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Imprese: fallimenti +44%, ma in calo rispetto al 2019. Commercio è il settore più colpito

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Nei primi nove mesi del 2021 hanno dichiarato fallimento 6.761 imprese, in aumento del 43,6% rispetto allo stesso periodo del 2020, quando si sono registrati 4.709 fallimenti e l’attività dei tribunali era ferma per effetto del Covid. Il dato, tuttavia, resta al di sotto dei livelli pre-pandemia: a confronto con lo stesso periodo del 2019, che aveva visto dichiarare fallimento 8.042 imprese, si nota una diminuzione del 15,9%. Questi dati emergono dall’Analisi Fallimenti aggiornata al 30 settembre e realizzata da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information. “L’accelerazione dei fallimenti in questi primi nove mesi si deve principalmente all’entrata in vigore della moratoria e al rallentamento dell’attività dei tribunali, sospese durante i lockdown dello scorso anno a causa delle misure di contenimento della pandemia”, commenta Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS. “Nonostante la crisi e le difficoltà imposte dall’emergenza Covid-19, il tessuto imprenditoriale del nostro Paese sembra reggere il colpo”. Nel terzo trimestre di quest’anno le aziende che hanno dichiarato fallimento sono state 1.806, il 12,7% in più a confronto con l’analogo periodo del 2020, ma in diminuzione del 22,4% rispetto a quello del 2019 e del 24,8% rispetto secondo trimestre 2021. Le regioni che hanno fatto registrare la maggiore incidenza di fallimenti sul totale delle aziende attive sul territorio regionale sono nell’ordine Lazio, Lombardia, Toscana, Sicilia e Sardegna, mentre quelle con l’incidenza più bassa sono Trentino-Alto Adige, Molise, Friuli – Venezia Giulia e Calabria. Per quanto riguarda i settori, fra gennaio e settembre 2021 è il commercio a far segnare il maggior numero di fallimenti (1.955), seguito dai servizi (1.659), dall’edilizia (1.235) e dall’industria (1.084).

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