda della Tav Torino-Lione - ricorda Tria - allora come oggi si è creato un enorme danno reputazionale al Paese. Chi fa investimenti deve avere la certezza che il quadro normativo noncambi".

A proposito delle polemiche sulla riforma del Fondo salva Stati, Tria sostiene che "non c'è stata nessuna firma, tantomeno segreta. È una polemica a dir poco pretestuosa. Il testo è disponibile sul sito della Commissione europea". E quanto all'ipotesi sostenuta da alcuni che la riforma penalizza l'Italia, dice: "Il processo diriforma delFondo è iniziato nel 2011. È stata condotta una lunga trattativa, e certamente quello trovato è un compromesso. Come tale scontenta un pò tutti: l'Italia, ma anche la Francia o la Germania. Si dimentica però di dire che la firma non c'è stata ancora, e che il Parlamento dovrà ratificare il trattato".