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Immigrati, da giovedì a Lecce VII edizione Festival Sabir

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Image from askanews web site
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Roma, 25 ott. (askanews) - "Sabir è quella lingua franca che si parlava fino ai primi del Novecento nei porti del Mediterraneo da marinai e mercanti. Un gergo nato da una mescolanza, oggi si direbbe una 'contaminazione', di lingue diverse come lo spagnolo, l'italiano, il portoghese e altre ancora, che permetteva di avere un linguaggio comune e di poter comunicare". E Sabir è anche il titolo scelto per il Festival che quest'anno si svolgerà a Lecce dal 28 al 30 ottobre e che è giunto alla sua VII edizione. Un appuntamento di dialogo promosso da ARCI insieme a Caritas Italiana, ACLI e CGIL, con la collaborazione di ASGI, Carta di Roma e il patrocinio della RAI, che avrà al centro una riflessione sul ruolo che l'Europa può e deve svolgere nello scenario mondiale sui grandi temi delle migrazioni e dell'accoglienza, anche alla luce del nuovo Patto stipulato tra i governi europei. "Ecco allora che Sabir è - spiega ad Askanews, Filippo Miraglia, vice presidente nazionale dell'Arci - un tentativo di parlare una lingua comune e condivisa guardando per una volta tanto al Mediterraneo, su ogni sua sponda e approdo, e non solo al Nord dell'Europa". "Da molti anni - afferma ancora Miraglia - siamo interessati ad una dimensione unitaria e collettiva delle realtà della società civile coscienti che la questione immigrazione resta una sfida culturale oltre che politica e sociale. Fare cultura significa anche diffondere idee e soprattutto farsi guidare dalla verità e non da calcoli politici o slogan come è stato fatto per il tema dell'immigrazione. Non è un caso che il Festival Sabir è nato all'indomani della strage in mare a largo di Lampedusa del 3 ottobre 2013 con il suo carico di 368 morti. Da allora, la nostra principale tensione resta quella collettiva. Per questo al Festival parteciperanno tante persone provenienti dal Mediterraneo e dall'Europa, anche reti e associazioni oltre che sindacati. Ma il festival è anche un confronto aperto con le istituzioni con il nostro appuntamento che può contare sul patrocinio di realtà come il Comune di Lecce, la Regione Puglia la Rai e l'Unar".

Ultimamente anche il premier Mario Draghi ha parlato della necessità di accogliere e si è schierato contro i "muri europei" invocati da alcuni governi a vocazione sovranista. Soddisfatto da questo esecutivo sul tema migranti? Chiediamo a Miraglia. "Il governo Draghi, dal mio punto di vista, - è la risposta - su questo fronte sta rimanendo fermo nella sostanza rispetto alle politiche passate. C'è da registrare l'operazione più che condivisibile che ha consentito di evacuare quasi 5 mila afghani dopo la presa del potere da parte dei Talebani, ma a parte questa azione specifica, il governo non ha fatto molto di più ed appare alla fine in continuità con quelli precedenti. Ma questo non è da considerare per forza un male vista la situazione data ed il fatto che Salvini e la Lega sono una forza di governo. Potrei citare per tutti, e per noi non in maniera positiva, il fatto che anche questo esecutivo ha, ad esempio, rinnovato gli accordi con la Libia o la Turchia e punta su una esternalizzazione del problema, in linea con il resto d'Europa. Da parte italiana, poi, resta un certo vittimismo sul patto europeo, un orientamento contrario ma senza incidere veramente". Parlare di migranti, accoglienza e Sud non può che riportare alla mente il caso di Mimmo Lucano... "Si è trattato di una condanna inaspettata sia per la gravità delle accuse che per il numero di anni di condanna, che non si danno neppure per un omicidio. La definirei - dice ancora il vice presidente Arci - una condanna esemplare anche se in negativo. Intorno a Lucano, è il mio parere, si sono concentrate una serie di campagne mediatiche, sia in negativo che in positivo, che alla fine hanno attirato quello che si definisce una sorta di 'razzismo istituzionale'. Si è voluto colpire il simbolo di una accoglienza normale che dimostrava come vivere l'immigrazione con altri canoni costituisce una opportunità per le comunità locali, una opportunità di crescita e di sviluppo e non una spesa o, peggio ancora, un problema di sicurezza". Roma, 25 ott. (askanews) - Il Festival Sabir vedrà la presenza di rappresentanti della società civile delle due rive del Mediterraneo e di reti internazionali che arricchirà il dibattito "per la costruzione di una reale alternativa politica, culturale e sociale nel bacino del Mediterraneo, che metta al centro solidarietà, diritti umani e giustizia sociale". L'apertura del Festival, giovedì 28, sarà infatti dedicata alla crisi dell'Afghanistan e alla risposta dell'Italia e dell'Europa, oltre che al tema del diritto alla salute, soprattutto per le popolazioni più marginalizzate, tema particolarmente attuale in tempi di pandemia. Altri temi affrontati saranno la lotta al caporalato e allo sfruttamento lavorativo; le esperienze positive di protezione e inclusione; il diritto d'asilo e l'esternalizzazione delle frontiere; il ruolo dell'informazione nel racconto della migrazione. Saranno presenti rappresentanti delle istituzioni locali, nazionali e internazionali, rappresentanti della società civile, migranti accolti sul territorio pugliese, operatori della comunicazione. Anche quest'anno, dibattiti, incontri internazionali e formazioni si alterneranno ad attività culturali. Gli incontri e i seminari formativi proposti si configurano come attività di sensibilizzazione, di prevenzione e contrasto a fenomeni discriminatori che rappresentano gravi violazioni dei diritti fondamentali. In particolare, il Festival offrirà spazi in cui operatori e operatrici dell'accoglienza, dell'informazione e dell'ampia rete dei servizi dedicati a richiedenti asilo e rifugiati, condivideranno strumenti di lavoro, esperienze e informazioni. Sabato 30 ottobre il Festival si chiuderà con un'assemblea delle reti internazionali dal titolo "Il Patto europeo su migrazione e asilo - strategie di attivazione dalla dimensione locale alla dimensione internazionale", a cura del comitato promotore di Sabir. Saranno riportate le conclusioni dei seminari realizzati nei giorni precedenti, formulando proposte per una nuova politica rivolta a Migranti e richiedenti asilo centrata sui diritti umani universali e su politiche di sviluppo sostenibile. L'obiettivo è scrivere insieme un Patto europeo per l'accoglienza e i diritti tra reti e associazioni di tutta Europa e non solo, da contrapporre alle attuali politiche europee di esternalizzazione e negazione dei diritti.

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