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Imprese: Cgil, impressionanti dati tavoli crisi Mise, in bilico 50mila lavoratori

·3 minuto per la lettura

"Impressionante", per la Cgil, il numero dei tavoli di crisi industriale aperte al Mise e il numero dei lavoratori coinvolti: tra esuberi, licenziamenti e cig risulterebbero infatti in bilico precario oltre 50mila persone. E questo solo secondo un quadro che al momento risulta ancora parziale e che ’Area Industria e Reti della Confederazione sta finendo di ultimare tornando a chiedere precise scelte del governo in materia. "Si tratta di alcune decine di migliaia di lavoratori coinvolti nei tantissimi stati di crisi di aziende che hanno deciso di chiudere battenti, o di delocalizzare di ricorrere alla Cassa Integrazione o di riconvertire in altre produzioni, spiega la Cgil commentando il lungo elenco di trattative, da Acciaierie d'Italia a Whirlpool, da Embraco a Treofan, da Jsw as Abb. Solo nel settore delle Tlc il sindacato stime oltre 16mila lavoratori coinvolti da crisi industriali e 3mila nel distretto calzaturiero .

Ma tra i settori più colpiti anche quelli della Moda, del calzaturiero e della siderurgia, con il peso specifico degli stabilimenti dell’ex Ilva e di Piombino (13 mila lavoratori) il cui destino rimane indefinito per l’assenza di un disegno nazionale della siderurgia che pianifichi anche l’allocazione dei siti. Non se la passano meglio l’Elettrodomestico, per via della non facile competizione con i mercati esteri, l’Automotive, fortemente gravato dalle difficoltà di Stellantis, e per il quale ultimo occorrerebbe un ridisegno complessivo, accompagnato dall’ avvio del passaggio alla transizione ecologica.

Proprio ieri il ministro dello Sviluppo Giorgetti aveva riassunto in 69 i tavoli di crisi in corso al Mise. Numeri questi che la Cgil stima in salita e che non trovano risposte all'altezza della situazione di emergenza come dimostrano, per il sindacato, le recenti norme anti delocalizzazioni. "Il decreto anti delocalizzazioni al varo del Governo in queste ore vede l’istituzione di una procedura che non ha alcun effetto sulle crisi industriali aperte", spiega. Poche fino ad oggi infatti le vertenze che hanno trovato una soluzione, ultima in ordine di apparizione quella di Gkn che proprio oggi ha formalizzato la vendita al gruppo Borgomeo, e l’azienda Elika, che produce cappe da cucina aspiranti, "che grazie agli scioperi delle maestranze ed alle risorse messe a disposizione dal Governo è tornata sui suoi passi riportando in Italia produzioni importanti".

Sono invece "decine e decine le situazioni tuttora aperte e per le quali un soluzione non è ancora a portata di mano”, Silvia Spera, responsabile ‘Aree di crisi industriale complessa’. Quello che serve per la Cgil, "è che il paese si doti di un progetto industriale complessivo dove si individuino anche gli strumenti per salvaguardare il nostro sistema industriale e contemporaneamente si intervenga su innovazione e ricerca per posizionare il nostro sistema industriale in un ruolo di traino e guida europea”. Per questo il sindacato, ribadisce ancora Spera, "chiede che l’immissione di capitali pubblici abbia un segno, che vada cioè in direzione delle scelte industriali oggi necessarie per garantire la giusta transizione energetica, digitale ed ambientale".

L’idea della Cgil, conclude, " è infatti quella di un progetto di politica industriale che, attraverso una forte regia pubblica, indirizzi ed accompagni i processi di riconversione industriale, trasformazione ed innovazione. E che questo sia anche l’obiettivo del Pnrr.

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