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Imprese sostenibili, l’esempio Philip Morris Italia a Future Respect

Image from askanews web site
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Roma, 28 apr. (askanews) - "Essere sostenibili non vuol dire fare di meno, non vuol dire ridurre o guardare al passato. Essere sostenibili vuol dire trovare soluzioni innovative per continuare a mantenere il nostro livello di benessere e possibilmente la nostra crescita senza distruggere il Pianeta o i diritti e la salute delle persone". La premessa di Carlo Alberto Pratesi, docente di Market Innovation all'università Roma Tre è utile per introdurre il discorso sulla trasformazione del tabacco in chiave più sostenibile, che vede come protagonista la multinazionale Philip Morris e la sua consociata italiana. All'argomento è stata dedicata una sessione specifica del congresso 'Future Respect', organizzato a Roma sotto il patrocinio del ministero della Transizione Ecologica, con il confronto tra 28 imprese, 18 enti del terzo settore e molti esperti che hanno proprio nella ricerca della sostenibilità il loro fattorre comune.

Eleonora Santi, direttrice relazioni esterne e comunicazione di Philip Morris Italia racconta alla platea del Forum la scommessa di un'azienda che tutt'oggi commercia tra i più importanti marchi di sigarette al mondo ma che al tempo stesso ha avviato per prima un cambiamento strutturale verso i prodotti senza combustione, di cui è leader globale. "Parliamo - ha esordito - di un'azienda leader dei prodotti del tabacco, e dire prodotti del tabacco fino a ieri significava dire esclusivamente prodotti da fumo. Affrontiamo subito l'elefante nella stanza che c'è sempre quando un'azienda del tabacco parla. Il fumo uccide: sono prodotti dannosi, legali, altamente regolamentati, ma il fumo è tra le principali cause delle malattie che le Nazioni Unite definiscono non trasmissibili".

Fatta questa doverosa premessa Santi racconta la grande trasformazione attraversata da Philip Morris nel primo decennio di questo secolo con l'obiettivo dichiarato, nel 2020 di "sostituire completamente, nel più breve tempo possibile, il consumo del settore dalle sigarette ai nuovi prodotti senza combustione. I numeri - sottolinea - sono la migliore testimonianza dell'impegno e della serietà. Oltre 9 miliardi di dollari spesi per la ricerca e il 98-99% degli investimenti dedicati alla ricerca e sviluppo per offrire ai consumatori e ai fumatori adulti che non smettono di fumare alternative migliori e differenziate prive dell'elemento della combustione"

La rivoluzione alla Philip Morris non riguarda solo il prodotto ma anche quella che Santi definisce una "trasformazione culturale dell'identità aziendale in cui siamo immersi, proprio perchè siamo nella fase trasformativa".

C'è poi un elemento specifico e importante che riguarda l'Italia. La manager di Pmi ricorda alcuni elementi. "Il caso Italia è il nostro fiore all'occhiello nella nostra trasformazione. L'Italia è partita per prima nel lancio dei nuovi prodotti e il primo impianto produttivo al mondo di Philip Morris, e il più grande, dedicato esclusivamente alla produzione di questi nuovi prodotti si trova a Crespellano, alle porte di Bologna, ed è il nostro centro mondiale per l'innovazione dei processi" nella nuova manifattura. Un impegno per l'Italia alo quale si aggiungono un centro servizi inaugurato a Tarando e consistenti investimenti per l'innovazione in agricoltura.

Durante la tavola rotonda è intervenuto anche Alberto Baldazzi, vicedirettore ricerche Eurispes che afferma che il suo istituto, molto attento ai problemi della salute, "guarda con grandissima attenzione a un'azienda come questa, a ciò che questa azienda produce, alle altre aziende che magari stanno venendo dietro, ma anche ad aziende nuove come quelle, forse con il portato tecnologico più ridotto, della sigaretta elettronica che comunque apportano prodotti e device che superano la combustione".

Infine l'intervento di Carla Bruschelli, medico di famiglia e membro della Simg, che, dopo aver ricordato i rischi globali per la salute provocati dalle sigarette, ha sottolineato che l'obiettivo medico è "la interruzione del fumo delle sigarette in sè perchè questo costituisce una somma di eventi che vanno a coinvolgere una serie di organismi". Ma "di fronte a questo - conclude - se io non dovessi avere le capacità le competenze, o non fosse possibile l'abbattimento di questo rischio costituito dal fumo della sigaretta bene, secondo quello che è il postulato Ippocratico, io ho l'obbligo etico di ridurre questo rischio".

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