Imu alla Chiesa, il Consiglio di Stato dice sì

Ieri il Consiglio di Stato ha dato il via libera al regolamento del governo - dopo la bocciatura del 27 settembre scorso - che fissa le nuove modalità per tassare gli immobili degli enti no profit, tra cui i beni della Chiesa che hanno destinazioni commerciali. Il nuovo testo, composto da 7 articoli in tutto, regolerà gli immobili che hanno utilizzazione mista: esentato dall'Imu l'immobile, o la porzione di immobile, adibito ad attività non commerciale. Quando questa separazione non è possibile, si applicherà l'esenzione proporzionalmente all'utilizzazione non commerciale dell'immobile, in base ai nuovi criteri formulati per stabilire queste attività.
Alcuni dei criteri previsti sono però ancora vaghi e necessitano quindi ritocchi e modifiche per adeguare il regolamento alle norme UE, sta di fatto però che dal 1° gennaio 2013 la Chiesa dovrà iniziare a pagare l'imposta municipale sugli immobili, oggetto di tante contese e polemiche.

Tra gli elementi da rivisitare, viene chiesto al governo di definire e uniformare il concetto di "attività economica", troppo eterogeneo e poco affine alle norme europee in merito. Nello specifico, innanzitutto la definizione di "carattere simbolico" delle rette, prevista per le attività culturali, ricreative e sportive, mentre per le attività ricettive e in parte assistenziali-sanitarie vige il criterio dell'importo non superiore alla metà di quello medio previsto per le stesse attività svolte nello stesso ambito territoriale. In altre ancora, invece, come per le attività didattiche, vale il principio della non copertura integrale del costo effettivo del servizio.
Identificare l'attività economica, secondo il Consiglio di Stato, avrebbe lo scopo di "evitare il rischio di una procedura in infrazione avente ad oggetto il nuovo atto normativo". Attenersi dunque alla definizione della giurisprudenza europea, che definisce attività economica qualsiasi attività consistente nell'offrire beni e servizi in un mercato.

In particolare, divergenze tra la norma italiana e quella europea spuntano sulla scuola: mentre l'UE consente al pagamento delle tasse di iscrizione e a contribuire ai costi di gestione, la "retta simbolica" prevista dall'attuale regolamento, che non copre integralmente il costo del servizio, "non sembra compatibile - conclude il Consiglio di Stato –  col carattere non economico dell’attività: tale criterio consente di porre a carico degli utenti (studenti o genitori) anche una percentuale dei costi solo lievemente inferiore a quelli effettivi”.